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    Giraudo: “Moratti pensi al 5 maggio” (C.d.Sport)
    29/09/2005 16.10.00
    «Ogni volta si discute dello scontro Ronaldo-Iuliano, come la storia di Turone Di cosa si lamentano? Perché non parlano dello scudetto buttato tre anni fa?»
    Caro Giraudo, sta preparando i bagagli per la Giamaica?

    «Cambiamo subito discorso, per carità».

    Però una cosa sembra chiarissima: Lapo non vi sopporta.

    «Per me è chiarissima un’altra cosa: non posso immaginare una Juve senza la famiglia Agnelli. Questo conta e basta. Poi ci sono alcuni componenti della famiglia che si esprimono in modo pacato e altri in modo folcloristico. Pazienza».

    A parte le battutacce di Lapo, la triade è comunque in scadenza. Quando fate le valigie? Se lo chiede mezza Italia, quella che non vi ama.

    «Come membri del consiglio di amministrazione, il nostro incarico scadrà nel 2006, come per tutti gli altri consiglieri. Poi ognuno di noi ha un rapporto di lavoro personale con la società, quello di Moggi è a tempo indeterminato, il mio scade sempre nel 2006 e quello di Bettega nel 2007. Come si vede è un discorso prematuro e qualche battuta non cambia la sostanza delle cose. Nei prossimi mesi vedremo, per quanto mi riguarda valuterò cosa fare, intanto continuiamo a vincere».

    In undici anni ben sei scudetti, ma in campo internazionale la Juve ha vinto poco.

    «In parte è vero, ma c’è un motivo. Lo scudetto si vince in 10 mesi, in oltre 30 partite e rappresenta un verdetto inattaccabile, autentico. La Champions invece è un torneo e contano di più le casualità, la fortuna , insomma puoi programmare sin che vuoi, ma poi basta poco perché la Champion svanisca. In ogni caso, a livello internazionale pochi club, due o tre, hanno vinto più della Juve. Se poi consideriamo che noi vinciamo rispettando i bilanci e senza l’aiuto di un mecenate, credo che il risultato complessivo sia strepitoso ».

    Negli ultimi anni anche la Juve ha presentato i conti in rosso.

    «Questo è il dodicesimo anno della nostra gestione e la strategia è stata chiara. All’inizio abbiamo ceduto molti giocatori importanti ad un prezzo superiore a quello che avevamo pagato, creando plusvalenze vere, non fittizie. Penso a Zidane, Vieri, Baggio, Peruzzi e così via. Li abbiamo però sostituiti sempre con giocatori altrettanto bravi e pagati molto meno. Questo è un rischio, basta sbagliare delle scelte perché il livello tecnico della squadra scenda di colpo. Noi invece l’abbiamo tenuto sempre molto alto. Dopo la Bosman, siamo stati costretti a cambiare strategia, sparito il capitale giocatori, abbiamo investito nelle proprietà immobiliari e adesso stiamo raccogliendo i frutti, il bilancio è di nuovo sano».

    A proposito di battute, non le sembra che quella di domenica sera sia stata un po’ infelice? Proprio voi parlate di arbitri?

    «Piano, eravamo davanti ad una bottiglia di barolo e l’atmosfera era molto serena, come dovrebbe essere sempre. Facchetti è un signore, oltre che un amico e gli ho ricordato che avevano battuto la Fiorentina con un gol in fuorigioco, così tanto per scherzare».

    Ma la Juve non può lamentarsi degli arbitri, c’è un limite a tutto.

    «Intanto nella Supercoppa hanno vinto perché a Trezeguet è stato annullato un gol regolarissimo. Comunque con Facchetti abbiamo scambiato due battute in allegria, non mi è piaciuta invece la dichiarazione di Moratti del giorno dopo. Quella no, non mi sta bene e mi fermo qui».

    Forse l’Inter ha un nervo scoperto.

    «Questa è come la storia di Turone con la Roma. Ad ogni occasione tirano in ballo il fallo di Iuliano su Ronaldo. Anche se Ceccarini avesse concesso il rigore e l’Inter l’avesse segnato, sarebbe finita 1-1. Noi avevamo un punto in più dell’Inter e poi abbiamo vinto lo scudetto di tre o quattro punti, se non sbaglio. Di che si lamentano ancora? Perché non parlano del 5 maggio, quando hanno perso all’Olimpico e ci hanno regalato uno scudetto nel quale noi non credevamo più? Pensino al 5 maggio, non al fallo di Iuliano».

    Però è convinzione diffusa che gli arbitri alla Juve riservino un trattamento particolare. Forse per questo vincete molto in Italia e poco all’estero.

    «Nel calcio i luoghi comuni si sprecano, questo è uno dei più diffusi e falsi. Quando sono arrivato io, la Juve non vinceva lo scudetto da dieci anni e il presidente era Boniperti, non uno qualsiasi. Noi abbiamo vinto perché siamo bravi e abbiamo gestito la società con competenza e magari con fortuna. Gli arbitri che c’entrano?».

    La triade ha funzionato in questi 12 anni, però avete preso uno scivolone tremendo sul doping.

    «Tra un mese ci sarà l’appello e vedremo come finirà. Comunque la Juve e il sottoscritto sono stati assolti, è stato condannato solo il medico e sulla base di una teoria sostenuta dall’ultrà romanista D’Onofrio».

    Non è elegante. Pensa davvero che un illustre professore si metta a fare un dispetto alla Juve?

    «E’ un illustre sconosciuto, d’accordo, il perito nominato dal tribunale, ma noi rispetto ai protocolli del Cio e della Wada non abbiamo commesso nulla, mentre il professor D’Onofrio sulla base di alcune oscillazioni rilevate negli esami di due o tre giocatori, ci accusa di epo. E non conta che in 500 controlli effettuati sulla Juve non sia mai emerso mai nulla . E non conta nemmeno che nei vari blitz non sia stata trovata traccia di epo. E come mai nessuno, tra dipendenti, giocatori a fine carriera o andati via dalla Juve, nessuno, dico nessuno, abbia rivelato l’esistenza di epo o di altre pratiche illecite?».

    Però l’abuso di farmaci è dimostrato, acclarato al di là di qualsiasi sentenza o appello.

    «E’ vero, ma lo facevano tutti. Noi abbiamo raccolto i dati di una intera stagione e abbiamo scoperto non solo che tutte le società facevano un uso eccessivo di farmaci, ma che la Juve è tra quelle che ne usavano meno, diciamo che era a metà classifica. Come sapete, ogni società all’esame antidoping deve dichiarare se qualche suo tesserato ha preso in settimana dei medicinali: bene, raccogliendo quei dati, abbiamo visto che metà serie A prendeva più farmaci di noi».

    E lei trova giusto che il dottor Agricola, condannato per uso di epo, stia ancora al suo posto? Non le sembra un gesto di un’arroganza insopportabile?

    «Può darsi che a furia di dircelo, siamo diventati per davvero arroganti. Ma non in questo caso. Agricola si è autodenunciato alla Procura Antidoping del Coni ed è stato assolto. Ora si pronuncerà la Disciplinare, ma sono sicuro che in appello, tra un mese, Agricola sarà assolto».

    E nel frattempo avrebbe dovuto avvertire l’opportunità di farsi da parte.

    «Noi lo stimiamo, è un medico competente e scrupoloso e mentre tutti l’hanno crocifisso, senza aspettare, noi lo difenderemo sino in fondo».

    Non vi siete stancati di vincere? La gente non ne può più di Milan e Juve.

    «Non è un’anomalia italiana, in Spagna ci sono Real e Barcellona, in Germania il Bayern e basta, in Inghilterra il Manchester, ora il Chelsea e poi l’Arsenal. Anzi, solo in Italia per alcuni anni abbiamo avuto le sette sorelle».

    Che poi sono andate gambe all’aria.

    «Sì, ma non per colpa del calcio. Tanzi è stato travolto dalla Parmalat, Cragnotti dalla Cirio e Cecchi Gori dalle sue società. Anche Sensi, se vogliamo ha avuto problemi estranei al calcio».

    Ma non crede che il sistema in italia sia squilibrato? Che i diritti televisivi vadano negoziati con una trattativa collettiva? Non pensa che serva una redistribuzione più equa delle risorse?

    «Bisogna fare due discorsi distinti. Il principio di mutualità è giusto e in nessun paese è così forte come da noi. Però va rivisto. Io credo che si possano recuperare molte risorse evitando sprechi per sostenere gli altri campionati, ma a patto che ad ogni campionato si dia una missione, un obiettivo e dunque che non si faccia dell’assistenzialismo inutile. No do soldi alla società di B che paga stipendi da serie A e non do soldi alla C se questa non svolge una funzione precisa, per esempio, a sostegno dei giovani. Il sistema va ristudiato e credo che ci siano le risorse per aiutare gli altri campionati. Per quanto riguarda i diritti televisivi , bisogna privilegiare il metodo che consenta di ricavare il più possibile. Poi si può adottare per esempio il modello inglese, adeguandolo al nostro sistema. Ma il primo obiettivo resta quello di ottimizzare le entrate».
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    Originally posted by RECO
    L'unico non fastidioso è Lapo:cool:


    Vi piace eh? L'unico che nn ci capisce niente!
    ...è la natura dell'uomo che spinge a odiare chi sta bene quando è lui a star male...

    [img]http://gif-animate.per-il-mio-sito.com/bandiere_italiane/bandiera-

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