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    L'ex allenatore del Milan ora dirigente al Real Madrid ha le idee chiare: "I bianconeri sono una macchina solida e compatta, concede pochissimo"
    Arrigo Sacchi, 59 anni, ex tecnico Milan. ReuterMILANO, 28 ottobre 2005 - «Arrigo sei sempre uno dei nostri», gli urla un tifoso milanista davanti all’ingresso del Palazzo dei Giureconsulti. Piazza Mercanti, dietro il Duomo, all’ora dell’aperitivo è un salottino affollato di gente elegante che va di fretta, ma basta l’inatteso passaggio di un protagonista del primo grande Milan di Berlusconi per creare un clima da stadio. «Grazie — risponde Sacchi — ma adesso io sono con questi signori». E con la mano indica Gento e Butragueño, le icone del Madrid che lo accompagnano alla presentazione del film «Real, la pelicula».
    Ma anche se lui adesso è «director de futbol», in fondo al cuore è rimasto un vecchio rossonero, non pentito. E così Milan-Juve di domani torna a essere la sua partita, come ai tempi in cui gli scudetti non finivano mai a Torino. «Spero che vinca il migliore — dice Sacchi — e spero che il migliore sia il Milan, perché io sarò sempre riconoscente a questa società».
    — Qual è il ricordo più bello che le viene in mente, quando pensa alle sfide con la Juve?
    «Quello legato alla mia prima sfida contro la Juve, nel vecchio Comunale. Ricordo che il giorno della partita l'avvocato Agnelli ospitò a pranzo Berlusconi e gli chiese a che ora poteva venire a salutare la nostra squadra negli spogliatoi. Io feci sapere che saremmo stati pronti per riceverlo un'ora e mezza prima dell'inizio, ma siccome temevo che la personalità di Agnelli potesse allentare la tensione di qualche giocatore, prima che arrivasse mandai la squadra a fare il riscaldamento e così Agnelli trovò soltanto me e Berlusconi. Ricordo che ci disse: "Sapevo che eravate forti e per questo soltanto voi due potete rovinare la squadra". Ci facemmo una bella risata e poi in campo vincemmo 1-0 con gol di Gullit. E Baresi alla fine non ci voleva credere, perché il Milan non vinceva da 17 anni a Torino e lui aveva quasi sempre perso. Quella volta Berlusconi diede a tutti un premio partita e fu davvero un'eccezione perché proprio lui aveva abolito i premi partita».
    — Il ricordo più brutto, invece, qual è?
    «L'ultimo, quando perdemmo 6-1 a San Siro, l'anno in cui tornai al Milan al posto di Tabarez. Quella sera fummo travolti, perché alcuni giocatori si erano imborghesiti e così finì un ciclo».
    — Lei ricorda spesso un altro risultato clamoroso...
    «In effetti la partita più spettacolare fu quella che giocammo prima di andare a Brema, per una trasferta di coppa dei Campioni nel 1989. Avevo raccomandato alla squadra di partire piano, per non bruciare troppe energie, ma i giocatori non mi ascoltarono e fecero il contrario. Vincemmo 4-0 con due gol di Mannari, uno di testa tra Favero e Brio».
    — Chi era il più grande di quella Juve?
    «Per la verità erano tutti bravi, ma piccoli, a parte Rush. Ricordo Baggio, Schillaci, Rui Barros, Corini. E infatti un giorno Montezemolo, dopo essere stato nel nostro spogliatoio, ci disse: "Ma voi siete troppo alti, noi non possiamo essere competitivi"».
    — Passando al presente, come vede la grande sfida di domani?
    «Il cuore dice Milan, ma la testa dice Juve. Mi spiego meglio: la Juve è una macchina, solida e compatta, che concede pochissimo, può piacere o non piacere, ma è così».
    — E a lei piace?
    «Non ha importanza se piace a me, l'importante è che piaccia ai suoi tifosi».
    — Da quello che lascia capire le piace di più il Milan, è così?
    «Il Milan è una squadra diversa, che gioca un calcio prevalentemente tecnico. L'ideale, quindi, sarebbe avere una "mezcla" come si dice in Spagna, una miscela cioè, mescolando queste caratteristiche delle due squadre, per avere davvero uno squadrone perfetto».
    — Chi vince domani?
    «Se si gioca una gara normale vince la Juve, perché nella normalità la Juve è superiore a tutti. Il Milan, quindi, deve giocare una grande partita per vincere e lo può fare, perché le qualità non gli mancano. Il problema sono i suoi alti e bassi, tipici di chi cerca sempre il gioco. Così si spiegano i black out di La Coruña e Istanbul. Un'altra squadra probabilmente non avrebbe mai giocato quello splendido primo tempo con il Liverpool, ma in compenso non si sarebbe poi fatta raggiungere».
    — Il Milan ha ritrovato il miglior Gilardino che lei conosce bene: può essere lui l'uomo decisivo?
    «Dico soltanto che Gilardino è un campione e i campioni non possono essere riserve. Ma anche la Juve ha tanti campioni, specie in mezzo al campo perché in quel settore Emerson e Vieira sono la coppia più forte del mondo».
    — Lei che ha avuto Van Basten trova dei punti di contatto tra lui e Ibrahimovic?
    «Ibra mi piace moltissimo, ha tecnica e qualità, ma Van Basten segnava di più».
    — Che effetto le fa vedere ancora in campo Maldini e Costacurta?
    «Sono sempre stati due grandi giocatori e quindi non mi sorprendono.Penso che Costacurta prima di ritirarsi batterà un record: riuscire a finire una partita senza correre».
    — In Spagna il quotidiano «As» ha scritto che Maldini merita il Pallone d'Oro: è d'accordo?
    «D'accordissimo. Paolo lo merita da tanti anni, ma quest'anno ancora di più e non soltanto per la sua lunga e gloriosa carriera»
    — Se domani vince la Juve, il campionato è chiuso?
    «No, perché siamo soltanto al girone d'andata, ma sulla corsa lunga la Juve è sempre la più forte di tutti».
    — Chi le piacerebbe affrontare con il Real Madrid: il Milan o la Juve?
    «Per adesso dobbiamo pensare a lavorare, perché dopo la sconfitta di La Coruña non siamo competitivi. Se tutti danno il massimo, cercando la vittoria con maggiore convinzione, possiamo ritornare in corsa in Spagna e in Europa, perché come ha detto Raul il principale rivale del Madrid è proprio il Madrid. E allora dobbiamo stare molto attenti perché rischiamo di non vincere nulla, se continuiamo a vivere di ricordi del passato».
    — E allora è pronto a sedersi in panchina al posto di Luxemburgo?
    «Luxemburgo gode la piena fiducia del presidente e quindi non si può neppure pensare a questa ipotesi».
    — Eppure già si parla di un futuro arrivo di Ancelotti a Madrid...
    «Carlo è molto stimato a Madrid, ma sta benissimo qui. E dopo tutto quello che ha vinto, non deve più dimostrare niente a nessuno».
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  Sacchi: "Ecco perché dico Juve"

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