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    La lezione degli indios
    di...GIANNI MINA:mumble:


    Il fatto che George W. Bush, presidente degli Stati uniti, e Alfredo Palacio, «facente funzione» di presidente dell'Ecuador, abbiano deciso di soprassedere alla firma dell'Alca - il possibile trattato di libero commercio che il governo di Washington vuole imporre a tutti i costi alle nazioni latinoamericane -, è un segnale che potrebbe suggerire tante cose all'Italia, all'Europa e al mondo.

    Perché non è un segnale solitario e inoltre evidenzia una rivoluzione nei rapporti fra umanità povera e potenti. Dallo stesso continente infatti è arrivata tre giorni fa la notizia che le multinazionali Bechtel (tanto cara a Dick Cheney, vicepresidente Usa) e l'italiana Edison hanno chiesto una pausa di riflessione, dopo che cinicamente erano ricorse a un tribunale speciale della Banca mondiale, chiedendo 25 milioni di dollari alla povera Bolivia per la mancata privatizzazione dell'acqua a Cochabamba. La resistenza, cinque anni fa, dei movimenti indigeni a quella alienazione insensata di un bene comune, decisa dall'allora presidente Sanchez de Lozada in favore delle due multinazionali, era costata ai discendenti degli aymara e dei quechua morti e feriti, ma era stato il primo passo di un cambiamento in atto in Bolivia e nel continente, che ha portato, nel 2003, alla cacciata di Sanchez de Lozada, detto Goni, costretto a riparare a Miami, quando aveva tentato la stessa operazione con la svendita del gas naturale a un consorzio di multinazionali e aveva autorizzato, per attuarla, una feroce repressione. Questo vento di riscatto aveva costretto alla fuga, pochi mesi fa, anche Lucho Gutierrez, il presidente dell'Ecuador, che era stato eletto con i voti delle organizzazioni indigene di base, poi subito tradite e che si stava apprestando a firmare quel Tlc col grande vicino del nord, vissuto dalle popolazioni indigene come l'ennesimo atto di colonizzazione e il definitivo attentato alle loro possibilità di sopravvivenza. Il successore di Gutierrez, l'ex vicepresidente Alfredo Palacio, entrato in carica a aprile per governare l'emergenza, non aveva saputo però, come i suoi quattro predecessori in otto anni (Bucaram, Mahuad, Noboa e lo stesso Gutierrez), resistere alle pressioni del governo di Washington, dove era andato in pellegrinaggio all'inizio di questa settimana. Ma il pericolo accertato di un levantamiento, di una sollevazione in massa delle popolazioni autoctone del suo paese, ha convinto Bush prima di lui a soprassedere dalla firma di un trattato tanto scellerato, come hanno dimostrato i fallimenti via via del Nafta, del Plan Colombia, del Plan Puebla-Panama eccetera

    C'è un'arroganza senza fine in questi tentativi degli Stati uniti (e di altre potenze occidentali che ostentano una immagine più rispettosa dei diritti umani dei paesi del sud del mondo), nel riproporre ricette economiche che hanno già disastrato centinaia di nazioni. È abbastanza incredibile però che siano i movimenti indigeni e non i partiti di sinistra, a segnalare che si può resistere, che si possono bloccare queste politiche nefaste. Aver costretto sulla difensiva non solo alcune multinazionali, ma lo stesso governo degli Stati uniti, non rappresenta infatti solo uno schiaffo alle dottrine di Paul Wolfowitz, il cinico neopresidente della Banca mondiale, ma anche l'evidenza dell'impossibilità di mantenere «l'ordine imperiale» affidandosi solo alle guerre e alle repressioni.

    Forse i maya, che questa esperienza di resistenza hanno fatto per primi in Chiapas, e poi gli aymara, i quechua, gli yanomami del Brasile, o i mapuche (considerati addirittura terroristi dalla giustizia cilena), trasmettono all'Occidente questo messaggio di orgoglio e di dignità perché non hanno più nulla da perdere e per questo la loro determinazione consiglia prudenza a quel potere che non è abituato al rispetto degli altri. Non è un caso che queste popolazioni indigene abbiano cominciato a parlare non solo dei loro debiti, ma dei crediti che dovrebbero esigere per l'annientamento subito.

    Chi da noi troppo spesso straparla di economia e perfino le anime candide che si battono per la cancellazione dei debiti del sud del mondo verso il nord, sanno per esempio che è stato calcolato da esperti in 720 milioni di dollari il debito ecologico che la sola Texaco (multinazionale del petrolio) ha con l'Ecuador dopo il saccheggio degli ultimi trent'anni, cioè dieci volte più del debito estero di quel paese?

    Arriva veramente un vento nuovo dall'America latina, un vento di dignità e di capacità di resistere. Mercoledì scorso, grazie allo sforzo dell'Assessorato all'ambiente della regione Lazio, di Latinoamerica e dell'associazione A Sud, i protagonisti di queste battaglie di vita latinoamericane, ce lo hanno raccontato alla Sapienza. Ma non era un argomento da «Porta a porta» e così c'era solo il manifesto a intercettare segnali che già oggi sono indiscutibile attualità politica, anche se per ora sfuggono alla nostra sinistra e alla nostra informazione.:cool:

  Cose dall'altro mondo

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