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    Sta fuori da 50 giorni, è in rotta ocn i tifosi: il brasiliano pare ormai arrivato al divorzio. In campionato solo 8 presenze, e l'aumento preteso ora è stoppato

    ROMA, 6 gennaio 2006 - Se volessimo sorridere, si potrebbe dire che Alessandro Amantino — in arte pedatoria Mancini — ha preferito non rischiare di fare uno sgarbo alle sue radici. Già, perché la sua bisnonna Genoveffa — l’aggancio "comunitario" — era proprio originaria di Treviso, ovvero la città in cui tra due giorni la Roma andrà in scena per riprendere a sognare. In realtà, però, l’esterno brasiliano pare incagliato in un incubo.

    Domenica prossima — esattamente a 50 giorni dallo stiramento al polpaccio destro rimediato il 19 novembre nel riscaldamento prima di Roma-Juve — Mancini non sarà ancora a disposizione di Spalletti. Il suo score? Solo 8 presenze in campionato (e 2 gol). Un mistero, tanto più fitto se si pensa che in realtà durante questo periodo un’apparizione è stata fatta. Era il 14 dicembre e Mancini sgambettò per gli ultimi 6’ del match contro il Basilea: quanto bastava per attirarsi i fischi della Curva Sud. Ma perché? Perché da mesi — cioè dal 30 agosto — il brasiliano ha smesso di essere un beniamino dei tifosi. Da quando, cioè, compì un chiacchierato blitz a Milano nell’hotel che ospitava il suo manager Gilmar Veloz e la triade bianconera, che aveva presentato un’offerta di 6 milioni per riportarlo da Capello: 6 milioni.

    L’affare saltò, ma la volontà di Mancini di cambiare aria apparve chiara, tanto più che il legame strettissimo con Cassano pareva allontanarlo dalla Roma. Non solo. L’esterno ha in ballo anche una richiesta di aumento d’ingaggio (1,3 milioni l’anno), dopo che il rinnovo contrattuale (fino al 2009) operato nell’ottobre 2004 aveva portato ad un frattura col suo (ex) procuratore Alemao, accusato di non avergli fatto guadagnare di più (e fra i due c’è una causa in corso). Quale futuro attende adesso Mancini? Non facile. Lo staff medico della Roma dice che il giocatore è guarito, ma il brasiliano continua ad accusare dolore, senza contare che dalle feste si è presentato un po’ sovrappeso, tant’è che ieri si è allenato da solo anche nel pomeriggio.

    Certo, la recentissima morte del padre (adottivo) per lui è stato un trauma, ma lo stesso Spalletti ha fatto capire che il ragazzo è turbato anche dalle voci di mercato, che lo vogliono in partenza a giugno. Con la Juve sempre in prima fila ad accoglierlo. Una cosa è certa. La frattura con la tifoseria si può ricomporre soltanto giocando. Tra l’altro, da esterno titolare (per due partite) del Brasile vincitore della coppa America 2004, Mancini è scivolato nel dimenticatoio della Seleçao e la sua candidatura per il Mondiale è al momento improponibile. Proprio come l’aumento d’ingaggio che si doveva discutere a gennaio. Anche perché nella Roma i problemi finanziari non mancano.

    Ieri, infatti, è scaduto il termine per il pagamento dei 7 milioni all’Auxerre che chiude il caso Mexes. Non è avvenuto, ma non è scattata la messa in mora (5% l’anno), perché gli avvocati dei due club sperano di trovare entro 4-5 giorni un accordo-quadro che consenta ai giallorossi di rateizzare e ai francesi di incassare ulteriori proventi da un paio di amichevoli. E se il difensore, dopo tanti problemi, ora è entrato nel cuore dei tifosi ("se tornassi indietro sceglierei sempre la Roma"), adesso è il momento che Mancini segua le sue orme. Altrimenti — nonostante la stima di Spalletti — una (ben remunerata) cessione sarà inevitabile.

    Massimo Cecchini

  Mancini-Roma agli sgoccioli

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