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    Intervista esclusiva ad Ale. "La Juve vince, io segno: tutti contenti, ma ho obiettivi più grandi. Fino a giugno resto qui, poi vedo: l'Inghilterra è il sapore del calcio"
    Alex Del Piero, 31 anni, 185 gol con la JuventusTORINO, 13 gennaio 2006 - Alessandro Del Piero ha ricevuto una telefonata di complimenti da Lapo Elkann e ripensa quando l’Avvocato lo battezzò Pinturicchio dicendogli: "Sei un giovane pittore poco conosciuto, impegnati a fare capolavori degni di Raffaello". Ale ne ha pitturati 185, splendidi. Martedì, dopo il numero 183, che lo rendeva capocannoniere della storia bianconera, Ale Del Piero avrebbe potuto puntare il dito contro l’allenatore che lo fa giocare poco. Altri l’hanno fatto. Invece ha rivolto il dito e un sorriso sereno verso il cielo dove abita suo padre Gino, che anni fa puntava i fari dell’auto verso il campetto di San Vendemiano per consentire al figlio di giocare anche al buio.
    E’ a questa serenità, a questa forza morale che bisogna ricorrere se si cerca il segreto di quei 185 palloni. Pinturicchio non ha disperso energia cattiva, ha avuto fede in stesso, ha amato la sua maglia e ha banalmente fatto il massimo ogni volta che gli hanno chiesto di onorala. La gente (non solo juventina) lo ama per questo. Oggi Alessandro Del Piero è un uomo solido, realizzato. Pensa al Mondiale che gli consentirebbe di coronare una carriera già sontuosa, parla del figlio che un domani arriverà, lascia intravedere il bivio che lo aspetta: legarsi in eterno alla Juve o evitare che le ultimi immagini del suo film spettacolare siano quelle di un panchinaro? Del Piero vuole giocare ancora a lungo. Consegnarsi in esclusiva al popolo della Signora o soddisfare la curiosità di un’esperienza all’estero? Ale ammira l’Inghilterra, "dove - dice - il calcio ha un sapore più buono". Ma apprezza anche la Spagna. Si vedrà. Il bivio è a giugno. Fino a fine stagione Del Piero è tutto juventino anima e corpo e la aiuterà a vincere tutto. E’ la leggenda che è appena andata oltre la leggenda Giampiero Boniperti.
    - Del Piero, da dove comincia il suo Boniperti?
    "La mattina di un Udinese-Juve. Io giocavo nel Padova. Boniperti mi convocò nell’albergo della Juve per conoscermi. Mi disse: "Tagliati i capelli". Il suo marchio di fabbrica".
    - L’ha sentito in queste ore?
    "Prima di Natale. Per gli auguri. Dopo Fiorentina-Juve mi ha chiamato suo figlio per farmi i complimenti".
    - 19 settembre 1993: Reggiana-Juve 0-4. Il primo dei 185.
    "Anche quello di sinistro, come il primo alla Fiorentina che mi ha dato il record. La settimana precedente avevo esordito a Foggia, ma il primo gol in A su passaggio dell’amico Di Livio, nel mio stadio, un minuto dopo l’ingresso dalla panchina è stata un’altra emozione. Mi passò davanti agli occhi tutta la mia vita. Era l’anniversario del matrimonio dei miei, per questo ricordo la data. Di solito le dimentico".
    - Ai gol si vuole bene come ai figli?
    "Sì, a tutti. Anche perché senza i meno importanti non sarei arrivato a 185. Poi, ovvio, ci sono quelli che ricordi di più".
    - Nè gol mondiale di Tokio, nè perle di tacco. Le ricordiamo il numero 94. Bari-Juve 0-1, 18 febbraio 2001.
    "Ha ragione. E’ stato uno dei gol che ho vissuto più intensamente. Era appena morto mio padre, venivo da un periodo difficile. Segnai nel finale. Urlai di gioia, dolore, urlai per liberarmi. Tecnicamente, poi, fu anche bel gol".
    - Martedì, dopo il primo gol, ha sollevato le braccia e gli occhi al cielo. Cercava suo padre Gino?
    "Un gesto istintivo, ma era rivolto anche a lui. E a quell’ambiente che sta sopra di noi e che mi ha dato tanto".
    - Nessun dito puntato alla panchina. Il solito sorriso sereno di tutta una carriera. Quanto è stato difficile conservarlo nei momenti più duri?
    "Un giorno è più difficile, un giorno meno. Anche a me viene voglia di mandare a quel paese qualcuno. Non sono un santo. Ma ho sempre cercato di riflettere e di proteggere il mio ambiente di lavoro. Me lo sono imposto: non dare appigli a polemiche che possano fare male alla squadra. Poi all’interno magari si litiga, non ci si parla, si discute, ci si parla ancora".
    - Moggi ha detto: "Del Piero gioca e segna. Lo gestiamo nel modo migliore". E’ il modo migliore anche per lei?
    "La situazione sta andando bene a tutti. La Juventus vince, io segno e gioco bene. Non smentisco Moggi, ma pur essendo contento delle mie scelte, spero di giocare di più. I miei obiettivi sono più grandi".
    - Quest’estate al ritiro di Salice lei disse: "La stagione scorsa ho accettato tutto. Quest’anno sarò diverso". Lo è?
    "Sotto molti punti di vista, sì. Sono migliorate molte cose attorno a me".
    - Un esempio.
    "Non entro nei particolari".
    - A Salice disse anche: "Ho imparato a conoscere meglio Capello. La tournée in Giappone ha migliorato rapporto". Ha registrato passi indietro?
    "No. Confermo: il rapporto è migliorato perché ci conosciamo di più. Vale anche per i miei compagni. Non vuole dire condividere tutto. Ma ora sappiamo come comunicare e andiamo d’accordo".
    - A Salice confessò pure: "Mi resta la curiosità di saper come mi sarei trovato all’estero". Le è passata?
    "No. La curiosità resta. In Inghilterra c’è il sapore del calcio più buono. La Spagna è affascinante per i campioni e per la tecnica. A giugno presi una decisione. E io quando prendo un decisione non la metto più in discussione".
    - Capello ha spiegato: "Ho inserito Del Piero a Palermo perché so che può fare cose decisive". Perché allora non inserirlo prima?
    "Non giudico le scelte. Resto sereno per dare il massimo".
    - Boban, sulla Gazzetta, ha accusato Capello di mancanza di rispetto. Ma poi ha aggiunto: "Anche Del Piero è grande, abbia rispetto del suo passato e di chi lo ama". In altre parole: deve giocare, o alla Juve o altrove.
    "Ho letto. Mi è piaciuto ciò che ha scritto Boban. E’ un concetto intenso e confesso di averlo considerato quando ho fatto le mie scelte. Non è facile per me pensare a un futuro lontano da Torino perché mi sento partecipe in tutto e per tutto di ciò che è la Juve. Sono nato juventino. Comunque non è il momento di parlarne. Fino a giugno resto alla Juve. Poi considereremo la situazione".
    - Giocherebbe in un altra squadra italiana?
    "Mai".
    - C’è il Barcellona di Ronaldinho e Messi, il Real di Ronaldo e Zidane e la Juve della Triade e di Capello. Non siete gelosi voi giocatori?
    "L’organizzazione societaria è un punto di forza della Juve. Le vittorie però si ottengono in campo".
    - Hanno quasi più mercato di voi: la Triade di qua, Capello di là...
    "In spogliatoio nessuno ha la sensazione che stiano per cambiare le cose. Pensiamo a vincere a lungo. Insieme".
    - Fa così paura un futuro senza Triade? Si sentirebbe meno protetto?
    "Mi sentirei diverso, perché, a parte il primo anno, ho sempre lavorato con loro. C’è il vantaggio di un grande affiatamento. In caso di cambio ci sarebbe la carica di nuovi stimoli".
    - Cassano, Totti. Ci vuole coraggio a partire o restare?
    "Quella di Totti è la scelta di un grande campione che ricambia l’affetto dei suoi tifosi. Il Real Madrid per Cassano è una grande occasione. Non direi che si rimette in gioco o che serve coraggio, visti l’età e i problemi che aveva a Roma. Io semmai mi rimetterei in gioco se andassi via dalla Juve. E si rimette in gioco Vieri con coraggio perché si considerano poco gli italiani all’estero. Un errore. Gente come Vialli e Zola hanno lasciato un segno importante".
    - Cassano più forte di Totti, dice Zidane.
    "Sono giudizi che si danno a fine carriera. Totti ha fatto talmente tanto più di Cassano. Ma Antonio è giovane".
    - Cassano, Vieri, Del Piero: vi ritroverete al Mondiale?
    "Credo di sì. E’ l’ultima cosa che mi manca: un successo con la Nazionale".
    - Pesano ancora i gol sbagliati nella finale di Euro 2000?
    "Pesa di più il rimpianto per l’infortunio che poi mi frenò nel Mondiale ’98, dopo una grande stagione. In Olanda feci quel che potevo. E sui miei gol sbagliati si campò a lungo per farmi colpevole unico. Non è stato bello".
    - Brasile favorito?
    "Diciamo che è più facile che vinca il Brasile che altre squadre".
    - Ronaldinho sorriderebbe così in Italia?
    "Molto meno".
    - E’ il giocatore con cui le piacerebbe di più giocare?
    "Lui e Ronaldo, che ha avuto una storia quasi parallela alla mia: il Mondiale ’98 finito male per entrambi, la corsa scudetto Inter-Juve...".
    - Come vede Buffon?
    "Più sereno di un mese fa. D’ora in poi può allenarsi e, secondo le scelte di Capello, giocare".
    - Giusto chiedere a Buffon di rimeritarsi la porta?
    "La Juve ha una grande tradizione di portieri. Oggi ne ha due: Abbiati e Buffon. Ma l’infortunio non cancella ciò che è stato Gigi. Basta che stia bene e il resto viene da sé".
    - Anche il sorriso?
    "Ha preso male certe giudizi sulla sua privata. Stare con una donna di spettacolo ti mette nell’occhio del ciclone".
    - Lei è sempre riuscito a schermare i fatti suoi: dal matrimonio in giù.
    "Ma d’estate qualche problema d’esposizione sulle riviste ce l’abbiamo anch’io e Sonia...".
    - Cos’è oggi il pensiero di un figlio?
    "Un bel pensiero. Molti miei compagni hanno figli e ci penso. Ma sono molto geloso delle mie cose intime e non parlo dei programmi di famiglia".
    - Se ripensa ai giorni del processo per doping? C’è chi ha preso i suoi muscoli come capo d’accusa.
    "Sì, mi hanno tirato dentro del tutto. ma io so cosa prendo e sono rimasto sereno. Questa è l’Italia e questa è l’esposizione che dà il calcio: c’erano processi più importanti ma si parlava solo del nostro. Ho sempre avuto nella giustizia. E abbiamo avuto giustizia".
    - Kakà è il suo erede spirituale?
    "Sono d’accordo. Prima di tutto perché è bravissimo. Non bravo: bravissimo. Si lamenta poco, si dà da fare e cerca sempre di sorridere".
    - Un giovane che le piace?
    "Pazzini, bravissimo".
    - Perché non mette i 185 gol in cassetta e li fa vedere a Ibrahimovic? Così impara a segnare...
    "Lo sa come si fa. E presto ne farà di più. Ma l’importante è che continui a giocare bene".
    - Mancini si sbagliava: la Juve non molla. Infastidito per le gufate?
    "Nessun fastidio. Noi pensiamo solo ad allungare perché in questo momento stiamo benissimo e vogliamo tutto".
    - Galliani dice che il Milan corre per il secondo posto.
    "Bluffa. Ci crede eccome".
    - Con Amoroso e un punto in più il nemico numero uno è il Milan?
    "Milan più squadra, Inter con più solisti anche se con Mancini è cresciuta molto nel gioco. Due rivali in corsa".
    - Ha visto le foto di Lapo che giocava a calcio a Miami?
    "Mi ha telefonato. Ha visto Fiorentina-Juve in tv e mi ha fatto i complimenti. L’ho sentito bene. Sono contento. Mi ha dato appuntamento in Italia".
    - Cosa le avrebbe detto l’Avvocato dopo 185 gol?
    "Qualcosa di geniale, che avrebbe messo d’accordo tutti. Uno dei gol più belli lo segnai dopo la sua morte".
    - Le ha lasciato un soprannome.
    "Chiamarmi Pinturicchio ere un gesto affettuoso, un onore e uno sprone. Voleva dire: ti ho chiamato come un grande pittore che non è ancora conosciuto per i suoi capolavori. Ora impegnati per diventare grande come Raffaello: cioè Baggio".
    - Baggio è sparito. Lo imiterà?
    "Baggio è stato un punto di riferimento. Studiavo le sue punizioni, la sua scelta coraggiosa di Bologna e Brescia mi ha fatto riflettere spesso, ammiro la coerenza del suo silenzio. Dovessi smettere oggi, scapperei come lui".
    - Invece?
    "Invece giocherò a lungo, anche se nessuno ci crede. Molto a lungo. So già l’anno dell’addio. Ma devono verificarsi due avvenimenti particolari. Non mi chieda quali".
    - Capello disse: "Un giorno Del Piero mi ringrazierà". E’ l’ora?
    "Ho già fatto scoppiare un putiferio a fine campionato scorso. Finiamo qui".



    Grande ALEX!:)
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    Al momento, meriterebbe la Nazionale più di tanti altri che si sentono già sicuri di esserci.
    Esemplare il suo comportamento, pur giocando poco.
    Quando gioca si fa sempre trovare pronto. Io ora come ora lo porterei.
    ^Mr-Drakula^

    Inquietante Allenatore del temibile Vampiria F.C., il cui Capitano non può che essere il numero 90 (la paura) Canini.

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