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    Vratislav Gresko, il fantasma dell'Olimpico
    15.01.2005 16.31 di Germano D'Ambrosio
    Vratislav Gresko, il fantasma dell'Olimpico Curiosando per la rete qualche giorno fa, mi sono imbattuto in un’intervista del collega Gianluca Rossi di Telelombardia (che non me ne vorrà per la citazione) a Vratislav Gresko, giocatore che avevo quasi rimosso dai miei ricordi. Mi ci è voluto un minuto per rimettere a fuoco la sua figura, che giaceva sbiadita nella mia mente. Sono sicuro che un tifoso interista ci avrebbe messo anche meno, qualche frazione di secondo forse. Chi ama l’Inter non puo’ non ricordarsi di Gresko: è il fantasma che infesta i propri sogni sportivi, è l’incarnazione delle proprie infelicità calcistiche. Detto questo, i fan nerazzurri che soffrono di ipertensione possono anche cambiare articolo: ha inizio il racconto della sua triste saga.

    Gresko, biondo terzino sinistro, nasce a Bratislava il 24 Luglio 1977. Muove i primi passi nel Dukla Banska Bystrica, poi nel 1997 entra a far parte a pieno titolo del calcio professionistico, con la maglia dell’Inter Bratislava (“…un segno del destino?” gli chiede allusivo Rossi nell’intervista di cui sopra). Il salto di qualità avviene nel 1999: il Bayer Leverkusen lo acquista dandogli la possibilità di disputare anche la Champions League, ma lo slovacco è un po’ chiuso nel suo ruolo da Ze Roberto e allora c’è chi ipotizza, giustamente, una sua cessione. Nel frattempo, Gresko diventa titolare inamovibile della sua Nazionale Under 21, e nella fase finale degli Europei del 2000 incontra (giocando anche bene) l’Italia allenata da Marco Tardelli. La sorte, o la malasorte nella fattispecie, vuole che proprio Tardelli il 7 Ottobre venga assunto come tecnico dell’Inter, dopo il famoso sfogo dei “calci nel culo” di Marcello Lippi. A quel punto c’è poco tempo per fare mercato, e il nuovo allenatore va a memoria: si ricorda di aver patito, qualche mese prima, un lungagnone biondo di nome Gresko, e decide di farlo chiamare.

    Leverkusen, Venerdi’ 27 Ottobre 2000, piazzale antistante la sede del Bayer. Il pullman della squadra sta per partire alla volta di Gelsenkirchen, il giorno dopo c’è lo Shalke 04 in trasferta. L’autista fa qualche metro e poi un dirigente gli dice di fermarsi, perché c’è bisogno di Gresko negli uffici del direttore sportivo. Il giocatore scende dal pullman e viene messo al corrente dell’offerta dall’Italia: alle 18.45 (15 minuti prima del termine ultimo per depositare i contratti in Lega!) Vratislav è ufficialmente un giocatore dell’Inter. Costo dell’operazione: circa 9 miliardi di lire più un altro miliardo e mezzo per far arrivare il giocatore da subito e non a Gennaio: soldi ben spesi (dicono i dirigenti milanesi) per quello che dovrà essere l’erede di Brehme e Roberto Carlos. “So di essere l’atleta più famoso e più costoso di Slovacchia ed è una grande responsabilità per me, anche per ripagare il mio nuovo club dei soldi spesi per me” ammette Gresko, che il 2 Novembre smentisce il detto “Se il buongiorno si vede dal mattino…”. Infatti il suo esordio è assolutamente positivo: una bella gara e un assist per Recoba nel 2-0 casalingo contro la Roma. Gresko sembra poter reggere addirittura da titolare: nel suo ruolo, a differenza di Leverkusen, non è chiuso da nessuno. Questo è il problema.
    Le pagine successive della Gresko-story andrebbero ascoltate, più che lette: tanti, sonori fischi e pochissime cose belle viste in campo. Il cambio di panchina Tardelli-Cuper non sembra portare giovamenti: nella stagione 2001-02 lo slovacco è ancora lì, per la gioia di sua moglie Zuzana (si, avete letto bene!) e per l’amarezza dei tifosi nerazzurri.

    La scena madre: 5 Maggio 2002, l’Inter deve battere l’arrendevole Lazio all'Olimpico per laurearsi campione d’Italia, la festa è pronta. Ma le incredibili papere di Gresko in fase difensiva permettono ai biancocelesti di vincere, quasi senza volerlo, per 4-2 e alla Juventus di conquistare il tricolore. Si scopre che anche a Bratislava e a Leverkusen, qualche anno prima, era andata a finire cosi’, e c’era Gresko in campo. Strana coincidenza. Nel dubbio, i supporter dell’Inter organizzano ronde per “cacciarlo” nel centro di Milano, Gresko si rifugia a Bratislava (“So che ce l’hanno con me e mi dispiace, non ci dormo la notte. Ma non sono l’unico colpevole” dichiara in quei giorni). Il suo nome è sulla bocca di tutti: su Internet gli anti-interisti organizzano fan club e addirittura tornei di calcio amatoriale in suo onore, in poco tempo diventa l’anti-eroe del pallone per eccellenza. In estate l’Inter è costretta a darlo in prestito (nessuna squadra vuole acquistarlo), e cosi’ arriva a Parma, dove colleziona quattro spezzoni di partita in tutta la stagione. Il pubblico italiano non riesce a trattenere le risate in sua presenza, e a Gennaio 2003 è costretto ad imbarcarsi per Blackburn, dove finalmente sembra riuscire ad esprimersi al meglio. Tant’è che il club allenato da Graham Souness decide di riscattare il suo cartellino, facendogli firmare un triennale che tuttora le due parti rispettano con reciproca soddisfazione. Meglio cosi’, per tutti.

    “Fisico da gladiatore, dotato di buona tecnica individuale, corsa e potente tiro mancino” scriveva sempre Gian Luca Rossi in quell’articolo. Per i calciofili italiani, Gresko resta piu’ che altro un ottimo termine di paragone nei discorsi da bar. Perché un difensore (magari dell’Inter…) puo’ essere anche molto molto scarso. Pero’ certo, in confronto a Gresko…
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