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    Il voto in Palestina
    Al Fatah ammette: "Hamas vince"


    08:25 Hamas: "Abbiamo 75-80 seggi su 132"
    Alle elezioni per il parlamento palestinese, le stime di Hamas parlano di una vittoria eclatante: 75-80 seggi su un totale di 132

    08:26 Israele preoccupato
    Primi commenti preoccupati in Israele sono stati espressi da esponenti politici di destra e di sinistra. Yossi Beilin, leader della lista di sinistra Meretz-Yahad e artefice di una intesa simbolica a Ginevra con l'esponente palestinese Yasser Abed Rabbo, oggi è più pessimista

    08:34 I sostenitori di Hamas festeggiano in strada
    Alcuni sostenitori di Hamas si sono radunati nel centro di Gaza per celebrare il successo suonando il clacson all'impazzata e sparando raffiche di armi automatiche in aria

    08:38 "Il presidente Abu Mazen potrebbe dimettersi"
    Esponenti di Al Fatah ammettono ormai la sconfitta alle elezioni politiche e temeno che Abu Mazen sarà costretto presto o tardi a rassegnare le dimissioni dalla carica di presidente. Lo scrive il sito online di Yediot Ahronot, Ynet

    09:02 Al Fatah: "Sono solo voci"
    Hussein a-Sheikh, il segretario generale di Al Fatah in Cisgiordania, consiglia ancora di attendere la pubblicazione dei dati ufficiali delle elezioni palestinesi. "Finora - ha detto alla radio - ci sono sono voci di un progresso di Hamas, niente di più".

    09:18 Fassino: "La vittoria di Hamas complica il quadro mediorientale"
    Il segretario dei Ds Piero Fassino, ospite di Radio anch'io, ha detto: "La vittoria di Hamas complica il quadro mediorientale", anche se era prevedibile, perché "il processo di pace si è logorato, togliendo fiducia e speranza, ed è evidente che le parole d'ordine più radicali, più etremiste hanno preso piede"

    09:07 I primi dati ufficiali alle 18 ora italiana
    I primi dati ufficiali dovevano essere divulgati alle 9 locali (le 8 in Italia), ma adesso è stato annunciato che la loro pubblicazione non avverrà prima delle 19 (le 18 ore italiane).
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    IL COMMENTO
    Rischi e promesse di una svolta
    di BERNARDO VALLI

    Il partito islamista armato, Hamas, dedito alla guerriglia e al terrorismo, entra per la prima volta nel nuovo Parlamento palestinese. E sembra che vi entri in forza, stando ai primi dati, ancora incerti, delle elezioni. Questo significa comunque la fine del monopolio del potere politico di Al Fatah. Il quale resta la prima formazione, ma ridimensionata dall'irruzione di Hamas sulla ribalta ufficiale. Non c'è stato il paventato sorpasso di Hamas. Questo no. Ma lo spazio politico deve essere adesso condiviso.

    Dopo avere girato le spalle (con l'eccezione di qualche frangia estremista) al kalashnikov e ai kamikaze, il vecchio partito di Arafat è da più di un anno, in seguito alla morte del rais fondatore, pronto al dialogo e al compromesso con Israele, Nel futuro dovrà convivere nelle fragili istituzioni palestinesi con Hamas, pronta ad assumere responsabilità politiche ma non disposta ad abbandonare le armi.

    Questo arrivo sulla scena ufficiale di Hamas è un svolta in egual misura rischiosa e promettente. La corrente islamica violenta accetta per la prima volta di partecipare al processo politico, insieme a forze che riconoscono Israele, pur continuando a proporsi la distruzione di Israele. A proporsela non come programma immediato ma lasciandola, come un dogma, un obiettivo finale, nel suo statuto. È una posizione accettabile? Il rischio è che gli argini del processo politico vengano travolti. Ma può essere anche un primo passo verso propositi migliori. La conversione di Al Fatah è avvenuta a tappe, via via che il processo politico avanzava.

    Quando si è arrestato ha prevalso di nuovo la violenza. Come far tacere altrimenti le armi, se non attirando le forze estremiste in un processo politico? Come spegnere altrimenti il terrorismo, dopo quarant'anni di repressione, inefficace sul piano militare e inquinante sul piano morale? L'uso della democrazia potrebbe rivelarsi più utile dei carri armati. È quel che ha pensato il coraggioso Mahmud Abbas, presidente dell'Autorità palestinese, indicendo elezioni destinate comunque a ridimensionare il potere di Al Fatah, il suo partito.

    Sempre stando ai dati parziali, mentre lo spoglio dei voti è in corso, Al Fatah potrebbe essere nelle condizioni di formare un governo con le piccole formazioni (ce ne erano nove in gara, oltre ad Al Fatah e a Hamas), ma è assai probabile che si arrivi a un governo di coalizione. E che quindi il partito islamico armato entri nell'esecutivo. Molti grideranno in tal caso allo scandalo. Presenteranno l'avvenimento come un'altra catastrofica tappa nel dramma mediorientale. E in effetti l'invocato dialogo sarà molto più difficile, o addirittura impossibile nell'immediato futuro, se l'israeliano Ehud Olmert, provvisorio successore di Ariel Sharon, dovesse avere come interlocutore un Mahmud Abbas con al fianco o alle spalle i dirigenti di Hamas. Non si accetta facilmente di trattare con terroristi che si propongono, come un dogma, di distruggerti.

    Alle elezioni israeliane di marzo, la destra radicale del Likud, guidata da Benjamin Netanyahu, avrà buoni argomenti per recuperare i voti virtuali che Ariel Sharon, il falco convertito al compromesso, stava per spostare verso un centro moderato o possibilista.
    Ma in questa occasione vale la pena ricordare come il primo ministro Rabin rispondeva nel '93 a chi gli rimproverava di essere venuto a patti (firmando gli accordi di Oslo) con i terroristi. Il generale, che avrebbe pagato quel suo gesto con la vita, ripeteva da vecchio militare che i negoziati per un armistizio o per la pace si avviano con i nemici. "Dovrei forse trattare", diceva, "con la regina d'Inghilterra?". Promuovendo le elezioni legislative Mahmud Abbas non ha soltanto compiuto una intrepida impresa democratica. Ha usato la democrazia come un'arma. Non disponendo di una forza di polizia sufficiente per neutralizzare i terroristi, e quindi non potendo essere un interlocutore valido per Israele che glielo poneva come condizione preliminare a un serio negoziato, il presidente dell'Autorità palestinese ha coinvolto Hamas nel processo politico. L'ha trascinato su un terreno diverso da quello dello scontro armato. I tempi erano evidentemente maturi.

    Dieci anni prima, nel '96, alle prime elezioni legislative, Hamas aveva adottato un'opposizione radicale. Aveva boicottato il voto. Era la logica conseguenza del suo rifiuto degli accordi di Oslo, dai quali era nata l'Autorità palestinese, dominata da Al Fatah.
    All'elezione presidenziale dello scorso anno, in seguito alla morte di Arafat, Hamas si era invece arroccato nell'astensione. Ma aveva però partecipato con successo alle elezioni amministrative. E la possibilità di un successo altrettanto consistente alle legislative ha senz'altro tentato i dirigenti di quella organizzazione, la cui attività non è soltanto militare, ma si estende a tanti altri campi (ospedali, scuole, centri sociali). Alla corruzione dei dirigenti di Al Fatah, Hamas ha sempre opposto il rigore, a volte supposto a volte reale, del suo apparato.

    Mahmud Abbas era consapevole della vulnerabilità di Al Fatah. Era inevitabile che Hamas sbandierasse, come poi ha fatto, la courruzione dell'Autorità palestinese. E denunciasse la sua incapacità nel gestire la situazione economica. Il reddito procapite è diminuito di quasi un terzo a Gaza e in Cisgiordania negli ultimi cinque anni. Un calo drammatico, per una popolazione già abbastanza provata, imputabile all'intifada esplosa nel 2000, e all'occupazione israeliana, ma in buona parte anche allo sciupio di risorse dovuto agli amministratori palestinesi incapaci o rapaci. Un'affermazione di Hamas, più vistosa ancora di quella che sembra affiorare dalle urne, era insomma prevedibile. Ma non a torto Mahmud Abbas ha contato sul desiderio di pace della sua gente e quindi sull'esitazione o il rifiuto di affidare l'avvenire al partito che pratica la resistenza con il terrorismo.

    Come Israele, anche gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno fatto sapere che non tratteranno con un governo di coalizione, con ministri di Hamas. Ma se si accetta un'elezione, se la si sollecita e la si benedice, bisogna poi rispettarne il risultato. Lo stesso vale per Hamas. Nel suo manifesto elettorale non figurava, come nello statuto, la distruzione di Israele. Quindi nel corso della legislatura i suoi esponenti dovrebbero attenersi ai loro impegni elettorali. I quali sono stati assunti nell'ambito di una consultazione promossa dall'Autorità palestinese, la quale riconosce lo Stato ebraico. Insomma, la svolta non è soltanto rischiosa.
  3.     Mi trovi su: Homepage #4269839
    09:38 La Commissione elettorale ammette la vittoria di Hamas
    Dopo le rivendicazioni avanzate da Hamas, anche la Commissione Elettorale annuncia che il gruppo radicale risulta in vantaggio rispetto ad Al Fatah


    09:31 Hamas: "Abbiamo vinto 77 seggi su 132"
    Uno dei portavoce di Hamas assicura che il movimento di resistenza islamica ha vinto 77 dei 132 seggi del parlamento palestinese


    09:30 "Israele non consentirà che Hamas entri nell'esecutivo palestinese"
    Il premier israeliano ad interim, Ehud Olmert, ha avvertito che il suo Paese "non può consentire" un ingresso nel futuro esecutivo palestinese del Movimento di Resistenza Islamico, considerato un'organizzazione terroristica a tutti gli effetti
  4.     Mi trovi su: Homepage #4269843
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    già, ma soprattutto è preoccupante il fatto che la maggioranza della gente abbia dato il suo voto ad un gruppo dichiaratamente terroristico. Un motivo ci sarà :)

    Speriamo che il processo politico abbia la meglio, anche se.....:(
    anche se se la gente la pensa così avanti molto non andrà, possiamo pure dirlo...:(
  5.     Mi trovi su: Homepage #4269845
    10:23 Prodi: "Preoccupati per vittoria Hamas"
    "La vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi, se confermata dai dati ufficiali, suscita in tutti coloro che sperano nel processo di pace una profonda preoccupazione", ha detto il leader dell'Unione Romano Prodi.


    10:01 Il conteggio delle schede quasi terminato
    "Il conteggio delle schede è quasi terminato", hanno riferito fonti riservate della Commissione Elettorale. I risultati ufficiali dovrebbero essere resi noti in giornata


    09:59 Il governo palestinese si dimette
    Sulla scia dell'annunicio del primo ministro, tutto il governo palestinese ha deciso di dimettersi


    09:55 Abu Ala: "Tocca ad Hamas fare il governo"
    Abu Ala ha inoltre affermato che tocca adesso a Hamas formare il nuovo governo dell'Autorità Nazonale Palestinese


    09:53 "La Ue collabora solo con la Palestina pacifica"
    "L'Unione Europea è pronta a collaborare con qualsiasi futuro governo palestinese, nella misura in cui esso sia intenzionato a perseguire una soluzione pacifica del conflitto in Medio Oriente": lo ha detto Benita Ferrero-Waldner, commissario europeo per le Relazioni Esterne
  6.     Mi trovi su: Homepage #4269846
    e ora cerchiamo di capire.

    iraq. fino l'altro ieri paese laico. oggi in preda alle isterie terroristiche fondamentaliste.

    palestina. vincono le elezioni i terroristi.

    l'iran si sente minacchiato: rivuola la bomba nucleare.

    la corea del nord: come sopra.


    di chi è la colpa di questa ascesa? sono più stupidi o hanno capito che con la politica non vanno da nessuna parte perchè da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che decide il loro destino per i propri interessi del caxxo?

    le bombe: SERVONO? io non ho dubbi di chi sia la colpa. assolutamente.
  7. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4269847
    Originally posted by Canemacchina
    e ora cerchiamo di capire.

    iraq. fino l'altro ieri paese laico. oggi in preda alle isterie terroristiche fondamentaliste.

    palestina. vincono le elezioni i terroristi.

    l'iran si sente minacchiato: rivuola la bomba nucleare.

    la corea del nord: come sopra.


    di chi è la colpa di questa ascesa? sono più stupidi o hanno capito che con la politica non vanno da nessuna parte perchè da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che decide il loro destino per i propri interessi del caxxo?

    le bombe: SERVONO? io non ho dubbi di chi sia la colpa. assolutamente.


    Grazie, una ciotola anche a me di questo minestrone... :)
  8.     Mi trovi su: Homepage #4269848
    Originally posted by Canemacchina
    e ora cerchiamo di capire.

    iraq. fino l'altro ieri paese laico. oggi in preda alle isterie terroristiche fondamentaliste.

    palestina. vincono le elezioni i terroristi.

    l'iran si sente minacchiato: rivuola la bomba nucleare.

    la corea del nord: come sopra.


    di chi è la colpa di questa ascesa? sono più stupidi o hanno capito che con la politica non vanno da nessuna parte perchè da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che decide il loro destino per i propri interessi del caxxo?

    le bombe: SERVONO? io non ho dubbi di chi sia la colpa. assolutamente.


    mi sembra più che altro che la gente ne abbia le paxxe piene di chi va a casa loro a dirgli cosa fare. Per questo nascono questi movimenti. Chi vuole importare il proprio modello su tutto sta ricevendo le dovute risposte. :)
  9. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4269850
    Originally posted by Canemacchina
    Scud è così. la gente è stanca di chi vuole decidere sopra le loro teste.


    Sarà ma i casi citati hanno poco a che fare con questa considerazione. :) Hai citato delle dittature o dei regimi totalitaristi: la "gente" ha, o aveva, là la propria vita decisa sopra la propria testa da questi regimi. I 4 casi sono diversi e sono rappresentativi semmai del fatto che dove non c'è democrazia non c'è spazio per un dialogo sereno.

    Su Hamas, va preso atto del voto che è sacro (se sono state rispettate le regole di una corretta consultazione elettorale) e va scelto, a livello internazionale, cosa fare. La UE ha già preso posizione e condivido la scelta: dobbiamo essere dalla parte del processo di pace che segue la strada della diplomazia e del buon senso, invece di quella delle armi.

    Attenzione a non diventare anacronistici, perché in questi giorni basta distrarsi un attimo: fino a qualche mese fa sembrava fosse il Mondo vs USA ma oggi anche l'UE sta scegliendo per casi come Iran e Palestina una linea meno condiscendente.
  10.     Mi trovi su: Homepage #4269851
    Originally posted by ScudettoWeb
    Sarà ma i casi citati hanno poco a che fare con questa considerazione. :) Hai citato delle dittature o dei regimi totalitaristi: la "gente" ha, o aveva, là la propria vita decisa sopra la propria testa da questi regimi. I 4 casi sono diversi e sono rappresentativi semmai del fatto che dove non c'è democrazia non c'è spazio per un dialogo sereno.

    Su Hamas, va preso atto del voto che è sacro (se sono state rispettate le regole di una corretta consultazione elettorale) e va scelto, a livello internazionale, cosa fare. La UE ha già preso posizione e condivido la scelta: dobbiamo essere dalla parte del processo di pace che segue la strada della diplomazia e del buon senso, invece di quella delle armi.

    Attenzione a non diventare anacronistici, perché in questi giorni basta distrarsi un attimo: fino a qualche mese fa sembrava fosse il Mondo vs USA ma oggi anche l'UE sta scegliendo per casi come Iran e Palestina una linea meno condiscendente.



    forse interpreti male le mie parole. io non dico che siano giuste le loro reazioni ma credo che siano sociologicamente naturali. chiaro che le dittature decidano per la "gente". però se la Corea del Nord e l'Iran vogliono la bomba èperchè si sentono minacchiati, non certo per sottomettere ancor di più la popolazione, si irrigidiscono e si viene al rischio di uno scontro. il dialogo è fondamentale ma se in questi anni si è andati in direzione opposta chiaro che chi è già poco propenso a farlo lo farà sempre meno arroccandosi nel (scusa la ripetizione) più estremo estremismo..

  Elezioni politiche in Palestina

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