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    E' un'emozione, un sentimento che condiziona l'uomo-arbitro. Da sempre. Se ne parla da quarant'anni, negarne l'esistenza non serve, meglio provare a razionarizzarla. Con coraggio

    «C’è sudditanza psicologica. Analizzando i fatti alla fine ti accorgi che qualcosa esiste, la Juve viene favorita perché da anni è al vertice. E’ chiaro che la bilancia pesa a favore di altre squadre e non delle romane». Fabio Capello, Roma, 21 febbraio 2002. La sudditanza psicologica è in realtà nata molto prima che il più bravo e celebre allenatore italiano la scoprisse quattro stagioni fa. Compie addirittura il suo quarantesimo compleanno: fu Giorgio Bertotto, oculista veneziano nonché designatore, a battezzarla come tale il 17 aprile del ’67, all’indomani d’un 3-2 dell’Inter (quella di Moratti senior) a Venezia, match diretto da Antonio Sbardella, celebre giacchetta nera dell’epoca. E della sudditanza finì perfino con l’occuparsi la magistratura, anche se il pm di Firenze Luigi Bocciolini, noto alle cronache anche per i suoi blitz ciclistici sul doping, ebbe alla fine il pudore di chiudere il caso (un Empoli-Juve del ’98, gol fantasma dei toscani, arbitro Rodomonti) chiedendo e ottenendo l’archiviazione.
    Non c’è dunque da stupirsi se il tema è oggi più che mai di attualità, specie dopo una domenica e un lunedì come quelli che ci siamo appena lasciati alle spalle. Il turno infrasettimanale, a quattro giorni dalla sfida scudetto di San Siro, è in questo senso provvidenziale. Riduce i tempi del calcio straparlato, e lo riconsegna al campo. Restituendo agli arbitri una centralità che chiede solo di essere sfruttata nel migliore dei modi. Diciamocelo francamente, al designatore Mattei piace un pochino scherzare col fuoco. Le polemiche reiterate di Mancini con Trefoloni sono ancora fresche, come fresco è il ricordo di Palanca «reo» di non avere concesso un rigore alla Juve nel match pareggiato col Chievo. Aspettando il Paparesta (o il De Santis) di Inter-Juventus, si poteva forse evitare di sottoporre i due arbitri di Fiorentina-Inter e Juventus-Parma a quella sorta di stress da precedente che giocoforza si porteranno dietro.
    E, tuttavia, è il momento di pensare positivo. La sudditanza è un po’ come la gelosia: è un’emozione, un sentimento. Esiste, negarlo e negarselo è perfettamente inutile. Si tratta di saperla governare. La natura umana, con tutte le proprie debolezze, può essere piegata al servizio di una serena razionalità. Agli arbitri oggi non chiediamo di non sbagliare. Chiediamo solo un po’ di coraggio. Il calcio e la gente ne hanno molto bisogno.
  2.     Mi trovi su: Homepage #4283015
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    sì eccolo il riassunto :D

    «C’è sudditanza psicologica. Analizzando i fatti alla fine ti accorgi che qualcosa esiste, la Juve viene favorita perché da anni è al vertice. E’ chiaro che la bilancia pesa a favore di altre squadre e non delle romane». Fabio Capello, Roma, 21 febbraio 2002.


    E' impossibile. Capello non parla di queste cose. Lo sanno tutti.:cool:
  3. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #4283016
    Originally posted by Giovanni1982
    E' impossibile. Capello non parla di queste cose. Lo sanno tutti.:cool:


    Capello tanto è vincente come allenatore tanto è pagliaccio nelle dichiarazioni.....:cool:
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  4.     Mi trovi su: Homepage #4283018
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    sì eccolo il riassunto :D

    «C’è sudditanza psicologica. Analizzando i fatti alla fine ti accorgi che qualcosa esiste, la Juve viene favorita perché da anni è al vertice. E’ chiaro che la bilancia pesa a favore di altre squadre e non delle romane». Fabio Capello, Roma, 21 febbraio 2002.
    :asd: :asd:

  Un antidoto alla sudditanza

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