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    E' McEnroe, non un film
    A San José torna in campo per salvare il doppio, compie 47 anni e vince. L'ultimo suo match nel 1994. Per lui il "Buon compleanno" dei 7 mila della tribuna

    NEW YORK (Usa), 17 febbraio 2006 - Neppure uno pignolo come John McEnroe avrebbe potuto scegliere tempi tanto perfetti: far coincidere il suo rientro in un torneo dell’Atp dopo dodici anni di assenza con il suo compleanno. In verità, quando assieme al suo partner di doppio, Jonas Bjorkman, ha eliminato la coppia numero due del torneo di San José, Arthurs e Huss per 6-3 6-3, mancavano ancora diciannove minuti alla mezzanotte. Dettagli. In campo gli organizzatori hanno portato la torta con le 47 candeline e più di settemila persone si sono alzate in piedi per cantare «Happy birthday».
    NOVE SLAM -In quel momento l’ex supermoccioso ha capito di aver centrato gli obiettivi che si era prefisso: dimostrare che, se ci si tiene in forma, gli anni contano fino a un certo punto e che il doppio nel tennis può essere ancora salvato. Già, perché la specialità è in crisi. Si parlava addirittura di eliminarla, poi ci si è accontentati di cambiare le regole: nel caso di un set pari, invece della terza partita ora si gioca un tie-break fino adieci. Èimportante limare i tempi e ridestare l’interesse della gente. Èsoprattutto per questo che John McEnroe, uno dei dominatori di questa disciplina con 77 tornei vinti di cui 9 Grand Slam, ha deciso di esibirsi a San José.
    NAFTALINA - «Lo sapete, il doppio è un po’ come la coppa Davis, li teniamo in vita con il respiratore artificiale. Spero che questo mio tentativo porti qualcosa di positivo». Se settemila persone hanno tirato tardi per vedere un primo turno, la strada è quella giusta. Ma lo spettacolo meritava: per l’occasione McEnroe ha tolto dalla naftalina alcuni colpi del suo miglior repertorio. Come il primo punto della partita chiuso con una perfetta volée o il pallonetto con cui prendeva il break agli avversari all’inizio del secondo set. Non perdeva mai il proprio servizio, risultato però piuttosto lento, e al termine diceva: «Speravo di avere ancora qualcosa nel serbatoio da farvi vedere e credo di averlo fatto». Poi aggiungeva: «Il vecchio cane ha fatto vedere qualche trucchetto ai suoi giovani avversari». Era quello il momento in cui spegneva le candeline e il pubblico si sgolava per festeggiarlo.
    BISTECCA - La decisione di rientrare l’aveva presa a New York a dicembre di fronte a una bistecca. Aveva detto al suo amico ed ex rivale Eliot Teltscher: «Devo fare qualcosa per salvare il doppio: giocherò un torneo dell’Atp». L’idea dovrebbe essere quella di una singola esibizione ma chissà se, in caso di risultati, McEnroe non cambi parere. La forma fisica non l’ha mai perduta: gioca con assiduità nel Champions Tour, il circuito per giocatori over 35 («Oh, Ivanisevic è ancora un fior di giocatore e serve a 200 all’ora») e per un anno si è affidato alle mani di un allenatore. Anzi, dice di sentirsi persino meglio di quando fra il 1979 e il 1984 vinse sette tornei di singolare del Grande Slam.
    ESEMPI - La motivazione invece gli è venuta ammirando gli altri: «Quando vedo gente come George Foreman diventare campione del Mondo dei massimi a 45 anni, Roger Clemens (lanciatore del baseball, ndr) giocare nelle Major e Chris Chelios a 44 anni essere ancora il capitano della nazionale americana di hockey all’Olimpiade, allora penso che niente sia impossibile. Questa è la spinta che mi ha fatto decidere: sono indietro rispetto a loro, ma proprio per questo cercherò di lavorare ancora più duramente».
    AMBIZIONI-L’ultima apparizione ufficiale in un torneo dell’Atp l’aveva fatta nel febbraio del 1994, quando assieme a Boris Becker perse lasemifinale di Rotterdam contro Bjorkman e Bates per 6-4 6-4.Dopo il successo dell’altra sera, McEnroe e Bjorkman, giocheranno di nuovo oggi: contro Ashley Fisher e Tripp Phillips nei quarti di finale. «Una partita in meno e tre dal traguardo. Dobbiamo recuperare energie perché all’improvviso le nostre ambizioni sono cresciute», ghignava McEnroe. E aggiungeva: «Sono qui per vincere, non per partecipare». Gli anni passano, ma il carattere, quello, non cambierà mai.
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.

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