1.     Mi trovi su: Homepage #4298850
    Stamattina ho visto un pezzo di Omnibus e parlavano del Maxiprocesso. Parlavano del giudice Falcone, c'era sua sorella collegata, parlavano di Borsellino. E siccome mi son ricordato di un brano che ascoltai nel lontano 1992 mi fa piacere riproporlo, 13 anni dopo, perchè fu un testo veramente significativo e una rabbia che ancora oggi penso sia presente.

    Migliaia di ragazzi in piazza a Palermo
    un saluto alla bara del giudice Falcone
    hanno bisogno di una risposta
    hanno bisogno di protezione
    i ragazzi son stanchi dei boss al potere
    i ragazzi non possono stare a vedere
    la terra sulla quale crescera' il loro frutto
    bruciata e ogni loro ideale distrutto
    i ragazzi denunciano chiunque acconsenta
    col proprio silenzio a una azione violenta
    i ragazzi son stanchi e sono nervosi
    in nome di Dio vaffanculo ai mafiosi!
    i ragazzi denunciano chi guida lo stato
    per non essersi mai abbastanza impegnato
    a creare una via per chi vuole operare
    senza esser costretto per forza a rubare
    a creare una via per gli uomini onesti
    a dare ai bambini valori robusti
    che non crollino appena si arriva ai diciotto
    accorgendosi che questo mondo e' corrotto
    i ragazzi non credono ad una parola
    di quello che oggi ci insegnano a scuola
    i ragazzi diffidano di ogni proposta
    non stanno cercando nessuna risposta
    ma fatti, giustizia, rigore morale
    da parte di chi calza questo stivale
    i ragazzi hanno il tempo che li tiene in ostaggio
    ma da oggi han deciso di farsi coraggio
    perche' non ci sia un'altra strage di maggio
    per riuscire ci vuole cultura e coraggio
    cultura di pace, coraggio di guerra
    il coraggio di vivere su questa terra
    e di vincere qui questa nostra battaglia
    perche' quando nel mondo si parli d'Italia
    non si dica soltanto: la mafia, i mafiosi
    perche' oggi e' per questo che siamo famosi
    ma l'Italia e' anche un altra e la gente lo grida
    i ragazzi son pronti per vincer la sfida
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    STRAGE CAPACI: A PALERMO I "MILLE CONTRO LA MAFIA"

    Hanno le facce un po' stanche, ma allegre e scanzonate. Hanno attraversato il Tirreno per lanciare il loro grido di liberta' contro la mafia. Sono sbarcati in mille questa mattina a Palermo, nel giorno della memoria, per il 14esimo anniversario della strage di Capaci, nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Sono studenti di scuole medie e superiori, provenienti da tutta Italia, ritrovatisi ieri al porto di Civitavecchia per imbarcarsi sulla prima "Nave della legalita'". Un viaggio speciale organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesco Falcone, e inserita nell'ambito di "Verso sud", tour della legalita' realizzato dal ministero dell'Interno. Sono stati accolti dalle sorelle Maria e Anna Falcone, dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e dal sindaco, Diego Cammarata. Adesso in corteo stanno raggiungendo l'aula bunker dell'Ucciardone dove si confronteranno con chi combatte ogni giorno la criminalita' organizzata. Loro il giudice Falcone lo hanno conosciuto soprattutto attraverso le parole degli insegnanti. E si sono preparati durante l'anno per questo giorno, lavorando su progetti legati alla legalita'. Conoscenza ed entusiasmo: gli ingredienti con i quali affrontano questa giornata importante e con cui vivranno il momento cruciale del "memorial day": il corteo che dall'Ucciardone li portera' all'"Albero Falcone" dove alle 17.58, ora dell'agguato di Capaci, Palermo si fermera' e tutto dovra' per un po' tacere. A parlare saranno i loro slogan: "Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti". "Spezziamo la mafia, riaccendiamo la speranza". "Si puo' spezzare un fiore ma non si puo' impedire la primavera".

    www.repubblica.it
  3.     Mi trovi su: Homepage #4298854
    Questo racconto l'ho scritto io, e l'ho postato anche in un altro forum. :)

    La testa gli faceva male, gli pesava. Ogni minimo rumore, ogni minima parola lo infastidiva. Si mise le mani tra i capelli, la bocca fece una smorfia, si tappò le orecchie. Non riusciva a capire, non riusciva a ricordare. La gente intorno a lui correva, urlava, sembrava impazzita. Cercava di ritrovare un punto di riferimento, ma sembrava che tutto si fosse perduto in quegli istanti.
    Aveva con sé Laura, ma non sapeva dov’era. Se la ricordava, Laura, sapeva che era con lui. Ma in quel momento non c’era più, era sparita. Girava la testa a destra e a sinistra, per darsi una ragione di tutto quel male. Vedeva solo gente correre e urlare, ma non capiva nulla. Non aveva la forza nemmeno per chiedere qualcosa. Si mosse da quel posto, sempre con la testa fra le mani, nella speranza che un po’ di dolore di alleviasse. Ma il frastuono intorno a lui era troppo per permettergli un po’ di tranquillità.
    Doveva trovare Laura. Cominciò a urlare, forte, sempre più forte, fino quasi a svenire, ma la voce non gli usciva. Quell’impatto, violento, per alcuni mortale, aveva provocato effetti devastanti in lui. Quella voce, utilizzata per incantare la gente durante le proprie esibizioni serali, si era persa, come Laura, in quegli istanti, in quel botto. Non se ne dava pace e cominciò a piangere. Prima poco, poi sempre di più.
    Bambini in cerca dei genitori si disperavano e correvano da destra verso sinistra, e da sinistra verso destro. Le urla riusciva ancora a sentirle. Per fortuna le orecchie non erano state toccate da quell’incidente. Si mise a cercare, tra le rovine, con la testa che gli scoppiava, ma con la sola preoccupazione di trovare Laura.
    La polizia cominciò ad arrivare una ventina di minuti più tardi, quando i giochi si erano già compiuti. Marco girava come una trottola e rovesciava macerie per trovare la sua amata bambina. La testa era ancora un tamburo, ma non gli importava. Non era quella la sua preoccupazione in quel momento.
    Il poliziotto lo convinse ad allontanarsi per un istante, c’era bisogno di un attimo di tranquillità per capire bene le cose come fossero andate.
    Si incamminò lungo le rotaie, con il cuore che pulsava nella gola e con la voce strozzata e incarcerata in quel corpo senza più valore in assenza della figlia. Stavano andando dalla madre, in Puglia, per una vacanza senza limiti, senza freni. Era ciò che girava nella testa di Marco mentre passeggiava disperato a fianco del treno rovesciato. Un incidente, un maledetto incidente, aveva rovinato i piani della famiglia e in più aveva gli fatto perdere la figlia, oltre che la voce.
    Le lacrime ricominciarono a scendere. Gli occhi si gonfiarono, il cuore in petto si bloccò. Arrivò dove non sarebbe dovuto arrivare. Le rotaie sfasciate davanti a lui erano un segnale inconfutabile. Era esplosa una bomba, non era un incidente. Ma perché? per quale motivo? Il motivo lui lo sapeva benissimo e forse se lo aspettava anche. Ma non in quel giorno. Non con sua figlia. Non andando al mare a trovare la moglie.
    Eppure il crimine non fa distinzione. Se sei un bersaglio devi stare sempre all’erta.
    Marco si sedette su una pietra; vicino a lui le rovine. Piangeva e la testa gli pesava. Aveva perso tutto, sua figlia e l’utilizzo della parola. Un poliziotto arrivò con un caffè e dei fazzoletti. Il giudice li prese con le mani tremanti e la faccia sfigurata, cercando notizie rassicuranti nella forza dell’ordine. Non ci fu risposta.
    Il poliziotto si sedette con lui. Non aveva il coraggio di dirgli tutto quello che doveva dire. Marco, con la faccia distrutta faticava a capire. O forse non voleva capire. Si misero a piangere, insieme.
    Aveva solo 3 anni e la voglia di vivere di una bambina della sua età. Ma una grande sfortuna, aveva un padre scomodo. Nessun processo la riporterà più indietro, nessuna indagine farà giustizia.
    A Marco non usciranno più le parole di bocca e lui le considererà per sempre le parole che avrebbe dovuto dire a sua figlia. Laura, la figlia che pagò il coraggio del padre.

    Questa è una storia inventata, ma la voglio dedicare a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino e a tutti coloro che lottano giornalmente contro la Mafia. Oggi, 23 maggio 2006. Ieri, 23 Maggio 1992. 14 anni fa a Capaci venne ucciso Giovanni Falcone e tutta la sua scorta a causa di un'autobomba. E a lui mi sembra doveroso fare un ringraziamento speciale

  Per non dimenticare...

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