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    RISCHIO DI GUERRA CIVILE IN IRAQ, 68 MOSCHEE BRUCIATE
    »IRAQ: MOSCHEA, DECINE DI MIGLIAIA IN MANIFESTAZIONI
    »IRAQ: BOMBA CONTRO PATTUGLIA, 11 MORTI A BAQUBA
    BAGHDAD - Mentre si affaccia il rischio di una guerra civile in Iraq, dove 68 moschee sono state incendiate e almeno 130 persone uccise dopo l'attentato di ieri alla moschea sciita di Samarra, la più grande formazione politica sunnita, il Fronte dell'Accordo, ha deciso oggi di abbandonare le trattative per la formazione di un nuovo governo.

    "Stiamo sospendendo la nostra partecipazione ai negoziati con l'Alleanza sciita", ha detto in una conferenza stampa Tareq al Hasimi, un dirigente del Fronte dell'accordo iracheno, riferendosi ai negoziati per la formazione del nuovo governo in corso con l'Alleanza irachena unita, la coalizione di 16 formazioni sciite uscita largamente vittoriosa nelle elezioni irachene del 15 dicembre scorso. "Se il prezzo della partecipazione al processo politico - aveva detto in precedenza all'Afp Thafer al-Aani, portavoce del Fronte sunnita - è il sangue del nostro popolo, allora siamo intenzionati a rinunciarci. Questa atmosfera non aiuta la ripresa dei negoziati".
    "Crediamo - aveva sottolineato il portavoce - che alcune fazioni dell'Alleanza irachena unita siano responsabili dello spargimento di sangue che ha preso di mira la nostra gente, dell'incendio delle moschee e dell'arresto dei nostri figli".

    RAPPRESAGLIE A BAGHDAD, 80 CADAVERI CRIVELLATI DI COLPI
    Un bilancio della polizia irachena di 80 persone uccise nelle ultime 24 ore a Baghdad, alle quali si aggiungono tre giornalisti della tv di Dubai Al Arabiya rapiti e poi uccisi a Samarra, testimonia stamane l' intensificarsi della violenza tra sunniti e sciiti in Iraq dopo l'attentato di ieri mattina che ha semidistrutto la cupola dorata della Moschea santuario della stessa città di (125 chilometri a nord di Baghdad), quarto luogo sacro per i musulmani sciiti.

    TROVATI CORPI DI TRE GIORNALISTI AL ARABIYA RAPITI MERCOLEDI'
    I tre giornalisti - la reporter Atwar Bahjat, il cameraman Adnan Abdallah ed il fonico Khaled Mohsen - erano arrivati ieri dopo l' esplosione nella moschea, compiuta pare da un commando con tute mimetiche, per realizzare un reportage che è stato trasmesso stamane più volte dalla emittente di Dubai. Sarebbero stati affrontati da due uomini armati che li hanno sequestrati. Un quarto collega che sembra fosse con loro sarebbe riuscito a scappare. I corpi dei tre rapiti sono stati trovati stamattina 15 chilometri a nord di Samarra. I corpi di 47 persone uccise, apparentemente tutti sunniti - hanno detto fonti di polizia - sono stati trovati in varie zone di Baghdad, crivellati di colpi d'arma da fuoco.

    COPRIFUOCO NOTTURNO
    Mercoledi' in Iraq è stato imposto il coprifuoco notturno, a partire dalle 20 di giovesi', ma la misura si è rivelata apparentemente inefficace, così come lo stato di allerta 'C' (il massimo grado nel paese) dato all'esercito e alle forze di sicurezza, per decisione del governo. Per tutta la giornata di ieri si erano susseguite in Iraq voci di azioni violente, attacchi a persone ed a 27 moschee, oltre che a sedi di organizzazioni politiche come il Partito Islamico Iracheno ed il Consiglio degli Ulema sunniti. Leader religiosi e politici sia sunniti che sciiti - inclusi il presidente della repubblica, Jalal Talabani, il Grande Ayatollah Ali Al Sistani e il premier, Ibrahim Jafaari - hanno avuto numerosi incontri e colloqui nella stessa giornata, nel tentativo di richiamare all'unità e alla calma tutti gli iracheni.

    In qualche caso hanno denunciato un tentativo di creare disordini per impedire la formazione del nuovo governo, dopo le elezioni del 15 dicembre scorso. Oggi inoltre il partito sunnita Fronte dell'accordo iracheno ha deciso di boicottare una riunione indetta dal capo dello stato per calmare le tensioni tra le due comunità, criticando il governo per non aver garantito la necessaria sicurezza ai luoghi sunniti. Alcuni politici hanno anche accusato le "forze d' occupazione" di aver favorito le condizioni per uno scontro tra gruppi religiosi, mentre nei giorni scorsi il ministro degli esteri britannico, Jack Straw, in visita a Baghdad, e l' ambasciatore Usa Khalilzad avevano sollecitato la formazione di un governo di unità nazionale.

    68 MOSCHEE BRUCIATE E 15 IMAN ARRESTATI, ULEMA
    Un totale di 68 moschee sono state bruciate ieri in Iraq, per reazione all'esplosione della cupola della Moschea d'oro di Samarra, e 15 imam sono stati arrestati in Iraq. Sono dati resi noti da Al Qubaisy, portavoce del Consiglio degli Ulema, la maggiore autorità religiosa sunnita in Iraq, durante una conferenza stampa trasmessa dalla tv del Qatar Al Jazira. Sono state anche mostrate foto di moschee e copie del Corano bruciate negli atti vandalici. Gli Ulema criticano anche responsabili sciiti che ieri hanno sollecitato manifestazioni di protesta, "ben sapendo che il momento non era opportuno". Riferendosi quindi alla giornalista di Al Arabiya uccisa, hanno detto che "ha pagato con la sua vita per colpa di mani cattive, che hanno approfittato di quello che è successo a Samarra. Ci sono persone nascoste tra i cittadini - ha detto il portavoce - che seminano zizzania". Infine Qubaisy ha chiesto al leader sciita Moqtada Sadr di intervenire per impedire che aderenti alla sua formazione politica partecipino alla devastazione delle moschee.
    ...è la natura dell'uomo che spinge a odiare chi sta bene quando è lui a star male...

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    Le differenze.

    I SUNNITI

    I Sunniti (Ahl al Sunna Wal-Jama'a: le genti della tradizione e della comunità) si presentano come i depositari dell'ortodossia islamica, perché sono rimasti fedeli alla "tradizione” del Profeta. Si oppongono, con maggiore o minore violenza, a tutte le "dissidenze" dell'ISLAM.

    I Sunniti, che pretendono di essere i soli ortodossi interpreti della volontà di Maometto, costituiscono la maggioranza dei musulmani: riconoscono legittimi i primi quattro califfi elettivi e sulla scorta di questa divergenza sono andati elaborando una dottrina che si stacca in qualche punto da quella delle altre sette. Attualmente i sunniti (gli ortodossi, coloro che seguono la Sunnah, ovvero la tradizione musulmana) rappresentano la maggioranza dei musulmani.

    Il sunnismo, ramo maggioritario dell'Islam, accetta l'interpretazione delle quattro grandi scuole giuridiche (Madhabit) dell'VIII e del IX secolo: l'hanafismo, il malikismo, lo sciafismo e l'hanbalismo.







    Gli SCIITI

    alla morte del Profeta Maometto, nel 632, un gruppo di musulmani si radunò intorno ad ali (Shi'at ali, partito di ali), ritenendo che il Califfato e l'Imamato gli spettassero di diritto, in ragione del suo grado di parentela con il Profeta. Essi, infatti, preconizzavano che la leadership della comunità musulmana dovesse spettare alla famiglia del Profeta ed alla sua discendenza.

    al di là della comune particolare venerazione nei confronti dei primi Imam, gli Sciiti si sono divisi in diverse sette a seconda degli Imam riconosciuti.

    Le loro dottrine principali vengono tutte essenzialmente elaborate intorno alla teoria dell'Imamato e del Mahdi.

    Dunque "Sciiti" indicava i seguaci del Partito di ali, cugino e genero di Maometto e quarto califfo dell’Islam, considerato come unico successore legittimo del profeta alla guida della comunità : usurpatori sarebbero quindi i tre califfi precedenti, riconosciuti invece dai Sunniti e, con essi, i fondatori della dinastia Omayyadi, anch’ essi detentori del califfato; infine quanti, come i Kharigiti, si ribellarono all'autorità di alì, che venne assassinato nel 661 d.C.

    Gli sciiti riconoscono la guida non di un califfo - sovrano che, secondo loro, non ha alcun rapporto privilegiato con la divinità - bensì di un Imam (una guida) che, appartenente alla famiglia di ali, è dotato di potere sia temporale sia spirituale. La maggior parte degli sciiti si trova oggi in Iran. Una corrente particolare dell'Islam è il sufismo, ovvero il misticismo musulmano.
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  3.     Mi trovi su: Homepage #4299067
    Non sapevo dove postarlo senza dover aprire altri 3d, ecco alcune previsioni sulle spese degli Usa per l'irag, e qualche dato interessante sull'italia.

    Guerra, ma quanto mi costi?

    Duemila miliardi di dollari per mantenere la missione Usa in Iraq

    Riportare la democrazia in Iraq costerà al governo statunitense circa 2000 miliardi di dollari: una cifra dieci volte superiore alle previsioni ufficiali dell'amministrazione Bush.

    La stima, che tiene conto anche dei costi per il sostegno dei veterani con invalidità fisiche e psichiche, emerge dallo studio del premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, docente alla Columbia University, redatto con la collega Linda Bilmes di Harvard.

    Il rapporto Stiglitz-Bilmes, riporta l'attenzione sul tema scottante degli investimenti per le missioni belliche. E in Italia? Si fa tanto parlare degli Usa, ma quanto costa al nostro Paese la presenza in Mesopotamia? E soprattutto quanto conviene?

    Non bisogna infatti dimenticare che l’Italia è il terzo Paese al mondo nella classifica dei produttori di armi leggere di cui l'80% viene realizzato in Lombardia.
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  4.     Mi trovi su: Homepage #4299068
    Originally posted by npj
    Non sapevo dove postarlo senza dover aprire altri 3d, ecco alcune previsioni sulle spese degli Usa per l'irag, e qualche dato interessante sull'italia.

    Guerra, ma quanto mi costi?

    Duemila miliardi di dollari per mantenere la missione Usa in Iraq

    Riportare la democrazia in Iraq costerà al governo statunitense circa 2000 miliardi di dollari: una cifra dieci volte superiore alle previsioni ufficiali dell'amministrazione Bush.

    La stima, che tiene conto anche dei costi per il sostegno dei veterani con invalidità fisiche e psichiche, emerge dallo studio del premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, docente alla Columbia University, redatto con la collega Linda Bilmes di Harvard.

    Il rapporto Stiglitz-Bilmes, riporta l'attenzione sul tema scottante degli investimenti per le missioni belliche. E in Italia? Si fa tanto parlare degli Usa, ma quanto costa al nostro Paese la presenza in Mesopotamia? E soprattutto quanto conviene?

    Non bisogna infatti dimenticare che l’Italia è il terzo Paese al mondo nella classifica dei produttori di armi leggere di cui l'80% viene realizzato in Lombardia.

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    queste cifre e questi dati sono propagandistici .. MA QUESTA VOLTA NON E' MERITO TUO

    perchè le guerre hanno si costi altissimi, ma hanno anche rientri altissimi, diretti o indiretti.

    E' vero che una guerra ha un grande costo bellico, ma il costo viene scaricato sulla tassazione e quindi lo pagano i cittadini, mentre i RICAVI, darivanti dalla vendita e dal consumo di armi, dalla ricostruzione, dal potere politico, dal potere militare e dalla occupazione coloniale, sono enormi, e vanno ad ingrassare quegli individui che quelle guerre finanziano o organizzano.

    E quelli che intascano i proventi di una guerra se ne sbattono altamente dei costi umani

    PArlare di costi della guerra è forviante, se la guerra costasse E BASTA, non la farebbe nessuno
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  5.     Mi trovi su: Homepage #4299069
    e la frase "Riportare la democrazia in Iraq" è una vera puttanata
    gli Usa della democrazia se ne fregano, il maggior finanziatore della campagna elettorale di Bush è stata la ESSO e, guardacaso, si è organizzata una guerra contro il secondo produttore di petrolio al mondo.

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    cmq ieri sentivo una interessante riflessione di Calderoli (eh si, è stato sorprendente) che diceva che l'Iraq, come altri paesi di quella zona, non sono pronti alla Democrazia, e tentare di instaurarne una prima del tempo, in genere ha come conseguenza la destabilizzazione, perchè c'è la continua lotta del potere tra le fazioni rivali che si scontrano e che prima erano CONTENUTE dal dittatore di turno.

    Cmq, Calderoli a parte, io penso che si stia cominciando a lamentare i costi della guerra irachena perchè gli USa vorrebbero andare via per cominciare a pianificare la guerra in Iran, e pazienza se lasceranno la guerra civile.


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    Ah, lo stesso Calderoli ha fatto chiaramente intendere che non credeva affatto alle intenzioni umanitarie degli Stati Uniti
  6.     Mi trovi su: Homepage #4299070
    Originally posted by common
    Cmq, Calderoli a parte, io penso che si stia cominciando a lamentare i costi della guerra irachena perchè gli USa vorrebbero andare via per cominciare a pianificare la guerra in Iran, e pazienza se lasceranno la guerra civile.


    A tal proposito, scusate l'Into, ma segnalo questo: http://forum.videogame.it/showthread.php?postid=632335
  7.     Mi trovi su: Homepage #4299071
    Originally posted by npj
    Non sapevo dove postarlo senza dover aprire altri 3d, ecco alcune previsioni sulle spese degli Usa per l'irag, e qualche dato interessante sull'italia.

    Guerra, ma quanto mi costi?

    Duemila miliardi di dollari per mantenere la missione Usa in Iraq

    Riportare la democrazia in Iraq costerà al governo statunitense circa 2000 miliardi di dollari: una cifra dieci volte superiore alle previsioni ufficiali dell'amministrazione Bush.

    La stima, che tiene conto anche dei costi per il sostegno dei veterani con invalidità fisiche e psichiche, emerge dallo studio del premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, docente alla Columbia University, redatto con la collega Linda Bilmes di Harvard.

    Il rapporto Stiglitz-Bilmes, riporta l'attenzione sul tema scottante degli investimenti per le missioni belliche. E in Italia? Si fa tanto parlare degli Usa, ma quanto costa al nostro Paese la presenza in Mesopotamia? E soprattutto quanto conviene?

    Non bisogna infatti dimenticare che l’Italia è il terzo Paese al mondo nella classifica dei produttori di armi leggere di cui l'80% viene realizzato in Lombardia.


    riportare la democrazia????????........e' una barzelletta..........direi SOTTRARRE IL PETROLIO COSTA 2000MLD $,quanto ci guadagnano pero'?a dopo per le risposte...........

  Rischio Di Guerra Civile In Iraq, 68 Moschee Bruciate

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