1.     Mi trovi su: Homepage #4299649
    In Belgio oscurato Razorback, capace di indicizzare nello stesso momento i file
    di oltre un milioni di utenti. Già in piedi una rete alternativa
    Attacco al cuore del Peer-to-peer
    Spento il maxi server di eMule
    La Sony: "Cerchiamo di educare il pubblico al rispetto del diritto d'autore ma
    è importante anche il prezzo dei cd. Il giurista: "Paura della tecnologia"


    di ALESSANDRO LONGO
    ROMA - Colpo al cuore di eMule, il più popolare sistema di scambio file (peer to peer) tra utenti su internet, (www.emule-project.net). Nei giorni scorsi sono stati sequestrati i server più importanti di eMule, quelli dell'associazione Razorback, dove in media erano connessi oltre un milione di utenti alla volta. I server Razorback si trovavano in Belgio ma amministrati da un cittadino svizzero. Lui è stato arrestato, la sua casa perquisita. La notizia l'ha diffusa l'Mpa (Motion picture association degli Stati Uniti www. mpa. org), che aveva denunciato alle autorità belghe e svizzere l'associazione Razorback accusandola "di facilitare la diffusione di file illegali tra circa 1,3 milioni di utenti nello stesso momento".

    Pirateria di film, musica, videogiochi, soprattutto. Razorback, come tutti i server peer to peer, non ospitava i file ma si limitava a "indicizzarli" (cioè catalogarli in un indice informatico) permettendo così agli utenti connessi di ricercarli e di scaricarli dagli hard disk di altri utenti. Facilitazione di reato, quindi; complicità con chi scambiava file illegali: sono le accuse che adesso le autorità dovranno esaminare. Complicità aggravata, scrive la Mpa, da due circostanze: primo, Razorback non era solo un ritrovo di pirati ma era anche "una minaccia per la società", perché tra i file illegali scambiati c'erano pure "pornografia infantile, istruzioni per la costruzione di bombe e video di addestramento per terroristi". E, ancora, la Mpa sostiene che i gestori di Razorback agivano a scopo di lucro. Ricevevano donazioni dagli utenti e vendevano pubblicità (che appariva a chi si connetteva al server) spesso di natura pornografica. A salvare Razorback non sono valsi gli sforzi fatti dall'associazione per riabilitare la propria attività: già da tempo collaborava con alcuni produttori di contenuti per diffondere file legali, protetti e dotati di licenza, da acquistare sui propri server. Aveva anche dichiarato di voler creare un filtro per impedire lo scambio di file protetti.

    Per gli utenti il danno, in realtà, è limitato: chi usa il software eMule può connettersi a numerosi altri server, certo meno noti di Razorback ma altrettanto popolari. Mentre scriviamo, ai server più usati risultano connessi circa ottocentomila utenti, per un totale di 50 milioni su tutta la rete associata a eMule. Gli utenti, inoltre, già da tempo hanno preparato una contromossa creando una rete alternativa (Kad), accessibile via software eMule e decentralizzata, cioè sprovvista di server. Il caso in sé è notevole non tanto per gli effetti immediati sulla comunità peer to peer, ma soprattutto per gli scenari che apre. Si sta imponendo l'idea che anche chi facilita la pirateria sul web sia perseguibile; poco importa se non scambia né scarica in prima persona i file illegali.

    Siamo dinanzi a casi che anche in Italia hanno un seguito e fanno discutere gli esperti di diritto, come dimostra l'azione legale intrapresa contro i portali Calciolibero e Coolstreaming. Sono interpretazioni del diritto che forniscono alle multinazionali del disco, di Hollywood, del software nuovi strumenti per combattere a tutto campo contro la pirateria.

    Ma serviranno, nel lungo periodo, queste denunce? "Sono azioni necessarie ma non sufficienti a risolvere il problema. Morto un server, se ne fa un altro", dice a Repubblica. it Andrea Rosi, direttore della distribuzione digitale presso Sony-BMG. "Stiamo infatti agendo con varie strategie, anche cercando di educare il pubblico al rispetto del diritto d'autore", aggiunge. "Poi, inutile nascondersi dietro a un dito: anche il prezzo dei Cd ha un ruolo importante". A tal proposito, dal 3 marzo Sony Bmg sconterà del 16 per cento alcuni Cd, per protestare contro l'Iva, ritenuta eccessiva. Sulla musica è al 20 per cento, in Italia, mentre Sony Bmg vorrebbe fosse al 4 per cento, come per i libri. La multinazionale giapponese sottolinea che il disco viene classificato come bene di lusso, nel calcolo dell'Iva, e non come prodotto culturale. "L'Iva è una fetta importante di quello che è poi il prezzo al pubblico". L'industria sta già cercando di combattere la pirateria con modi anche diversi dalle azioni legali, spiega Rosi: "è una fase di grande cambiamento. Ormai sono molto vari i prezzi che proponiamo e comunque li abbiamo ridotti negli ultimi anni. Su internet stiamo provando modelli diversi, basati sull'acquisto anche della singola canzone o sul noleggio del brano. Non siamo nemmeno contro il peer to peer, di per sé: Bertelsmann in questi giorni sta preparando un sistema peer to peer legale, chiamato Gnap".

    Non è d'accordo con questa visione Andrea Monti, avvocato esperto di diritto relativo a internet, anche in qualità di presidente di Alcei (http://www.alcei.it/), (Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva). "La verità è che alle major non fanno paura i pirati, ma la tecnologia in sé. È questa che stanno cercando di combattere, uccidendo nella culla nuovi modelli di distribuzione che considerano pericolosi". Perché? "Internet e il peer to peer fanno saltare le catene tradizionali su cui si regge l'industria della musica, dei film. Il web mette autore e fruitori a diretto contatto, sullo stesso piano, senza bisogno di intermediari". "Certo - continua Monti - le major stanno cercando di svecchiare i propri modelli, abbracciando la rete, ma vogliono farlo con i propri modi e tempi. Con gradualità, perché è molto dispendioso e costoso ridisegnare i processi di distribuzione. Il peer to peer, il download gestito dagli utenti rischia di accelerare troppo i tempi, quindi per le major è meglio ucciderlo e poi riprendere il discorso con calma".
  2.     Mi trovi su: Homepage #4299651
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    Sulla musica è al 20 per cento, in Italia, mentre Sony Bmg vorrebbe fosse al 4 per cento, come per i libri. La multinazionale giapponese sottolinea che il disco viene classificato come bene di lusso, nel calcolo dell'Iva, e non come prodotto culturale.


    Bene di lusso lo sarà per voi, per me è un bene di PRIMA NECESSITA' :yy:
  3.     Mi trovi su: Homepage #4299652
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    "Internet e il peer to peer fanno saltare le catene tradizionali su cui si regge l'industria della musica, dei film. Il web mette autore e fruitori a diretto contatto, sullo stesso piano, senza bisogno di intermediari". "Certo - continua Monti - le major stanno cercando di svecchiare i propri modelli, abbracciando la rete, ma vogliono farlo con i propri modi e tempi. Con gradualità, perché è molto dispendioso e costoso ridisegnare i processi di distribuzione. Il peer to peer, il download gestito dagli utenti rischia di accelerare troppo i tempi, quindi per le major è meglio ucciderlo e poi riprendere il discorso con calma".


    quoto
  4.     Mi trovi su: Homepage #4299654
    Che la musica sia un bene di lusso sono d'accordo. Non capisco però perchè non lo siano pure i libri? Questa differenza secondo me non ci dovrebbe essere, li vedo due articoli estremamente simili.

    Ad ogni modo non penso sia quello il problema.

    Un cd ad tutt'oggi mi sembra costi 20 euro (correggetemi se sbaglio... ne compro uno ogni decennio circa). un aliquota del 4 % porterebbe il loro costo a € 17.33.
    Considerando che io i cd vergini con slimcase li pago circa €0.35 e che rispetto ad anni fà le canzoni inserite sono sempre di meno un valore 17 euro per i costi di produzione distribuzione e promozione mi sembrano veramente esagerati.
    NON LASCIARE MAI CHE LA PAURA DI PERDERE TI IMPEDISCA DI PARTECIPARE!!!
  5. aaa  
        Mi trovi su: Homepage #4299659
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    allora dovrebbero abbassare le tasse su questi beni di lusso. Sono beni culturali, non di lusso.
    libri musica deono essere considerati beni culturali.

    tutto al 4% di iva

    in francia i cd li vendono a 16€, se si va a milano si arriva fino a 22.25€

    :mad:
    IO il 25 Agosto 1970 C'ERO :cool:
  6. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #4299662
    Porca putt.......mi è venuto un infarto avevo letto si è spento Razor :bolt: ........back....fiuuuuuu.....


    Zan non fare più di sti giochetti......caxxo.....:mad:
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.

  Sono in lutto: si è spento Razorback

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina