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    E sull'azzurro: «Il vecchietto può servire».

    A un certo punto dell'intervista Christian Vieri mima il taglio di una ciocca dei suoi capelli. «Ho letto che analizzandoli si può scoprire se uno tira cocaina. Ecco, la porti in un laboratorio, così finalmente si saprà la verità. Lei sa che di me si dice anche questo: cocainomane... E' una colossale balla come l'ottanta per cento delle voci che girano sulla mia vita privata. Certo, a vent'anni uscivo tutte le sere, ma ora che ne ho trentadue so di dovermi gestire diversamente. Non sono un cretino. Il mio problema è la sproporzione fra quanto lascio conoscere di me, che è poco, lo riconosco, e quanto si dice e si scrive, che in questi anni è stato tanto».

    A volte lei è un pessimo pierre di se stesso. La sparata degli Europei, «sono più uomo io di tutti voi messi assieme», è difficile da dimenticare. «Pentimento è una parola difficile da pronunciare, ma se vuole sapere se ripeterei quelle parole la risposta è no. Ho sbagliato. Ho sbagliato soprattutto a generalizzare, prendendomela anche con chi non c'entrava».

    Il suo feroce desiderio di andare al Mondiale nasce dalla sensazione di avere un debito con l'Italia? «Si riferisce al gol mancato nel finale con la Sud Corea? A volte ci ripenso, sì. L'avessi segnato, saremmo andati fino in fondo: quella era una Nazionale fortissima. Non parlerei di debito, però, sia nel '98 che nel 2002 ho fatto anche cose buone. Diciamo che nella vita di un calciatore esiste un massimo, rappresentare il tuo Paese a un Mondiale. Non c'è paragone con nient'altro, l'adrenalina ti esce dalle orecchie. Vorrei provare quella sensazione ancora una volta».

    E' stato Lippi a spingerla dal Milan al Monaco? «Non direttamente. L'ultima volta che abbiamo parlato dell'argomento è stato in estate, quando mi disse che in questa stagione avrebbe voluto vedermi giocare. A Natale mi son detto che non stavo seguendo la sua indicazione, e che le prospettive di farlo da lì a giugno erano molto incerte. A Milanello stavo come un pascià, e Milano è più di ogni altra la mia città: gli amici mi consigliavano per questo di rimanere, ma il Mondiale era un desiderio troppo forte. Partire ancora era necessario».

    A che punto è la sua condizione fisica? Nelle ultime gare l'abbiamo vista bene neiprimi tempi ma affaticato nelle riprese. «La forma cresce di giorno in giorno, secondo me ho ormai 70 minuti a buon livello nelle gambe. Sento le energie riaffluire, ed è una sensazione fantastica. Parlando tanto per parlare, io penso di poter giocare fino al 2010. Magari non sempre in squadre da titolo, come ha fatto Baggio nelle ultime stagioni. L'ho chiamato, Roberto, gli ho detto che mi manca e che dovrebbe tornare in campo, anche per 15 partite l'anno. Il problema, mi ha risposto lui, è che dovrebbe bersi una caraffa di Aulin prima di ogni allenamento. Troppi acciacchi, poverino».

    Con l'Inter ritiene di essersi lasciato bene come col Milan? «Quando ci siamo accordati per la rescissione del contratto ho detto "io non parlo più di voi, voi non parlate più di me". Ogni tanto sento qualche frecciatina, ma non ci faccio caso. Ho accettato la transazione, rinunciando a tre milioni e mezzo, senza avere un'offerta in tasca. S'erano fatti vivi soltanto dalla Grecia, e con tutto il rispetto... ».

    Vieri, con tutti i gol che ha segnato non le pare di aver vinto troppo poco? «E' terribilmente vero, purtroppo. La sera del 5 maggio mi sarei gettato dalla finestra. A volte ci penso ancora. Non è vero, come si è detto, che la Lazio fosse disposta a regalarci la partita. A certi livelli è impensabile. Dovevamo vincerla noi, ed eravamo carichi per farlo. Avevo perso uno scudetto all'ultima giornata con la stessa Lazio, anni prima. E con la Juve una finale di Champions. Non bisognerebbe dirlo, ma penso di essere stato sfortunato».

    Non crede invece di aver anteposto troppe volte un ricco contratto a una continuità tecnica? «Questa è un'altra leggenda che gira sul mio conto. Soldi ne ho sempre guadagnati tanti, ma le garantisco che in entrambi i miei trasferimenti più ricchi, dall'Atletico alla Lazio e dalla Lazio all'Inter, avrei preso di più restando anziché andando. Ma avevo voglia di cambiare, di provare un altro ambiente, un'altra città. Non l'ho mai fatto per i soldi. O forse una volta, dalla Juve all'Atletico. Tanto tempo fa. E, come sempre, andava bene a entrambi».

    Giovedì Lippi è venuto a vederla, domani ci sono le convocazioni per l'amichevole con la Germania. Pronostico secco: andrà al Mondiale? «Io dico di sì. Ma se fosse no, il mio rapporto di stima con Lippi non ne verrebbe toccato. Spero di andare al Mondiale perché anche quest'Italia è fortissima, e se Totti recupera, come spero e gli auguro, le punte azzurre avranno a disposizione il miglior uomo-assist del pianeta. Toni e Gilardino sono formidabili, ma ora che questo vecchietto sta ritrovando la condizione, vedrete che saprà rendersi utile. E poi, io lo dico sempre: questo Brasile è un sogno, soltanto una squadra lo può battere, l'Italia. Li aspettiamo e ripartiamo. Quando succederà, vorrei essere lì».
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper

  Vieri si sfoga: «Cocaina, dolce vita... basta balle su di me!»

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