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    Testata: La Repubblica
    Data: 07 marzo 2006
    Pagina: 13
    Autore: Vanna Vannucini
    Titolo: «"Quelle centrali non ci servono il regime ha solo sete di potere"»

    TEHERAN - «Se ci sono in Iran tre specialisti di energia nucleare, uno di questi è Ahmad Shirzad», dice Mohammad Reza Khatami, capo del gruppo riformatore Mosharekat e fratello dell´ex presidente Khatami. Shirzad, fisico nucleare e professore all´Università di Isfahan, è sempre stato critico verso i progetti nucleari iraniani. Tre anni fa, quand´era ancora parlamentare, spiegò in una seduta pubblica del parlamento che il regime aveva scelto il metodo meno conveniente e più sbagliato per arrivare alla tecnologia nucleare, «costruendo un sito di 20.000 metri quadri di superficie e cinquanta metri di profondità sotto il deserto di Natanz per metterci qualche centrifuga». «Non si rendono conto - disse - che in questo modo non otterranno la tecnologia nucleare ma provocheranno all´Iran danni irreparabili».
    Nonostante le minacce che continuamente riceve, Shirzad non ha mai smesso di criticare i «progetti nucleari ambiziosi ma inutili» del regime. Nei giorni scorsi è stato uno degli oratori in una riunione dei gruppi riformatori, di nuovo uniti nel tentativo di arginare gli ultrà conservatori di Ahmadinejad, che si è tenuta nel centro culturale del Ministero del Lavoro.
    Professor Shirzad, qual è la sua posizione sul programma nucleare che il regime considera irrinunciabile?
    «Da decenni l´Iran è sotto l´ombra del programma nucleare, e la cosa peggiore è che nessuno sa nulla delle questioni tecniche. Quando l´Iran decise di sospendere l´arricchimento dell´uranio come concessione ai negoziatori europei, Ali Larijani, l´attuale capo negoziatore, disse che Teheran stava offrendo "una perla rara in cambio di un leccalecca", e che la sospensione era contraria agli interessi nazionali iraniani. Ma quale perla rara e quali interessi nazionali... Prima di tutto nessuno dice che le risorse minerarie di uranio in Iran sono praticamente zero. Tutte le nostre risorse ammontano a 1.400 tonnellate di minerale. Per fare un paragone, l´Australia ne ha 1.740.000, il Kazakistan 600.000. Con 1.400 tonnellate si può alimentare la centrale di Bushehr per soli sette anni. Una centrale normalmente è progettata per operare per cinquant´anni e quella di Bushehr è già costata fino a questo momento 1,8 miliardi di dollari.
    In più il nostro uranio a Yazd è a 350 metri di profondità. Sa che cosa vuol dire estrarre il minerale a 350 metri sotto il suolo? Che ogni chilo di yellowcake ci costa 130 dollari, sei volte più del prezzo sul mercato mondiale, che è di 20 dollari. E una volta che il mondo isola l´Iran mi dice chi ci venderebbe l´uranio?»
    Il regime sostiene che è una questione di onore nazionale.
    «I nostri governanti non solo pretendono di dettarci le loro teorie sulla religione, ma perfino sulla scienza. È assurdo. Ogni sera dobbiamo vedere questa tv spazzatura, un programma che pretende di spiegare agli iraniani tutto sulle centrali e sull´obbligo dell´Aiea di riconoscere i diritti dell´Iran all´uso dell´energia nucleare. Qualcuno dovrà pagare un giorno per aver creato queste illusioni e ingannato la gente. Questo è esattamente il contrario dello spirito di Khorramshahr (quando gli iraniani respinsero nel 1982 l´invasione irachena), anche se viene fatto passare come difesa della nazione. Allora sapevamo per che cosa stavamo combattendo. Sulla tecnologia nucleare ci sono solo due approcci possibili: o un paese è una potenza nucleare oppure ti esponi a grandi rischi politici. Nessuno ha discusso mai se Bushehr sia utile. E quanti soldi sono sepolti sotto Natanz, senza che ce ne sia traccia nei bilanci dello Stato? Dicono: abbiamo grandi scienziati. Ma non è vero. Se ci fossero, quando è stato annunciata la ripresa dell´arricchimento dell´uranio, la notizia avrebbe dovuto essere che dopo mesi di lavoro gli scienziati iraniani erano stati capaci di un grande successo. Invece non è così. Le centrifughe non rispondono a situazioni politiche».
    L´energia nucleare è indispensabile, afferma il governo, perché i consumi interni di petrolio aumentano a ritmi che tra pochi anni ridurranno la quantità di petrolio da esportare.
    «Bushehr è una centrale di 1.000 megawatt. Il fabbisogno iraniano è di 40.000 megawatt. Aghazadeh dice che 20.000 dovranno essere coperti in futuro dall´energia nucleare. Bisognerebbe chiedergli con quale combustibile».
    ...è la natura dell'uomo che spinge a odiare chi sta bene quando è lui a star male...

    [img]http://gif-animate.per-il-mio-sito.com/bandiere_italiane/bandiera-

  L'Iran non ha bisogno delle centrali nucleari

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