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    E se fossero due sinistre?
    di Luca Ricolfi

    http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=627&tp=C

    Esattamente dieci anni fa, all’inizio del 1996, usciva un libro di Marco Revelli intitolato «Le due destre». Era il periodo in cui Prodi e il Pds inventavano l’Ulivo, e Berlusconi e Fini guidavano il Polo delle libertà senza la Lega. La tesi di Revelli era che nell’Italia della seconda Repubblica lo scontro politico non era fra una sinistra e una destra, bensì fra due differenti tipi di destra: quella populista e plebiscitaria di Fini e Berlusconi, e quella elitaria e tecnocratica di Prodi e D’Alema. Si può sottilizzare sui dettagli, ma - a dieci anni di distanza - è difficile non riconoscere che Revelli aveva visto giusto: nel quinquennio 1996-2001 il centro-sinistra fece ben poche cose di sinistra, e molto di quel che fece - privatizzazioni, liberalizzazioni, flessibilizzazione del mercato del lavoro - è precisamente quel che tradizionalmente ci si aspetta da un governo di destra (detto per inciso, è questa la vera ragione per cui Bertinotti fece lo sgambettto a Prodi, e dal suo punto di vista non saprei come dargli torto). Dunque è vero: nel 1996 l'elettore fu chiamato a scegliere fra due destre, e preferì quella liberista a quella populista. Ma oggi? Oggi, a mio parere, la scelta non è più fra due destre ma fra due sinistre. Nel frattempo, infatti, sono successe due cose molto importanti, che hanno completamente sconvolto l'offerta politica.

    La prima è che la sinistra è riuscita a formare un'alleanza larghissima, che va da Mastella a Bertinotti, e a mettere a punto un programma che è convintamene sostenuto innanzitutto da Bertinotti stesso. Per quanto vago e pieno di formule ambigue, il programma dell'Unione è chiaramente più di sinistra dei programmi del 1996 e del 2001, ed è per questo che Bertinotti lo difende e lo difenderà a spada tratta, bloccando ogni tentativo di darne un'interpretazione eccessivamente modernizzatrice. Quando Bertinotti dice che i pericoli per la governabilità verranno da quello che lui chiama il centro ha perfettamente ragione: se l’Unione vincerà, i primi a trovarsi a disagio non saranno i «comunisti» del Prc e del Pdci, marginalizzati da un partito democratico che non c'è, bensì i liberisti annidati nella Rosa nel pugno, nella Margherita, nella destra Ds. Insomma la prima vittima dell'Unione non sarà l'ala sinistra dell'Unione stessa ma la cosiddetta «agenda Giavazzi», ossia il programma di scongelamento del sistema proposto qualche mese fa dall'economista milanese. Dunque Revelli ha ragione per il passato, ma la sinistra di oggi sembra aver ascoltato non pochi dei suoi consigli, e si presenta (finalmente?) davanti all'elettorato con un classico programma di sinistra, molto attento a restituire il maltolto al lavoro dipendente e a rinforzare lo stato sociale.

    Ma c'è una seconda novità, meno visibile della prima. Da allora anche la destra è cambiata, e molte delle cose che ha fatto in questi anni sono cose «di sinistra». Ha aumentato le pensioni dei lavoratori più deboli. Ha fatto crescere il peso della spesa sociale sul Pil, che invece l'Ulivo aveva tenuto costante. Ha deprecarizzato il mercato del lavoro, che invece l'Ulivo aveva flessibilizzato. Ha fermato le privatizzazioni e le liberalizzazioni, che invece l'Ulivo aveva portato avanti.

    Ecco perché dicevo, un po' provocatoriamente, che oggi l'alternativa non è più fra due destre, come dieci anni fa, ma fra due sinistre. Da una parte l'Unione, ossia la vera sinistra, che promette di liberarci da Berlusconi e di ridistribuire reddito dai ceti medio-alti a quelli medio-bassi. Dall'altra la Casa delle libertà, ossia la falsa destra, che promette di conservarci Berlusconi e di finire il lavoro neo-statalista iniziato cinque anni fa.

    Non è questo il luogo per esaminare le differenze fra le soluzioni degli uni e quelle degli altri, che sono indubbiamente notevoli sia sul piano economico sia sul piano sociale. Ma è difficile sfuggire all'impressione che entrambe capitalizzino sulle paure degli elettori, sul bisogno di protezione, sulla difesa di interessi perfettamente legittimi ma settoriali. Insomma, visti da vicino il programma dell'Unione e il programma della Casa delle libertà appaiono profondamente conservatori, terribilmente preoccupati di blandire le rispettive basi sociali, tragicamente incapaci di verità e di coraggio, irresponsabilmente omissivi sullo stato dei conti pubblici e sulle scelte (anche dolorose) che sarebbero necessarie per rilanciare lo sviluppo. Eppure se la torta non crescerà non ci sarà niente da distribuire, e ci ritroveremo come sempre a incolpare la mala sorte, l'opposizione, il terrorismo, l'avversa congiuntura internazionale.

    Con questo non voglio suggerire che la scelta fra Casa delle libertà e Unione non sia importante. Quella scelta determinerà in che tipo di democrazia vivremo nei prossimi anni, e lungo quali sentieri verrà incanalato il declino dell'Italia, insomma la velocità e la direzione della nostra «argentinizzazione». Ma come elettore preferirei poter pensare di avere una terza chance.
    ...è la natura dell'uomo che spinge a odiare chi sta bene quando è lui a star male...

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    Alcuni spunti :)

    Originally posted by npj
    detto per inciso, è questa la vera ragione per cui Bertinotti fece lo sgambettto a Prodi, e dal suo punto di vista non saprei come dargli torto[/QUOTE]

    primo spunto: Bertinotti si battè per le 35 ore e fece cadere il governo per quello. Più che di sinistra era una cosa irrealizzabile in nessuna parte d'Europa.

    [QUOTE]Originally posted by npj
    Ma c'è una seconda novità, meno visibile della prima. Da allora anche la destra è cambiata, e molte delle cose che ha fatto in questi anni sono cose «di sinistra». Ha aumentato le pensioni dei lavoratori più deboli. Ha fatto crescere il peso della spesa sociale sul Pil, che invece l'Ulivo aveva tenuto costante. Ha deprecarizzato il mercato del lavoro, che invece l'Ulivo aveva flessibilizzato. Ha fermato le privatizzazioni e le liberalizzazioni, che invece l'Ulivo aveva portato avanti.
    [/QUOTE]

    secondo spunto: non mi trovo d'accordo su alcuni punti: le pensioni non sono aumentate e non ha deprecarizzato il lavoro, anzi :)

    [QUOTE]Originally posted by npj
    Insomma, visti da vicino il programma dell'Unione e il programma della Casa delle libertà appaiono profondamente conservatori, terribilmente preoccupati di blandire le rispettive basi sociali, tragicamente incapaci di verità e di coraggio, irresponsabilmente omissivi sullo stato dei conti pubblici e sulle scelte (anche dolorose) che sarebbero necessarie per rilanciare lo sviluppo.


    terzo spunto: penso che la voglia di crescere ci sia da parte di tutti, ma è ancor più lecito aspettarsi che le stesse persone che ci hanno fatto crescere in passato portandoci in Europa continuino con questo progetto, facendoci quindi progredire verso l'Europa anzichè arenarci nelle "mura" nazionali ;)
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    Originally posted by Zanetti_Capitano
    Alcuni spunti :)

    secondo spunto: non mi trovo d'accordo su alcuni punti: le pensioni non sono aumentate e non ha deprecarizzato il lavoro, anzi :)



    Le pensioni minime sono aumentate per i monoreddito, è innegabile Zan, dire il contrario non è giusto.
    ...è la natura dell'uomo che spinge a odiare chi sta bene quando è lui a star male...

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  INTERESSANTE: E se fossero due sinistre?

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