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    Oggi anteprima stampa al Barberini di Roma
    da domani il film sarà nelle sale in 380 copie
    Arriva il Caimano, Moretti in tour
    il regista in giro per l'Italia


    ROMA - Dice: mai si è visto uno stratega della comunicazione e dell'autopromozione più stratega di Nanni Moretti. C'è una battuta come tutte le sue all'incrocio tra compiacimento narcisistico e ferocia autocritica. Quella che in Ecce Bombo gli faceva chiedere a se stesso, a proposito di una festa: mi si nota di più se non vado o se vado e sto in disparte? In realtà, liberi di crederci o no, le cose stanno così: è vero che il risultato è quello di un'attenzione mediatica inversamente proporzionale al suo sottrarsi - non stiamo tutti qui a riempire pagine del nulla che si sa sul Caimano? - ma è vero anche che questo risultato (che poteva esserci, come c'è stato solo dopo molti anni durante i quali Nanni era considerato un fastidioso rompiscatole, ma poteva anche non esserci) non ha dietro di sé un calcolo ma un autentico modo di essere: matto? Maniacalmente geloso della dimensione amical-artigianale e cultore del fai da te? Moretti piace, a chi piace, perché dà un'idea di coincidenza tra predicare e razzolare.

    Oggi comunque "Il caimano" smetterà di essere un mistero. Almeno per i circa cinquecento accreditati all'anteprima stampa di questa mattina al Barberini di Roma. Dove si farà a cazzotti tra addetti ai lavori, fior fiore del giornalismo politico o di costume, molti stranieri che si sono mossi apposta da casa loro, e imbucati smaniosi di "esserci". Ma per tutti ci sarà solo la proiezione del film. Moretti ha deciso alla fine di non fare neanche una conferenza stampa. Poi inizia il viaggio. Domani nelle sale in 380 copie: per darvi un'idea il pur trionfale "La stanza del figlio", Palma d'oro al festival di Cannes, uscì con 80 copie.

    Sabato comincia il tour: niente interviste ai giornali, niente conferenza stampa, ma molti incontri con il pubblico in giro per l'Italia e pochissime apparizioni selezionate radio-tv. La mattina di sabato Moretti affronta la sua prima prova con il pubblico dell'Anteo di Milano mentre la sera sarà ospite nel salotto televisivo milanese di Fabio Fazio. La scelta di "Che tempo che fa" è stata elaborata e rimuginata come tutto. Si sa che in ballo tra i molto inviti ci sono stati quello di Ferrara a "Otto e mezzo", quello di Mentana a "Matrix", quello di Serena Dandini. Alla fine Fazio - su RaiTre ma meno identificabile di Dandini, senza però fugare ogni preoccupazione se Petruccioli ha sentito il bisogno di dichiarare "fiducia nei cittadini Fazio e Moretti" a proposito di rispetto della legge - deve essere sembrato a Moretti la soluzione più giusta.

    Non è vero che per la prima volta Moretti torna ospite di un talk show televisivo dal 1977 quando, ventiquattrenne arrogante, aggredì Mario Monicelli in un faccia a faccia denominato "Match", moderato da Arbasino. È andato due volte a "Domenica In": con Baudo per l'uscita di "Bianca", con Mino Damato per quella di "La messa è finita". Parliamo comunque di vent'anni fa.

    La tournée proseguirà lunedì al Modernissimo di Napoli, martedì al Massimo di Torino, mercoledì a Pordenone, giovedì a Trieste e Udine, il 4 aprile al Lumière di Bologna. Mentre nel corso della settimana prossima due saranno le probabili apparizioni radiofoniche. Ai microfoni di Hollywood Party (RadioTre) e finalmente a quelli di Fiorello e Baldini di Viva RadioDue. Fiorello non è riuscito a convincere Moretti prima dell'uscita del Caimano malgrado il reiterato ricatto di rivelare tutto.

    Ultimo capitolo del tormentone, andato avanti tra imitazioni e telefonate vere ma surreali agli uffici Sacher, ieri: "c'è il lieto fine", ha annunciato Fiorello, "muore il protagonista". Con goliardica allusione al "Caimano" ovvero "Lo Smemorato di Cologno" del programma radiofonico, ovvero Silvio Berlusconi.

    http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/spettacoli_e_cultura/caimano/morettour/morettour.html

    Domani sera un posto è già prenotato :thepimp:
  2.     Mi trovi su: Homepage #4329159
    L'esordio con i travagli dell'ultrasinistra
    poi la "sveglia" all'Ulivo delle liti, ora il premier
    Dal Pci a Craxi a Berlusconi
    Nanni "veggente" dei miti in crisi


    SE IL berlusconismo è agli sgoccioli, e un certo cinema anticipa la realtà, a 17 giorni dalle elezioni vale la pena di ricordare che da più di trent'anni, là dove c'è una crisi politica, piomba Nanni Moretti.

    È ormai questione di antenna, di sensori, o di calamita. Basti pensare che il suo primissimo super8 s'intitolava già La sconfitta e metteva in scena l'eroicomica sofferenza di un militante dell'ultrasinistra.

    A questa specie di disagevole chiaroveggenza si può dire che Moretti è sempre rimasto fedele. Con il che, a partire dal lontano 1973, non c'è disastro strisciante, né pubblica disfatta o depressione di fede o di regime che non abbia previsto e illustrato, di solito con una risonanza che stavolta dovrebbe impensierire il Cavaliere. Perché fino a prova contraria il morso del Caimano è destinato a lui.

    Caso più unico che raro, Berlusconi non ha mai parlato di Moretti. Mai addirittura risulta averne pronunciato il nome, neppure al tempo dei girotondi, quando di colpo, un giorno di carnevale del 2002, trovandosi a passare sotto un palco a piazza Navona, il regista fuoriuscì dai suoi film per entrare sia pure brevemente, ma da protagonista, nella vita pubblica italiana.

    Forse in qualche modo il presidente del Consiglio ne ha paura; forse, da uomo di comunicazione e di spettacolo, non vuole fargli pubblicità. E tuttavia, nella grande battaglia per la conquista dell'immaginario, in quello spazio dove la politica entra in circuito con l'energia delle immagini e dei simboli, si tratta di uno scontro epico, e per tanti versi magari a suo modo perfino terminale.

    Di Moretti, come di ogni vero e nevrotico artista, si può pensare il meglio o il peggio. Ma sul piano quasi oggettivo dello sviluppo storico, nel prefigurare le imminenti magagne nazionali, nessuno più di lui appare recidivo. Così, si deve senz'altro a Io sono un autarchico (1976) e a Ecce bombo (1978) la più illuminante descrizione della crisi dell'ultrasinistra, il disincanto e poi lo sfascio esistenziale di una generazione di rivoluzionari. Militanti barbuti e un po' spiritati che si infliggevano improbabili sedute di "autocoscienza maschile"; ragazze che "facevano cose e vedevano gente"; un piccolo mondo grottesco che se ne andava - "No, il dibattito no!" - alcuni dietro agli "indiani cicorioni" alla Festa del Sole di Machu Picchu; altri pronti a ricevere rassicurazioni da "un amico mio etiope" riguardo all'impossibilità di un golpe, per via di certe rotaie su cui non potevano transitare i carriarmati.

    "Il comico si annida nelle cerniere della storia come una ruggine corrosiva" scrisse allora Alberto Moravia. Ma se l'universo dei gruppuscoli sembrava minima e misera cosa da raccontare, non così fu dieci anni dopo la fine del comunismo che si involtolava su se stesso in Palombella rossa (1989), con tanto di deputato del Pci in palese crollo psicoemotivo: "Siamo uguali, però siamo diversi". Prima di essere raccolto dagli infermieri della neuro.

    Quindi Moretti, sempre in anticipo sulla scissione e la nascita travagliatissima del Pds, si dedicò a La Cosa (1990): un vero viaggio nelle sezioni di un partito che ondeggiava tra il caos più pauroso, le lacerazioni e il furbo ridimensionamento delle speranze, "una lezione di giornalismo" scrisse Rossana Rossanda.

    Ancora un anno e la rovina da prevedere e debitamente accompagnare nella concretezza delle vicende è quella di Craxi. Il portaborse, in realtà, è un film di Daniele Luchetti. Però s'impone anche perché Moretti incarna l'odiosa figura del ministro Botero, ricostruito come cinica sintesi di Martelli e De Michelis, con qualche sproloquio decisionista attinto di peso dai discorsi craxiani. Dopo averlo visto, il vicesegretario del Psi Giulio Di Donato dice: "M'è venuto da vomitare". Di lì a qualche mese, nella fornace del congresso di Bari, la prossima fine ingloriosa del garofano è davanti agli occhi di tutti. Basta saperla riconoscere.

    Prima e poi ci sono, è ovvio, diversi film non-politici. Storie di preti, di amori, malattie, solitudini, bambini. Pellicole riuscite e meno riuscite. Ma qui vale più ricordare il rabbioso sgomento per la sconfitta e l'ormai malinconica delusione, anzi addirittura l'estraneità che in Aprile (1998) Moretti riserva a quella stessa sinistra finalmente, ma invano al dunque giunta al potere. Gli ombrelli neri sotto la pioggia dopo il trionfo berlusconiano; le navi cariche di albanesi; e quell'ormai celebre tormentone che sanziona la trasformazione del militante in un tifoso davanti alla tv, con tanto di spinellone fumato sotto gli occhi di mamma: "D'Alema, dì qualcosa di sinistra!". E il D'Alema presidente del Consiglio se lo sentì rinfacciare, da un giornalista argentino, addirittura davanti alle cascate di Iguazù.

    Poi sì, certo, come si accennava, Moretti per un po' fece davvero il suo ingresso in politica. Gli bastò, una sera, quella frase che suonava come una maledizione: "Con questo gruppo dirigente non vinceremo mai", indicando con la testa alle sue spalle D'Alema, Rutelli, Fassino (che prese cappello e se ne andò). E vennero allora le coreografie di piazza senza più le bandiere rosse, vennero i presidi sotto il Senato per la Cirami, e i palloncini da gonfiare, i giornalisti che spiavano dietro le vetrate del Nuovo Sacher, i commessi della Camera che intimavano una postura più consona, e il boato delle moltitudini sotto il palco a San Giovanni, quell'esordio così rauco e cantilenante, così morettiano: "Non perdiamoci di vista... ".

    Ma dopo? Boh. Un conto è avere l'occhio lungo, un altro perdersi di vista. Inoltre gli artisti come Nanni, si sa, valli a capire. Anni orsono Biancamaria Frabotta gli ha dedicato una poesia che si conclude così: "Per una storia che non ci attanagli/ per un mito della nostra taglia/ per una lacrima che non sia di coccodrillo". O di caimano, viene da pensare: che sempre di super-rettili in fondo si tratta.

    http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/spettacoli_e_cultura/caimano/veggente/veggente.html
  3.     Mi trovi su: Homepage #4329160
    Il Caimano, accoglienza tiepida
    Presentato alla stampa film di Moretti

    Applausi misurati, qualche risata e giornalisti un po' interdetti dopo le prime proiezioni per la stampa del film di Nanni Moretti "Il Caimano", avvenute al cinema Barberini di Roma e all'Anteo di Milano. Alcuni critici si sono detti raggelati per il finale della pellicola, che sbarcherà nei cinema venerdì in 380 sale. Opinioni discordi attorno al film per l'immagine resa del premier Silvio Berlusconi.

    Sala affollata al cinema Barberini, con giornalisti italiani e stranieri e qualche volto noto come il consigliere di amministrazione Rai Sandro Curzi e il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti. All'anteprima milanese, dove il film è stato salutato da un breve applauso, c'era anche Fabio Fazio, che sabato ospiterà Moretti nella sua trasmissione "Che tempo che fa". Ambivalenti le reazioni a caldo da parte degli addetti ai lavori. C'è chi dice "Mi aspettavo di più", c'è chi invece parla di un "film non facile, ma coraggioso e necessario".

    Dopo le due anteprime, i giornalisti sono sembrati interdetti, spiazzati, incapaci di esprimere un parere del tutto positivo o negativo. La pellicola, che gioca su più livelli, è difficile da inquadrare, digerire e commentare. La domanda di fondo è la seguente: perché in Italia non si riesce a fare un film su Silvio Berlusconi? La trama del "Caimano" racconta di Bruno, un produttore in difficoltà (Silvio Orlando) che rinuncia all'ennesimo "remake" sul ritorno di Cristoforo Colombo dalle Americhe, per produrre un film, "Il Caimano" appunto, tratto dalla sceneggiatura della giovane e intraprendente regista Teresa (Jasmine Trinca): la pellicola vuole raccontare nientemeno che la figura, l'ascesa e i processi del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ma le insidie al progetto sono moltissime, dai finanziatori agli attori che, uno ad uno, da Nanni Moretti (in un primo tempo) a Michele Placido, chi prima chi dopo, rinunciano al progetto. La determinazione del produttore, però, è tale che alla fine decide di girare comunque un "corto"...

    Ed è proprio la presenza del premier nella pellicola a dividere gli animi. "Non è liquidabile con una serie di stereotipi contro Berlusconi, perché - riflette qualcuno -
    parla soprattutto di una certa mentalità italiana". Altri, invece, invitano a ricordare che "Il Caimano" "è un film e non un comizio politico e come tale va considerato". La novità più straordinaria del film è che lo stesso Nanni Moretti veste i panni del "Caimano", alias Silvio Berlusconi. La sorpresa della trama, avvolta per mesi in una cortina di silenzio, arriva negli ultimi quindici minuti del film. Vedremo se la trovata del regista-girotondino sarà azzeccata anche in termini di boxoffice: dopo l'opinione degli addetti ai lavori, la parola ora passa al pubblico "vero".

    http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo302096.shtml

    http://www.audionews.it/notizia.asp?id=142429
    ...è la natura dell'uomo che spinge a odiare chi sta bene quando è lui a star male...

    [img]http://gif-animate.per-il-mio-sito.com/bandiere_italiane/bandiera-
  4.     Mi trovi su: Homepage #4329162
    In anticipo su Npj, ho l'onore di incollare nientepopodimenoCHE...

    GIULIANO FERRARA

    Io, uno dei berluscones
    vi spiego perché mi è piaciuto


    CARO direttore, chiedi a me, uno dei berluscones, l'expertise o perizia di parte sul film di Moretti. Eccoti servito. Moretti è un vero talento e una persona perbene. Il Caimano lo dimostra. Avrebbe potuto solleticare il pubblico "de sinistra" alla vigilia della Liberazione, lasciargli in bocca il gusto di un'imminente vittoria. Invece nella bottiglia ha infilato un messaggio malinconico, che per noi foglianti è da tempo un'allegra constatazione: vinca o perda le elezioni, Berlusconi ha cambiato l'Italia, è il re della nostra epoca e in trent'anni ci ha fatto sognare o vedere i sorci verdi, a seconda di come la vogliamo prendere.

    Come la prende Moretti, si sa. E' come il suo eroe Silvio Orlando (bravissimo) un vero conservatore, anche un po' bigotto, un familista teneramente orripilato dal turismo procreativo e dalle coppie gay, è un ritrattista di buoni sentimenti, bambini spaesati per la separazione dei genitori, adulti-bambini che sanno combinare soltanto cosine sfigate come il film "Cataratte", che vorrebbero vivere per sempre in un paese fermo ai miti della propria infanzia, in città dove gli indirizzi e le abitudini non cambiano mai, dove il denaro si nasconde nella clamorosa bellezza lirica della povertà, del continuo e frustrato tentativo di sfangarla.

    Nella sua poetica del borghesuccio di Monteverde, dell'artista d'essai che non realizza il risultato per non essere volgare, Moretti inserisce stavolta qualcosa dell'autoironia cervantina di Pedro Almodóvar, e vistosamente si colorisce, si migliora, smette di prendersi troppo sul serio. Sul suo piccolo mondo antico si stagliano ben tre Berlusconi, successive incarnazioni del Caimano, del predatore sociale e politico moderno, un mostro di populismo autoritario e manipolatore.

    Il primo Berlusconi del film è Cochi & Renato, con i soldi della mafia che cadono dal cielo in borsone enormi e gli fioccano intorno come coriandoli, in un tripudio di business televisivo, rincoglionimento del popolo, rivendita catodica di culetti danzanti.

    Il secondo (Michele Placido) è un'altra figurina appena appesantita di un fumetto del potere, che crolla su se stessa quando l'attore, che non vuole grane, rinuncia al contratto e fa fallire il film affondando la missione impegnata. E fin qui la morale è che "è sempre il momento di fare la commedia", e il berlusconismo è sospeso tra le gag e le gaffe.

    Infine entra in scena Moretti in persona, versione Orson Welles e Citizen Kane, tutto diventa triste, forte, terminale e solenne: Berlusconi-Moretti-Kane è condannato in tribunale, esce dichiarando che è finita la democrazia, sale in una grande auto nera e se ne va mentre alle sue spalle i fuochi dell'insurrezione berlusconiana travolgono i suoi giudici presi a pesci in faccia e aggrediti a colpi di molotov sulla scalinata della Corte di giustizia.

    Un gran finale pedagogico in cui Moretti non dissimula, come sempre, il suo grandioso narcisismo, la sua identificazione piena con il vilain, con l'eroe negativo che letteralmente lo ha soggiogato, gli ha comprato e rivenduto l'anima occupando per intero la sua fantasia, la sua nevrosi d'artista, la sua ossessione. Ma il tutto in cartoon, con un tratto leggero e cinefilo, tra una citazione e l'altra, senza cupo moralismo.

    Un contributo robusto alla riuscita del film lo dà Berlusconi in persona, nei materiali di repertorio visti in tv dai piccoli italiani che lo subiscono quando parla al Parlamento europeo e quando racconta in tribunale spillette e girocollo in diamanti che regala ai suoi amici per Natale. Lì si vedono due cose: che Berlusconi è il prim'attore senza rivali, e che non è un Caimano, è un Cavaliere.

    (24 marzo 2006)
  5.     Mi trovi su: Homepage #4329164
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    vedremo stasera, ho già prenotato il posto :thepimp:


    Qui sotto forse c'e` scritto come va a finire:cool:


    Se fra un mese avremo il governo della sinistra avanzo fin d'ora al presidente Prodi la modesta proposta di affidare la direzione dei servizi segreti a Nanni Moretti. Impossibile trovare un «secretante» più bravo del cineasta che per un anno è riuscito a non far trapelare nulla del suo film. E ora che il velo è caduto in un'affollatissima mattinata al Barberini di Roma, a salvaguardia dei futuri spettatori che hanno il diritto a godersi le sorprese del film, si avrebbe voglia di continuare a non anticipare granché. Purtroppo nella nostra società il bel gioco della riservatezza dura poco e i giornali pretendono le notizie.

    Vediamo comunque di soddisfare qualche curiosità. Chi impersona Berlusconi? A parte che il nome fatidico viene pronunciato solo dopo mezz'ora, di Silvio sullo schermo ne appaiono l'uno dopo l'altro almeno quattro. Il primo è Elio De Capitani in una virtuale messinscena del «film nel film» intitolato Il caimano, quella che immagina il produttore Silvio Orlando leggendo la sceneggiatura della pellicola. Il numero due è Nanni Moretti, che rifiuta la parte perché sostiene in un'ammiccante autocritica che bisogna fare solo commedie. Il terzo è Michele Placido, un ex-contestatore già militante con Gian Maria Volontè e tuttavia pronto a tirarsi indietro. Il quarto è Berlusconi in persona in alcuni reperti fra i quali l'incredibile intervento all'assemblea del Consiglio d'Europa. In finale rientra uno dei rinunciatari e (colpo di scena!) fra tutti è quello che ha l'àplomb più irreprensibile. Sembra quasi che dopo anni all'opposizione l'autore di Il caimano voglia rendere omaggio a un personaggio che, piaccia o no, sta ormai nella storia.

    La curiosità maggiore riguarda il giudizio complessivo: siamo di fronte a un'opera riuscita? Direi che sulle prime scene c'è di che restare perplessi: tutto quel parlare di cinema, quel muoversi fra finti film e vere persone dell'ambiente, quel ritrovare registi in prestito (Virzì, Sorrentino, Montaldo, Mazzacurati, Garrone e altri) o attori di nome che si concedono in gustose apparizioni fanno pensare a una faccenda riguardante un mondo di pochi. Vien quasi da dire «fatti loro», ma si è già emotivamente immersi nel naufragio del matrimonio fra Orlando e la brava Margherita Buy, preoccupati di come la prenderanno i bambini. Qui si affaccia il Moretti intimista di La stanza del figlio e il discorso va oltre l'affresco caricaturale. Spunta poi la ragazza Jasmine Trinca, la trepida esordiente che fortissimamente vuol girare questo film su Berlusconi e magari sarà la fatina che salverà il suo produttore dalla disperazione su tutti i fronti... O no? Domina la buffa e dilaniata figura di Silvio Orlando, candidabile a qualsiasi premio. Ex-fabbricante di horror con il conto in rosso e i progetti che non quagliano, il cineasta prepara un Cristoforo Colombo da realizzare con una caravella giocattolo, progetto che gli viene soffiato dall'onnipotente Aurelio De Laurentiis che lo umilierà facendo sfilare per le vie di Roma una mastodontica nave avviata a Tor Vajanica. Dove ad attenderla è proprio l'ineffabile Placido in costume da Colombo.

    Apparentemente legato a un cinema di commedia gergale, Moretti sconfina volentieri nella metafora grandiosa o minimalista: come quella ricerca nevrotica che i bambini fanno di un'introvabile pezzo del Lego senza il quale non potranno mai essere felici. Se una volta si parlava del «Lubitsch Touch», oggi è lecito parlare del «tocco morettiano». Qui il nostro abbraccia in un solo sguardo la crisi del cinema, la crisi dei sentimenti e la crisi dell' Italia; ma cos'è che amalgama il tutto in una chiave più amara che dolce, sottolineata dalle ispirate musiche di Franco Piersanti? Nient'altro che il pessimismo apocalittico di un grande umorista che vede nero nel nostro futuro a onta delle possibili vittorie; e, in cauda venenum, con un finalino esplosivo da far venire i brividi. Cosa aggiungere, caro Nanni? Speriamo che ti sbagli.
    Tullio Kezich
    24 marzo 2006
  6.     Mi trovi su: Homepage #4329165
    Andatelo a vedere.
    E non dite che è un film schierato.
    E' semplicemente la mano di un gran regista che mette a nudo verità.
    Non è un film politico, anzi, è quasi un documentario.
    A me non piace schierarmi, e anche moretti ha sempre preso in giro la sinistra quanto la destra.
    Ma stavolta, per questo film (pur non essendo nel tipico stile morettiano) penso che sia giunto il momento di farlo. E' un film sottile e intelligente pur nella sua rappresentazione a tratti surreale e goliardica che farebbe pensare quasi all'opposto...ma un film che dovrebbero proiettare nelle scuole... un film che in qualsiasi altro film avrebbero girato almeno 5 o 10 anni fa. è un film che CI VOLEVA, che andrebbe proiettato nelle scuole e nelle piazze. Magari ne perde un po' in regia rispetto ad altri suoi film ma ne viene fuori davvero una surrealtà talmente reale....
    è inutile, moretti potrà non piacere a gente di destra, o a certi comunisti, ma bisognerebbe fare come Bertinotti che, nonostante sia stato pubblicamente attaccato più volte da moretti, dice che pur non trovandosi d'accordo con l'uomo politico/moretti, ammette che è un grande regista.
    Nonostante questo film non sia forse la sua "primizia tecnica" è di certo un film DA vedere per chiunque abbia voglia di Cinema con la C maiuscola.
    Moretti, al di là dello schierarsi politicamente, è di gran lunga...ma anni luce..il più grande regista italiano degli ultimi anni....

    a chi piace il cinema, pur se di destra, lo consiglio vivamente, proprio perchè spesso viene confuso con la politica...Moretti è UN GRAN REGISTA, punto. anche non avesse mai parlato di partiti.

    Per chi non lo conosce suggerisco di partire con un film "tranquillo" ma con una regia meravigliosa come

    "Caro Diario" (appunto, palma d'oro come miglior regia)

    per passare poi a capolavori come

    "Bianca"
    e
    "Palombella Rossa"

    passando poi ad "Aprile" e ai film un po' più particolari ( e geniali) come "Ecce Bombo" o il folle "Sogni D'oro"
    Magari per ultimi lascerei quelli un po' più difficili da digerire (anche se per motivi completamente diversi)...l'esordio di "Io sono un autarchico" e la Palma d'oro come miglior film di "La stanza del figlio.

    Gustosissimi poi i suoi cortometraggi (su tutti "Il giorno della prima di Close Up"......fra l'altro anche close up come tutti i film, meravigliosi, di Abbas Kiarostami (anche lui vincitore a cannes e di un premio speciale a venezia) andrebbero visti...ma capisco che a qualcuno abituato a troppa tv possano sembrare un po' strani...)

    ...Buon Cinema
    Per terre incognite vanno le nostre legioni
    a fondare colonie a immagine di Roma
    "Delenda Carthago"
  7.     Mi trovi su: Homepage #4329168
    mi sono permesso di unire i sue 3ad, visto che ne avevo già fatto uno in precedenza. :)

    Concordo su tutto con odisseo, ma vorrei ricordare che si tratta SOLO ED UNICAMENTE di un film. E' stato maltrattato da una parte all'altra, è stato utilizzato a vanvera per tirare acqua al proprio mulino, scrivendo anche falsità come ha fatto il Foglio che ha tentato di scrivere la trama giorni prima, rivelatasi però tutta errata.

    Quindi è un film: un film essenzialmente sul cinema, sull'autocensura, sulla impossibilità da parte dei giovani di realizzare le proprie sceneggiature per mancanza di "coraggio" da parte di molte persone. Cosa non estranea alla nostra realtà, anzi. Al nome Berlusconi tutti a dir contro, ma al momento della verità tutti a tirarsi indietro. Un grande storia d'amore, un Silvio Orlando SUPER!, una interpretazione favolosa la sua, come d'altronde bravissima è stata anche Margherita Buy, nei panni di sua moglie. Nota di merito però anche se non soprattutto a Jasmine Trinca. Dopo Manuale d'Amore e Romanzo Criminale ora anche il Caimano. Brava, veramente!
    Come ho detto un film sul cinema, un film sui registi. Un regista di film di "serie B" inattivo da 10 anni trova questa ragazza che vuol fare un film su Berlusconi, ma rifiutato da TUTTI i produttori, che lui alla fine accetta solo per la disperazione che 10 anni di inattività gli hanno portato. Vuol riscattarsi, vuole far vedere a sua moglie che non è un "fallito" come lei immagina. E' una situazione triste, quella rappresentata da Moretti. Ma vera. Non c'è determinazione in Italia a raccontare le storie vere di questo Paese. C'è il "caxarsi addosso" quando si deve dire qualcosa contro un potente. E il fatto che un produttore accetti un film così solo per disperazione è la fotografia perfetta.
    E' una storia anche sulla società. Su come questa società, la nostra società, sia stata trasformata in 20 anni da 3 canali televisivi commerciali. Di come sia stata "rimbambita" la gente attraverso questi 3 canali. Ne nasce la società descritta da Moretti, raccontata benissimo dagli attori in questione. Interpretazione, tra l'altro, di spicco anche di un grande Michele Placido.

    Il resto non ve lo svelo, se volete, chi l'ha visto, possiamo parlarne insieme, ma consiglio a tutti di vederlo.

    Da citare inoltre la partecipazione amichevole di alcuni registi come Virzì, Mazzacurati e al momento alcuni altri mi sfuggono, "improvvisati" attori per Nanni Moretti :)

    Il finale è terrificante, vi dico solo questo.

    Odisseo: ti sei dimenticato de "Il portaborse" :approved:
  8.     Mi trovi su: Homepage #4329169
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    mi sono permesso di unire i sue 3ad, visto che ne avevo già fatto uno in precedenza. :)

    Concordo su tutto con odisseo, ma vorrei ricordare che si tratta SOLO ED UNICAMENTE di un film. E' stato maltrattato da una parte all'altra, è stato utilizzato a vanvera per tirare acqua al proprio mulino, scrivendo anche falsità come ha fatto il Foglio che ha tentato di scrivere la trama giorni prima, rivelatasi però tutta errata.

    Quindi è un film: un film essenzialmente sul cinema, sull'autocensura, sulla impossibilità da parte dei giovani di realizzare le proprie sceneggiature per mancanza di "coraggio" da parte di molte persone. Cosa non estranea alla nostra realtà, anzi. Al nome Berlusconi tutti a dir contro, ma al momento della verità tutti a tirarsi indietro. Un grande storia d'amore, un Silvio Orlando SUPER!, una interpretazione favolosa la sua, come d'altronde bravissima è stata anche Margherita Buy, nei panni di sua moglie. Nota di merito però anche se non soprattutto a Jasmine Trinca. Dopo Manuale d'Amore e Romanzo Criminale ora anche il Caimano. Brava, veramente!
    Come ho detto un film sul cinema, un film sui registi. Un regista di film di "serie B" inattivo da 10 anni trova questa ragazza che vuol fare un film su Berlusconi, ma rifiutato da TUTTI i produttori, che lui alla fine accetta solo per la disperazione che 10 anni di inattività gli hanno portato. Vuol riscattarsi, vuole far vedere a sua moglie che non è un "fallito" come lei immagina. E' una situazione triste, quella rappresentata da Moretti. Ma vera. Non c'è determinazione in Italia a raccontare le storie vere di questo Paese. C'è il "caxarsi addosso" quando si deve dire qualcosa contro un potente. E il fatto che un produttore accetti un film così solo per disperazione è la fotografia perfetta.
    E' una storia anche sulla società. Su come questa società, la nostra società, sia stata trasformata in 20 anni da 3 canali televisivi commerciali. Di come sia stata "rimbambita" la gente attraverso questi 3 canali. Ne nasce la società descritta da Moretti, raccontata benissimo dagli attori in questione. Interpretazione, tra l'altro, di spicco anche di un grande Michele Placido.

    Il resto non ve lo svelo, se volete, chi l'ha visto, possiamo parlarne insieme, ma consiglio a tutti di vederlo.

    Da citare inoltre la partecipazione amichevole di alcuni registi come Virzì, Mazzacurati e al momento alcuni altri mi sfuggono, "improvvisati" attori per Nanni Moretti :)

    Il finale è terrificante, vi dico solo questo.

    Odisseo: ti sei dimenticato de "Il portaborse" :approved:



    eh no...scusa ma non ricordi bene...

    il portaborse non è di moretti...
    moretti è l'attore principale, ma non il regista.

    e a proposito della trinca non ti dimenticare che la prima parte importante in un film gliel'ha proprio data moretti in "la stanza del figlio" alcuni anni fa quando non la conosceva nessuno...
    Per terre incognite vanno le nostre legioni
    a fondare colonie a immagine di Roma
    "Delenda Carthago"
  9.     Mi trovi su: Homepage #4329170
    Originally posted by Odisseo2005
    eh no...scusa ma non ricordi bene...

    il portaborse non è di moretti...
    moretti è l'attore principale, ma non il regista.

    e a proposito della trinca non ti dimenticare che la prima parte importante in un film gliel'ha proprio data moretti in "la stanza del figlio" alcuni anni fa quando non la conosceva nessuno...


    tutto vero quello che dici, mi sono ricordato male. "Il protaborse" era diretto da Lucchetti se la memoria non mi inganna, giusto? Su Jasmine Trinca non mi viene proprio in mente la stanza del figlio, ma mi fido cecamente di quello che dici, anche perchè l'ho letto da qualche altra parte, ma io sinceramente ne ho persa la memoria. :approved:
    Dell'analisi che dici? Concordi con me? :)
  10.     Mi trovi su: Homepage #4329171
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    tutto vero quello che dici, mi sono ricordato male. "Il protaborse" era diretto da Lucchetti se la memoria non mi inganna, giusto? Su Jasmine Trinca non mi viene proprio in mente la stanza del figlio, ma mi fido cecamente di quello che dici, anche perchè l'ho letto da qualche altra parte, ma io sinceramente ne ho persa la memoria. :approved:
    Dell'analisi che dici? Concordi con me? :)


    la trinca era la figlia (la sorella del figlio morto) che giocava a basket

    sull'analisi sono d'accordo. un po' meno sul fatto che è "solo" un film.
    Per terre incognite vanno le nostre legioni
    a fondare colonie a immagine di Roma
    "Delenda Carthago"
  11.     Mi trovi su: Homepage #4329172
    C'e IL CAIMANO su SKY : ora ho capito perxche' a sinistra erano arrabbiati con MORETTI , e' veramnete una schifezza che ha SICURAMENTE aiutato BERLUSCONI a recuperare rispetto ai sondaggi che lo davano STRABATTUTO...

    MORETTI MERITI LA GALERA !

    Invece i soliti IDDI lo hanno ARRICCHITO andando a vedere questa PAGLIACCIATA !

    ITALIETTA e' quella della SINISTRA !

    PAGLIACCIO DI UN MORETTI !
    chi ha un' idea GIUSTA, e' un FOLLE, finche' tutti non capiscono che e' GIUSTA, poi diventa un GENIO, ma lui lo sapeva fin dall' inizio di esserlo, per cui ...

    Bresciani si NASCE, smerdostrisciati SI DIVENTA : c'e' una bella differenza, poveretti

  Cinema: Il Caimano

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