1.     Mi trovi su: Homepage #4330137
    L'ho letto adesso su www.ilmanifesto.it

    Propongo la lettura (un po` lunga) di un bel mix fra Calcio e Vita.

    Pasolini, pillole e gol
    Il matto è tornato

    A quasi due anni dall'ultima panchina in serie A, Giovanni Galeone ricomincia dall' Udinese nel tentativo di salvare una squadra in caduta libera. Dalle partite col poeta friulano e Raf Vallone alle morti misteriose di tanti ex colleghi, il calcio eretico di un vecchio allenatore di sinistra. «Rimpiango i comizi di Paietta, se Della Valle è il nostro eroe siamo messi male»
    MALCOM PAGANI
    Certi piaceri sostiene di averli scoperti solo in tarda età. «Se ci salviamo festeggio con una bottiglia di Barolo. Il vino dei re o il re dei vini, non ricordo bene. L'ho apprezzato tardi, come l'Amarone, che non riesco proprio a farmi piacere. Un mio amico di Milano dice che non capisco niente di due cose, amarone e portieri. Temo abbia ragione». Giovanni Galeone è tornato, l'Udinese gli ha offerto la guida tecnica di una squadra in caduta libera e lui oggi ricomincia daMessina. Ha scelto l'opzione preferita di una vita, il rischio, e a 22 mesi dall'ultima apparizione in serie A ha accettato, senza sorprendersi. A 65 anni capita raramente. «A dire la verità, credevo che la chiamata dell'Udinese arrivasse prima. Seguo la squadra da tempo, conosco il valore del gruppo. Uscire dalla nostra situazione non sarà facile, i giocatori hanno perso la loro identità. Tutta colpa dell'eliminazione in Champions League, quei minuti finali contro il Barcellona hanno avuto l'effetto di una legnata, bisognerà lavorare sulla convinzione e sul dialogo ». Il punto forte di questo napoletano dalla faccia stropicciata, migrato in Friuli da ragazzo, apolide per indole ma capace di mettere radici in città come Pescara, dove insegnò un calcio paradisiaco, celebrato generosamente: «Dio inventò il pallone e non contento, fece Galeone». «Nelle città di mare mi esprimo bene - racconta Galeone - vedere l'acqua mi carica, con gli orizzonti chiusi mi intristisco e il cattivo umore si riverbera nelle mie squadre, che giocano bene soltanto quando sono allegro ». E il mare, un po' imbastardito dalle lagune, c'era anche a Grado, dove ai tempi in cui la fisioterapia non esisteva e i presidenti consigliavano le sabbiature, Galeone passava lunghe estati, fitte di incontri straordinari. «Ci chiamavano la banda di Grado: Reja, Capello, Riva, Sormani. Eravamo giovani e ci divertivamo, dovevamo ancora sposarci, soprattutto», ride Galeone. «Andavamo a mangiare da Nico e incontravamo Ninetto Davoli, Raf Vallone e Pasolini che a quei tempi, mi pare fosse il '70, girava Medea dalle parti di Marano lagunare, dove ci sono strani scenari desertici, quasi lunari. Con Pierpaolo giocavamo spesso a pallone. Emanava un fascino e una personalità fortissimi, un carisma che gli veniva riconosciuto senza che lo cercasse. Pasolini non parlava, sussurrava, non l'ho mai sentito alzare la voce». Ma si faceva sentire. «Una volta nello spogliatoio mi trovai con Capello, Vallone e Pasolini. Vallone doveva portare a Londra Uno sguardo dal ponte di Miller e ne parlava con Pasolini che, pacato, gli spiegava le sue valutazioni, suggeriva le soluzioni. Vallone, uomo di grande cultura, che aveva fatto cinema e molto teatro, stava completamente zitto, attentissimo. Lo guardava come se parlasse con un santone, ascoltandolo religiosamente». A casa Galeone, Pasolini equivaleva al demonio. «Papà e mamma erano liberali, malagodiani. I miei fratelli, se è possibile, pendevano ancora più a destra. Mio Padre era ingegnere, mia madre una casalinga che aveva sempre vissuto nei salotti bene di Napoli e suonava il pianoforte. A casa si leggeva Il Borghese di Tedeschi e Gianna Preda, con gli articoli filosofici di Evola. Io ero il ribelle che si era scavato la tana. Sono stato sempre di sinistra, fin da ragazzino, leggevo Brecht, Sartre e Camus ed ero attratto dai problemi di quelli che stavano peggio di me. A volte gli amici, che sanno essere cattivi, mi rinfacciavano il benessere. Dicevano che era troppo facile essere di sinistra, vivendo in un ambiente in cui non mancava nulla. Sviluppai la mia coscienza politica a Trieste, dove i fascisti erano fortissimi ma dove avevo modo di ascoltare i comizi di Paietta, uno con le palle che non aveva paura della propria storia». Tempi lontani. «Mi sento poco rappresentato dalla sinistra di oggi, non vedo uomini all'altezza. Sono troppo prudenti, non si schierano apertamente, si vergognano ad ammettere quello che sono stati, figuriamoci se hanno voglia di rivendicarlo. Berlusconi che questo pudore non ce l'ha, dice ai quattro venti che sono stati delinquenti e assassini con una propaganda da secondo dopoguerra. I manifesti me li ricordo, con l'orso russo coi denti che mangiava bambini e preti.Ma io di comunisti ne vedo pochi. Allora mi chiedo: quando si reagisce? Chi dice delle cose sensate, giuste e soprattutto coerenti? I dirigenti rinnegano tutto come se avessero compiuto chissà quale delitto, così se senti parlare uno di destra o uno di sinistra, puttana la miseria, sembra di ascoltare la stessa voce. Se il nostro eroe diventa Della Valle, siamo messi male». Nonostante tutto il 9 Aprile, Galeone sceglierà senza dubbi. «Berlusconi di certo non lo voto: avrà anche lavorato tutta la vita, affari suoi. Politicamente è proprio lontano da me». Con Gaucci, l'ex tranviere romano ora in esilio ai Caraibi che ammirava Berlusconi e in cuor suo sognava di assomigliargli, Galeone ebbe più di uno scontro. Iniziò Gaucci, cui l'anarchia di Galeone provocava l'itterizia. «Lo massacro, lo faccio a pezzi, lo faccio morire sul campo», con la pronta risposta di Galeone, che si presentò in conferenza stampa col suo husky. «D'altronde sono un allenatore cane, che va in giro con un cane e se c'è qualche giornalista che vuole stare con me, è ben accetto», per poi rischiare davvero un infarto a causa dei dissidi col presidente-padrone. «Feci una coronografia, i medici controllarono ma trovarono poco. "E' più pericoloso fare la Bologna- Imola" mi dissero e mi tranquillizzai. Sul piano umano Gaucci era di una generosità che faceva addirittura schifo. Arrivava sempre con dei regali: quadri, orologi, Champagne. Mi avevano detto che decideva la formazione, con me non ci ha provato neanche mezza volta. Avevamo visioni diverse, io amo dare la massima libertà ai giocatori: dieci anni fa sembrava una cosa assurda, vai a fermarli oggi, se sei capace. Lui pretendeva che li controllassi e raccontava che li portavo al night: a parte che al night non sarei andato, in un piano bar al limite, perché mi piace la musica, ma decisi di rispondere. Gli dissi che non ero il guardiano delle pecore, che l'attività sessuale dei giocatori, il numero delle mogli e la loro vita privata non mi interessava e lui si incazzò come una iena». Quasi come le 2.000 persone invitate da Max Allegri, il giocatore simbolo di Galeone, per il proprio matrimonio. Che non si svolse perché Allegri all'altare non si presentò mai. «Io però tra la gente che lo aspettava non c'ero. Lo accolsi in Sardegna, a casa mia quando scappò - ricorda Galeone - mi telefonò il giorno prima delle nozze: "Mister io scappo, non me la sento, cosa devo fare?". "Dio Cristo Max, cosa devi fare? Lo saprai tu". A me dispiacque ma quando cominci ad avere questi dubbi, come fai a sposarti? Non esiste». La recente scomparsa dell'ex terzino della Fiorentina, Giuseppe Longoni, ha acceso in Galeone dubbi di altro genere: «Damiani diceva che raccontavo bugie ma ora che anche Capello ha parlato il quadro è più chiaro. Chiunque sia stato giocatore a quei tempi sa che le pillole rosse del Micoren non dovevamo chiederle: erano sul tavolino dello spogliatoio, a disposizione di tutti. Questa è la verità se poi vogliono raccontare altre cose, liberi di farlo. Usavamo corteccia surrenale e c'era il Norden, un Micoren più forte, che conteneva Efedrina. All'epoca non facevano parte di una lista doping; erano prodotti leciti, ma questo non vuol dire che non facessero male. Ho parlato con Guariniello e so che ci sono molti giocatori di cui non posso fare i nomi, attivi tra i '60 e i '70, che stanno male. Troppi morti per Sla, non si può fare a meno di pensare che non sia un caso. A livello medico non c'è ancora la matematica certezza, ma alcuni studi americani sul Voltaren associato ad altri medicinali, sembrano mostrare quanto certe sostanze siano nocive per il midollo spinale». Per esorcizzare paure come questa a Galeone, non viene più in soccorso neanche il fumo, ultimo atto della sua rodata liturgia domenicale che prevedeva cravatta slacciata, lancio della giacca in panchina e accensione della sigaretta. Il calcio ha bandìto il fumo, a Messina niente bionde. «Pensare che non sono mai stato un fumatore, limitavo il tabagismo ai 90' ma era un modo per rilassarmi. Ora urlo e basta, sono senza voce e sembro un matto». O l'eretico di un calcio impossibile scomparso troppo in fretta, senza una ragione apparente.

  Il Traghettatore

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina