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    La Corte d'appello di Milano ha depositato il documento di 530 pagine
    "Bonifico assolutamente certo, la testimone Ariosto ha detto il vero"
    Sme, le motivazioni della condanna
    "A Squillante soldi della Fininvest"

    L'ex capo dei gip di Roma è stato condannato a sette anni
    Giudicati colpevoli insieme a lui Cesare Previti e Attilio Pacifico


    Previti durante il processo di primo grado
    MILANO - Per i giudici della Seconda Corte d'Appello di Milano vi fu un "passaggio quasi diretto" di 500 milioni "da un conto Fininvest a un conto del giudice Squillante tramite un transito per il conto 'Mercier' dell'avvocato Previti". Lo scrivono i giudici nelle oltre 500 pagine di motivazioni della sentenza con la quale è stata confermata la condanna di Cesare Previti a 5 anni nell'ambito del processo Sme-Ariosto.

    "Può dunque concludersi tranquillamente - si legge nel documento giudiziario - circa la non veridicità delle dichiarazioni difensive degli imputati, e per contro circa la permanente significanza probatoria di un bonifico assolutamente certo da crediti a Previti a Squillante con provvista Fininvest, che costituisce eclatante riscontro del contesto di rapporti e di pagamenti rappresentati dalla testimonianza Ariosto".

    Il verdetto di secondo grado per il processo Sme era stato pronunciato dalla Corte d'appello di Milano lo scorso dicembre con la conferma della condanna a cinque anni di carcere per Cesare Previti e a quattro per Attilio Pacifico. Rispetto al processo di primo grado i giudici avevano ridotto invece la pena dell'ex capo dei gip di Roma Renato Squillante, da otto a sette anni di reclusione.

    L'accusa per quest'ultimo era di corruzione in atti giudiziari, mentre gli altri due imputati dovevano rispondere di corruzione semplice. Dal procedimento era stata invece stralciata la posizione di Silvio Berlusconi che salvo prescrizioni verrà processato in data da destinarsi.

    La vicenda giudiziaria risale al 1985, quando una cordata di industriali formata tra gli altri da Silvio Berlusconi, Michele Ferrero e Pietro Barilla, scese in campo su sollecitazione dell'allora premier Bettino Craxi per contrastare la vendita della Sme (il colosso pubblico del settore alimentare), già firmata dal presidente dell'Iri Romano Prodi, a favore della Cir di Carlo De Benedetti.

    La stessa Iri rifiutò di dare corso alla cessione della Sme, e venne citata davanti ai giudici dallo stesso De Benedetti. Il ricorso fu respinto con una sentenza del 23 giugno 1986, firmata dal giudice Filippo Verde. Sentenza che secondo l'accusa sarebbe stata "comprata" per conto della Fininvest attraverso gli avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico.

  Sme, le motivazioni della condanna

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