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    TORINO, 11 aprile 2006 — Pioggerellina novembrina. Silenzio assoluto. Un velo di preoccupata tristezza. Si presenta così il day after della Juve. Il pareggino strappato con i denti (esageriamo un tantino: con la forza della disperazione) ad una pimpante Fiorentina, non può certo sollevare il morale di una squadra parsa ancora sotto choc dopo l’eliminazione dalla Champions. Certo, trovarsi a +7 quando mancano appena 5 giornate al termine è un vantaggio che tutto lo staff bianconero avrebbe sottoscritto, ad agosto. Solo che nessuno (o pochissimi) avrebbe pronosticato un’uscita dalla competizione considerata il vero obbiettivo stagionale.

    PRUDENZA Certo, la conquista dello scudetto resta importante, ci mancherebbe. Ma gli ultimi scricchiolii, di testa ma anche di gambe, inducono ad una prudenza non di facciata. Se fino ad una settimana fa, a +9, il triangolino 29 pareva poco più che una formalità, ora non è più così. C’è da lottare ancora, insomma. A partire da Cagliari, sabato prossimo. A meno che la pazza Inter non faccia un regalino pasquale alla Juve (e a se stessa) andando a vincere il derby di venerdì.

    CONSOLAZIONE In questo clima di incertezza, c’è però una luce. Importante. Per l’ennesima volta, Ale Del Piero ha confermato che non si diventa capitano della Juve a caso. In una partita delicatissima ha dato una risposta personale di grande spessore. E non ci riferiamo tanto alla prestazione in sé, dal punto di vista tecnico, che non è stata particolarmente eclatante anche per le condizioni non ottimali del Bocia, ma per quell’impegno commovente che ha dimostrato e che si è concretizzato non a caso con il prezioso gol del pareggio.

    CACCIA Detto delle difficoltà per arrivare allo scudetto, c’è anche da dire che, se non ci saranno imprevedibili harakiri bianconeri, Ale toccherà, a maggio, un traguardo fantastico. Raggiungerà cioè Roberto Bettega e l’indimenticato Gaetano Scirea a quota 7 scudetti, tutti conquistati con la Juve, come d’altra parte i suoi illustri predecessori. Quota 7, attualmente, è occupata da quattro giocatori: i due juventini appena nominati e due milanisti tuttora in attività, i «grandi vecchi» Paolo Maldini e Billy Costacurta. Visto che è proprio il Milan l’inseguitore più vicino, lo sprone a far bene di Ale si raddoppia. E vi spieghiamo subito il perché.

    OLIMPO A quota 8, il massimo cioè, ci sono solo tre giocatori: Beppe Furino, Ciro Ferrara e Giovanni Ferrari. Il primo ha vinto i suoi trofei esclusivamente con la maglia della Juve; il secondo ha un 6+2, sei con Madama e due con il Napoli; il terzo ne ha conquistati 5 con la Juve, 2 con l’Ambrosiana-Inter, 1 con il Bologna. Come si vede, del Milan non c’è traccia. In altri termini, se la Juve vincesse il campionato, ecco che Del Piero otterrebbe un duplice risultato: aggregarsi al poker e impedire ai due milanisti di entrare assieme nel club più ristretto e prestigioso del nostro calcio. Ci sono soddisfazioni piccole e grandi, in carriera. Questa non sarà enorme ma significativa sì: avere, in pratica, il monopolio bianconero dell’Olimpo è uno sfizio mica da poco.

    BALLOTTAGGIO Va da sé che per dimostrare il proprio valore e dare l’apporto sperato, Ale deve passare attraverso una porticina di cui non detiene le chiavi. Il suo impiego dipende da Capello, come sempre. E se domenica sera l’assenza di Trezeguet non dava, in pratica, alternativa al tecnico, ecco che da Cagliari, compreso, Ale potrebbe trovarsi di nuovo in ballottaggio con uno dei due titolari, Zlatan Ibrahimovic e David, appunto. Una situazione alla quale è comunque abituato: e non da ieri.

  C'è Del Piero fra i monumenti

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