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    Offerta la panchina della nazionale

    Giovanni Trapattoni fatica a smettere di fare l'allenatore. Dopo la non felice parentesi in Germania con lo Stoccarda il Trap potrebbe nuovamente tornare in panchina. L'offerta è di quelle allettanti, allenare la nazionale del Senegal per portarla ai Mondiali del 2010 in Sudafrica: "Non posso dire nulla, ho ricevuto delle offerte e le mie perplessità sono legate solo alla distanza tra la mia casa e il luogo di lavoro".

    Un leone per i "leoni", Giovanni Trapattoni è pronto a tornare in panchina. La poco felice esperienza alla guida dello Stoccarda non ha scalfito la sua voglia matta di rimanere in sella, aggrappato ad una squadra da allenare, a nuovi talenti da scoprire, a nuove sfide da intraprendere. Dietro la porta c'è il Senegal pronto ad offrire al tecnico italiano la panchina della sua nazionale con lo scopo di riportarla ai Mondiali del 2010 in Sudafrica. Una proposta proveniente dal centro dell'Africa Nera per l'allenatore di Cusano Milanino che ormai è considerato un mito internazionale e ritenuto capace di riportare i leoni gialli ai fasti di quattro anni fa quando, al Mondiale nippo-coreano, il Senegal sconfisse la Francia, campione del mondo in carica, nella gara d'esordio e poi arrivò fino ai quarti di finale eliminato dalla Turchia a causa di un golden gol. Quella era la squadra dei vari Diouf, Coly, Camara, Cissè e dello sfortunato Fadiga.

    Il Trap, qualora accettasse la proposta: "Al momento non posso dire, ho ricevuto delle offerte ma le perplessità riguardano la distanza da casa mia ai posti in cui mi vogliono per lavorare", si troverebbe a dover affrontare una sfida intrigante. Infatti, in Senegal, il calcio ha un valore immenso tanto che sono presenti circa 150 scuole calcio e altrettanti centri di formazione sportiva alcuni dei quali finanziati dai giocatori francesi di origine senegalese, tra i quali Bernard Lama e Patrick Vieira. E dunque in un panorama così suggestivo il "maestro" Trapattoni ci andrebbe a pennello sia per background e carisma, sia per la possibilità di poter contare su un bacino di giovani da formare e lanciare nel calcio internazionale. Non sarà di certo la lingua a fermarlo: dopotutto il francese non rappresenta un problema per chi si è cimentato con i ben più difficili idiomi tedesco e portoghese. Nè sarà un problema la religione. Pur essendo la popolazione in gran parte musulmana la presenza di missionari cattolici in Senegal è ben radicata, quindi nessun problema se il Trap versasse boccette di acqua santa su qualche terreno di gioco.

    E se da una parte l'eventuale lontananza da casa gli procurerà non pochi problemi a fare il nonno a tempo pieno, a Dakar di certo il tecnico troverà una marea di nipotini adottivi e di sicuro il Trap sarà amato anche laggiù, pronto ad intraprendere una nuova sfida, pronto ad essere ricordato come Giuan l'"Africano".

  Trap l'"Africano": c'è il Senegal

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