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    Le meteore

    Leandro, simile a Edmundo ma...

    25.04.2006 12.16 di Germano D'Ambrosio

    Proveniente da un piccolo club brasiliano, fisicamente non proprio al meglio, chiamato a sostituire un grande campione: le premesse per entrare a far parte di questa rubrica, il buon Leandro, ce le aveva tutte. E infatti non ha fallito l’occasione di essere meteora. I tifosi della Fiorentina da tempo si interrogano su che fine abbia fatto: ecco la risposta…

    Leandro Camara do Amaral nasce il 6 Agosto 1977 a Presidente Prudente, cittadina dal nome assai curioso (specie di questi tempi) del distretto di San Paolo. Il padre, Julio Amaral, è un ex calciatore che negli anni ’70 ha fatto le fortune del Palmeiras e una volta appese le scarpette al chiodo ha aperto un’edicola nel quartiere Cambuci. Attaccante era lui, e attaccante diviene anche il figlio: Leandro muove i primi passi nella Portoguesa, ed entra stabilmente in prima squadra nel 1995. Resta con la stessa casacca per ben 5 anni, mettendo a segno un totale di 29 gol in 73 partite. Nel 1997 viene convocato dalla Nazionale brasiliana Under 20 per i Mondiali di Malesia, vinti poi dall’Argentina, mentre nell’estate del 2000 partecipa alla (disastrosa) spedizione verdeoro per le olimpiadi di Sydney. Leandro non avrà mai più la possibilità di indossare quella maglia nella sua carriera, fatta eccezione per la Confederations Cup di Corea/Giappone del 2001, che lo vede tra i protagonisti con la Nazionale maggiore. In squadra con lui, in quella occasione, figurano personaggi del calibro di Vampeta e Vagner, nonché un giovanissimo e ancora inesperto Cesar Aparecido, oggi all’Inter.
    Si comincia a parlare un gran bene di Leandro, che nell’estate del 2000 – di ritorno da Sydney – ormai sembra pronto all’avventura europea. Del resto a raccomandarlo è Candinho, suo talent scout e braccio destro dell’allora ct carioca Wanderley Luxemburgo. “Prima o poi ti chiamerò” gli dice lo stesso Luxemburgo subito dopo le Olimpiadi, ma – come confermeranno i fatti – è il vecchio trucco del “…le faremo sapere”. Lo vuole fortemente il Porto, ma con un blitz improvviso è la Fiorentina a portarselo a casa. Luciano Luna, quando il calendario segna 16 Luglio 2000, lo convoca a Firenze e gli fa firmare un contratto quadriennale da 3,5 miliardi di lire a stagione. :eek: Nelle casse del Portuguesa finiscono ben 18 miliardi netti :eek: , uno sproposito. Ma i viola si appellano alla cabala: dallo stesso club, circa 45 anni prima, avevano tirato fuori un fenomeno come Julinho, e l’anno successivo (1956) era stato Scudetto. Il giocatore, del resto, piace al nuovo tecnico Fatih Terim e pare un buon rimpiazzo per Edmundo, a cui somiglia fisicamente. I viola si trovano infatti nella condizione di rimpiazzare, oltre al brasiliano, anche un certo Gabriel Omar Batistuta, ma i vari acquisti (Nuno Gomes, comprato qualche ora dopo il nostro brasiliano, e Pedrag Mijatovic) si riveleranno col senno di poi del tutto infruttuosi, e anzi deleteri. Leandro in primis.
    Il giocatore sbarca in Italia il 24 Luglio, ovvero una settimana dopo la firma del contratto. Si sottopone alle visite mediche a Firenze, dopodichè prende un aereo per Monaco di Baviera e da lì per Seefeld, Tirolo, dove i suoi nuovi compagni stanno svolgendo la preparazione pre-campionato. “Sono pronto, già allenato, nessun problema fisico, molta voglia di cominciare, di misurarmi con il calcio italiano, e scoprire Firenze è stato bello” dichiara pimpante. Quando gli chiedono del paragone con Edmundo lui risponde: “Si, ma… con un’altra testa!” e fa riferimento al suo idolo e modello d’ispirazione, l’ex napoletano Careca. Sul giocatore sono puntati tutti i riflettori, e in effetti l’inizio è incoraggiante. Leandro va in gol per la prima volta in gara ufficiale il 28 Settembre 2000 nel primo turno di Coppa Uefa contro l’Innsnbruck, al Franchi: ma si tratta di un gol inutile, perché nella gara di andata i toscani avevano già perso per 3-1 e quindi il 2-2 casalingo non basta. I viola, memori dei buoni risultati ottenuti nella precedente stagione, si concentrano comunque sul campionato carichi di speranza. Leandro coraggiosamente indossa quella maglia numero 9 che fu del mitico Batigol, e nella prima partita Terim gli preferisce Mijatovic come spalla di Chiesa. Ma già al secondo incontro, compresa la scarsa verve dell’ex madrileno, il brasiliano viene gettato nella mischia: al ’70 sostituisce proprio Mijatovic e dopo 20 minuti, cioè al novantesimo, con un gran colpo di testa trova il gol che permette ai suoi di battere per 2-1 la Reggina. La Domenica successiva parte ancora titolare, ed è sempre lui a gonfiare la rete: questa volta ad essere battuto è Srnicek del Brescia, e il risultato finale al Rigamonti è 1-1. Il gol è decisamente fortunoso (la palla gli arriva sui piedi dopo un palo di testa di Amoroso) e la prestazione globale non è proprio da incorniciare, ma è il suo momento. Firenze è ai suoi piedi, e lui dopo il gol bacia il giglio disegnato sul petto: è amore vero. Il brasiliano intanto si stabilisce nella vecchia villa di Manuel Rui Costa, sulle colline a Nord della città. Con lui c’è la fidanzata Tatiana, che quando viene al Franchi tiene sempre sulle ginocchia una maglia numero 9, mentre la madre Vera, che lo aveva accompagnato a Firenze la prima volta, è ritornata in Brasile dopo qualche settimana. Nell’entourage di Leandro c’è anche il preparatore atletico personale, Mimì Bezer Da Silva, amico personale di Edmundo (anche lui con un’altra testa?) e il traduttore Gigi: si unisce spesso all’allegra combriccola il connazionale Amaral, sfortunatissimo centrocampista di colore divenuto una meteore ‘cult’. Leandro gioca, dribbla, corre e segna: alla terza partita, in casa contro il Bari, serve un assist delizioso a Rui Costa e lo manda in gol, mentre alla quarta è addirittura doppietta contro il Perugia (finisce però 4-3 per gli umbri). La classifica non sorride alla Fiorentina, ma almeno il reparto offensivo sembra in forma e diverte. Leandro si ripete, dal dischetto, in trasferta contro il Bologna, e diventa il miglior cannoniere dei suoi. Poi, qualcosa si interrompe. Il brasiliano sfodera una pessima partita contro il Lecce, e viene accantonato anche a causa di problemi fisici. Nel frattempo inizia ad emergere la stella di Nuno Gomes, che ben presto lo rimpiazza nelle scelte di Terim. E anche in quelle di Mancini. Già, perché a Gennaio il turco si dimette e sulla panchina viola arriva l’attuale coach interista. Per Leandro sono dolori, e questa volta le gambe c’entrano poco, o meglio non del tutto. Il brasiliano denota infatti una certa fragilità alle ginocchia – ha subito un intervento al destro da ragazzino, e uno al sinistro nel 1999 – e dunque il nuovo allenatore, che già non lo apprezza particolarmente, non si fa scrupoli ad aprirgli le porte dell’infermeria. Leandro gioca altre 11 partite fino al termine del campionato, e non se ne ravvisano di memorabili. Si toglie però una soddisfazione: vincere il primo trofeo della sua carriera, e non importa se è “solo” una Coppa Italia (battendo il Parma in finale). L’estate del 2001 è amarissima per la Fiorentina: il noto crack finanziario di Cecchi Gori provoca sconquassi presso dirigenti e giocatori, e l’ambiente diventa molto teso. Luciano Luna, a sorpresa, conferma Mijatovic nonostante il pessimo rendimento e in aggiunta prende Ganz. Per Leandro non c’è posto, e malinconicamente l’attaccante a Settembre torna in patria, in prestito al Gremio di Porto Alegre. “Il mio obiettivo non è guadagnare denaro, ma fare quello che mi diverte” dichiara una volta sbarcato in Sudamerica, dove di ingaggi ‘made in Italy’ e di ville faraoniche non c’è neanche l’ombra. Dopo qualche giorno, il ginocchio cede di nuovo e alla fine saranno solo 9 le sue presenze in campo, tra cui alcune in Coppa Libertadores. Il Gremio, sentendosi truffato per aver (stra)pagato un giocatore così poco utilizzato, si rifiuta di pagare la O.J Marketing per l’intermediazione nell’affare con la Fiorentina (nel 2004 il Tribunale gli imporrà di sborsare ugualmente 500 reales). Intanto Leandro rompe tutti i rapporti con la società gigliata. Emblematiche le dichiarazioni che Roberto Mancini rilascia il 10 Gennaio 2001: “Di Leandro io non sapevo niente. Sapevo che andava tre giorni in vacanza in Brasile e non è più tornato”. La scissione assume i crismi dell’ufficialità il 31 Gennaio del 2002, quando la Fiorentina vende definitivamente il suo cartellino al Sao Paulo, realizzando una minusvalenza che costerà molto cara alle già agonizzanti casse del club, che qualche mese dopo fallirà. Leandro lascia comunque l’Italia forte almeno di un piccolo risultato personale: è stato il terzo straniero, in tutta la storia della Fiorentina, capace di segnare nella partita di esordio in serie A e poi di replicare nella gara successiva. Fino a quel momento, l'impresa era riuscita soltanto a Diaz, nell'86/87, e a Oliveira, nel 96/07. Per 18 miliardi di vecchie lire, ci si aspettava qualcosina di più.
    Contrariamente ad altri suoi illustri ‘colleghi’, la meteora Leandro non trae giovamento neanche dal ritorno in patria. Con la maglia del Sao Paulo, da Gennaio a Dicembre 2002, l’attaccante segna solo 2 gol in 19 partite. Nel Gennaio 2003 è al Palmeiras, ma ad Aprile rescinde il contratto e passa al Corinthians di Vampeta (di nuovo lui!) e Doni. Anche qui non va meglio: all’esordio contro il Criciuma (il 10 Maggio) fa vedere delle ottime cose, ma in quasi un anno riesce a segnare, ancora una volta, soltanto due reti in 8 partite. Nei primi mesi del 2004, in piena parabola discendente, finisce addirittura nella Serie B brasiliana, prima all’Ituano e poi alla Portuguesa - il club che lo aveva lanciato – con cui sfiora la promozione segnando 11 gol. Ma è nel Gennaio del 2005 che si ripresenta, per lui, un’altra grande occasione per rientrare nel calcio europeo: a chiamarlo è l’Istres, squadra neo-promossa nella Ligue1 francese con pochi soldi e forse anche poche ambizioni. La coincidenza è che anche i francesi, stabilmente ultimi in classifica da ben otto giornate, indossano una maglia viola: Leandro vede in questo un segno del destino, e firma un contratto di sei mesi con opzione per altri dodici. Ma invece della consacrazione, lo attende il baratro definitivo: il brasiliano riesce nella non facile impresa di giocare 12 minuti – al debutto contro il Monaco – in quattro mesi di permanenza. Quasi un record. Ad Aprile ritorna alla Portuguesa, club nel quale tuttora milita dopo una breve parentesi con i messicani del Veracruz (insieme all’eterna promessa del San Lorenzo, Leandro Romagnoli). A 29 anni, è ancora in grado di dire la sua nel Campionato Paulista, recentemente conclusosi con la retrocessione della Portuguesa in Serie B. Dispiace esserci persi l’incontro con il Palmeiras di Edmundo. Quello simile a Leandro, ma con un’altra testa. E forse anche altri piedi.
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