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    Una testimonianza, risalente al febbraio 2005.

    Ho trascorso quasi 5 mesi in Iraq,
    poi questo breve ritorno in Italia
    ed ora… un altro e l’ultimo mese laggiù.
    A Nassiria, la Sabbia è fine come farina, diversa da quella delle nostre spiagge,
    ti penetra dappertutto e non puoi farci nulla,
    come tante altre cose della vita,
    che te le ritrovi dentro, senza neppure rendertene conto
    e non sai neppure il perché.
    Nassiria è per metà controllata da noi,
    l’altra metà è, in realtà, controllata dalla autorità locale sciita,
    è una convivenza che funziona,
    anche se qui non capisci mai bene come funzionano le cose
    e chi comanda veramente, si avverte un vuoto di potere….
    I rapporti con la gente del posto sono scarsissimi,
    in fondo, ci sentono come occupanti, e loro gli occupati,
    io credo…. che sia così, perché rapporti diretti con loro
    non gli ho mai avuti.
    A volte, vedi delle carovane in quel deserto verso sud,
    ma con la guerra, sono diventate rare
    ed il mondo appare come irreale.
    Ho avuto contatti con la gente in Kuwait,
    a Kuwait city,
    dove molti sono di antica origine irachena,
    abbiamo parlato,
    ma non ho mai toccato l’argomento della nostra presenza in Iraq,
    è una mia impressione…
    ma ....mi viene da pensare a noi italiani,
    quando i tedeschi, dopo l’8 settembre 1943 ci hanno invasi,
    fummo, poi, felici della loro sconfitta,
    ma, non so se saremmo stati felici di pensare ad un esercito arabo
    che occupasse la Germania.
    Hanno un altro modo di vedere le cose,
    cambia la loro idea della vita e della morte,
    il martirio per una idea…noi non lo compendiamo….
    Qui viviamo in una grande base,
    ora ci siamo spostati... da Nassiria verso Bagdad,
    li uni accanto agli altri,
    americani, inglesi, polacchi, rumeni, irlandesi, italiani…
    ci ritroviamo tutti insieme in mensa…
    di notte, si sentono di continuo gli elicotteri e gli aerei…
    non è una vera e propria tensione, che senti dentro…
    a volte, ti irriti di più sentendo il russare di qualcuno
    o qualcuno che fuma
    o che si sveglia di continuo perché non riesce a dormire,
    e che si alza ed entra e esce di continuo….
    Qui vivi in uno spazio confinato,
    la tua è una libertà confinata,
    la tenda, la base, la tua missione di quel giorno….
    ti senti chiuso, prigioniero…
    come potrebbe sentirsi un ragazzo in un collegio
    con soli altri ragazzi…
    o come un carcerato…
    a volte se non metabolizzi tutto questo…
    scoppi,
    e ti prendono degli scatti d’ira
    e spaccheresti tutto,
    ma, poi ti limiti a dare un grosso pugno sul tavolo….
    A volte qualcuno non gliela fa,
    se non gliela fai non c’è cura, non c’è via di mezzo,
    divieni un pericolo per te e per gli altri,
    trasmetti il tuo disagio
    e crei disagio come un virus
    ed, allora, devi ritornare a casa.
    A volte, sono i rapporti con la famiglia,
    che è rimasta a casa, che ti mettono in crisi,
    qualcuno non gliela fa a stare lontano tanto tempo dai propri cari
    o tua moglie non gliela fa…
    ed allora qualcosa succede…
    le cose si spezzano…
    o cambiano in modo tale
    che non sono e non saranno mai più le stesse…
    Io credo che la guerra faccia parte dell’uomo,
    fin da quando è all’asilo…
    io per guerra intendo l’aggressività, la violenza…
    è in ognuno di noi…
    uno scatto d’ira che va oltre…
    e a volte non comprendiamo che c’è guerra tra di noi esseri umani,
    anche quando la guerra non c’è…
    La guerra è un atteggiamento mentale…
    un odio che monta verso qualcuno…succede ogni giorno…
    e quasi nessuno che si sente così…
    si sente in guerra, ma si sente in pace…
    in realtà è in guerra senza saperlo…
    senza indossare una divisa…
    senza essere qui in Iraq.
    Io credo che questo sia parte dell’uomo….
    Io non sono qui solo per un maggior guadagno, qualcuno forse…
    ma, sono pochi,
    qualcuno lo fa per spirito d’avventura,
    qualcuno per patriottismo vero,
    perché è il suo lavoro e qui può farlo al meglio,
    qualcuno per un senso del dovere,
    io non volevo perdere questa mia ultima occasione della mia vita,
    alla mia età….
    questa è l’ultima volta che potrò partecipare ad una missione
    come questa…
    per me lo è veramente…così la sento….
    Non hai tempo di rilassarti,
    nei brevi periodi di ritorno a casa, in Italia,
    qualcuno dice che ci vogliono almeno 10 giorni
    per recuperare la coscienza di tutto quello che hai passato,
    in realtà, non sei neppure teso,
    non riesci a capire come sei esattamente,
    lo potrai elaborare solo nel tempo,
    dopo il ritorno definitivo, quando…
    quando farai mente locale di quello che è successo,
    di quello che è passato veramente….

    http://guide.supereva.com/psicoterapia_ericksoniana/interventi/2005/02/200061.shtml

  Nassiria

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