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    MILANO , 1 maggio 2006 - Il mondo del pallone ha imboccato una strada che rischia di essere senza ritorno. Anno dopo anno, una lunga serie di irrisolti fattori di crisi hanno portato il nostro sport più popolare a mostrare il suo volto peggiore: antipatico, rissoso, violento, prepotente, lontano anni luce da quella miscela di divertimento e allegria che per decenni ha ipnotizzato generazioni e generazioni di ragazzi. Per l’importanza sociale che questo sport riveste nella vita del nostro Paese, per il valore che l’industria calcistica ha nel panorama nazionale, lo sforzo di provare a cambiare rotta non mi sembra a questo punto più eludibile.
    Esaminiamo qualche dato. Secondo statistiche molto attendibili, la serie Aterminerà la stagione con una perdita di oltre seicentomila spettatori, qualcuno si spinge anche oltre. E’ un calo impressionante la cui causa è senza dubbio provocata da diversi fattori — la violenza negli stadi, gli impianti scomodi e vecchi che vanno sicuramente rimodernati, le tante partite in diretta tv — ma che mi sembra abbia alla radice una generale caduta di credibilità, e quindi di popolarità, di tutto il sistema.
    Prendiamo in esame le ultime tre giornate di campionato, trenta partite complessivamente: quante contano davvero ancora qualcosa? Per quante di queste il risultato sarà decisivo per un obiettivo che non sia quello dei semplici tre punti? Forse nemmeno un terzo. Troppo poco, mi permetto di osservare, tenendo anche conto che, non fosse stato per il sorprendente calo finale della Juventus, lo scudetto sarebbe stato di fatto assegnato fin da gennaio.
    VITTORIE RIPETUTE Ancora. Dal 1991, se si eccettuano le due parentesi di Lazio prima e Roma poi, lo scudetto è sempre stato vinto o dal Milan o dalla Juve. Merito sportivo di due grandissime squadre che tutto il mondo ammira, non c’è dubbio, ma anche qui sarebbe forse necessaria una riflessione: ancor prima del fischio d’inizio, la stagione è già pesantemente influenzata dai milioni di euro per i diritti televisivi versati nella casse di ciascuna società.
    LA NECESSITÀ Tantissimi per le grandi squadre, molti meno per le altre. Non so se sia vero che tre indizi facciano una prova. Sono però sicuro che per restituire smalto a un movimento che ha perso buona parte del suo fascino e della sua magia, serva a questo punto un cambiamento coraggioso.Per esempio, l’introduzione dei playoff. Un minitorneo che a fine stagione assegna lo scudetto avrebbe una serie di indubbi vantaggi. Riportare incertezza al campionato, introdurre un elemento di grande spettacolarità nello spirito delle competizioni europee, costruire intorno alle partite decisive eventi che abbiano la massima visibilità — in Italia ma anche nel mondo — con conseguente, massiccio incremento degli introiti per il sistema nel suo complesso. Di fatto, e questo sarebbe a mio avviso il risultato più importante, si restituirebbe ai tifosi il piacere di tornare a seguire in massa un calcio meno scontato, e quindi più appassionante.
    TRE ELEMENTI L’idea da attuare in Italia dovrebbe partire secondo me da tre elementi imprescindibili: ridurre le squadre in serie A, garantire che le posizioni raggiunte durante la stagione regolare abbiano il congruo e giusto riconoscimento, organizzare il minitorneo finale non riproducendo esempi come quello della pallacanestro, impraticabili per ragioni di calendario, ma mettendo in piedi un evento che abbia una durata limitata.
    IL CAMBIAMENTO Le formule con cui articolare questa idea possono essere molteplici e non è certo mio compito analizzarle. Noto però con soddisfazione come nei giorni scorsi, intorno a questa proposta, si sia registrato un interessante dibattito tra molti addetti ai lavori. Il calcio è notoriamente un mondo in cui i cambiamenti non sono ben visti. Che ci sia la consapevolezza che qualcosa vada modificato mi sembra già un buon passo avanti. Al di là dell’ovvio rispetto che si deve all’opinione di ciascuno, ritengo però doveroso che chi ha la responsabilità di guidare il nostro calcio abbia la coscienza delle difficoltà del momento e metta in campo idee e azioni per superare al più presto un momento così difficile. L’importante è evitare l’immobilismo, e mi sembra che in questo senso la nostra Federazione, anche sulla scia della nostra candidatura ad ospitare gli Europei del 2012, si stia muovendo. Sarebbe bello se il nostro Paese riuscisse a essere all’avanguardia dettando una linea che ritengo, prima o poi, prenderà piede. Se anche l’anno prossimo Chelsea, Barcellona, Bayern Monaco e Lione uccideranno i loro campionati, a introdurre i playoff in Europa ci penserà probabilmente qualcun altro.

    http://www.gazzetta.it/Calcio/Primo_Piano/2006/04_Aprile/30/Veltroni.shtml
    :champion:Albo d'oro Superlega (aggiornato 30/5/07) :grazie: [url=http://forum.videogame.it/showthread.php?&postid=903504#post903504]Storico Squadre Superlega (xls aggio

  Veltroni: playoff per il calcio

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