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    Sky vince fra botte e insulti. Senza tè caldo
    - di Nino Materi -

    Avete presente quei giornalisti sportivi che sul tema «violenza negli stadi» dicono sempre le stesse frasi a gettone? Roba inedita del tipo: «Sono scene che non hanno nulla a che vedere con il calcio»; «Questi non sono tifosi, ma delinquenti che dovrebbero stare in galera»; E, dulcis in fundo: «Dovremmo imparare dagli inglesi, che hanno debellato la piaga degli hooligans»? Professionisti del pistolotto e del fervorino che, soprattutto in televisione, si ergono a moralizzatori sussidiari dell'ormai perduta etica sportiva.
    Campioni incontrastati dell'immarcescibile genere «Anche noi addetti ai lavori dobbiamo darci una calmata» sono gli opinionisti del «Processo di Biscardi», ma anche i maître à penser di Sky non scherzano. A cominciare da quel Fabio Caressa - la versione decoder di Bruno Pizzul - che durante le telecronache della pay tv non perde occasione di «stigmatizzare» gli interventi «eccessivamente rudi» di certi giocatori e le «intemperanze del pubblico» che fanno buuu ai giocatori di colore.
    Caressa - decisamente più a suo agio col microfono in mano che col pallone tra i piedi - è stato relegato in panchina nella finale di «Press League Totosì», il torneo di calcetto riservato ai giornalisti, che si è giocato due sere fa a Milano opponendo il quintetto di Sky a quello del quotidiano Libero. Caressa, autoproclamatosi allenatore, si è seduto in panchina e ha cominciato a impartire ordini ai «suoi ragazzi» che un po' lo ascoltavano e un po' lo mandavano a quel paese.
    Le cose sono «trascese» quando mister Caressa ha cominciato a insolentire i giocatori di Libero con epiteti del tipo: «Numero 6, giochi nel giornale della parrocchia», «Numero 5, fai ridere», «Numero 10, sei patetico» e via offendendo. Quelli di Libero che fino a metà del secondo tempo vincevano - anzi, «conducevano» - per 3 a 0 hanno abbozzato finché è stato possibile. Ma poi, al 15' della «seconda frazione di gioco», ecco che uno della squadra di Sky «sferra una gomitata» a uno di Libero il quale si vendica «sferrando, da tergo, un calcione» all'avversario. Apriti cielo, scoppia la rissa: scene appunto che non vorremmo vedere in nessun campo di calcio e - a maggior ragione - in un campo di calcetto durante un torneo amatoriale.
    Tra gli atleti con la puzza sotto al naso di Sky e quelli in evidente sovrappeso di Libero «volano pugni e calci», minacce di morte e offese reciproche a mamme e fidanzate, alcune delle quali osservano ammirate l'«ignobile gazzarra» dei loro beniamini in mutande. Osservando il furore di Caressa si capiva bene come sul «dottor Jekyll» che nelle telecronache calcistiche professa fair play e tolleranza, sia prevalso il «mister Hyde» che ce l'ha a morte con gli avversari. Alla fine, dopo alcuni imbarazzanti minuti di sospensione,
    la partita è ripresa. Per la cronaca ha vinto Sky e Caressa ha esultato come un bambino. Senza però nemmeno il conforto di un «tè caldo negli spogliatoi», visto che il responsabile dell'impianto sportivo si è rifiutato di servirlo: «Questa gente non merita nulla. Hanno perfino sfondato a calci gli armadietti». Quando si dice la «trance agonistica».

  Sky vince fra botte e insulti

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