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    Calcio nella bufera
    Roma indaga sulla Gea, Torino su favori arbitrali
    Stefano Argilli, la gola profonda dell'inchiesta romana
    Due diversi filoni di indagine scuotono il mondo del pallone. Le procure di Roma e Torino sono alle prese l'una con l'inchiesta sulla Gea di Alessandro Moggi, l'altra con intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero arbitri e un non meglio precisato dirigente di "una squadra torinese militante in serie A".
    Nella Capitale sono le dichiarazioni di Stefano Argilli, rilasciate al quotidiano Avvenire, ad alimentare l'inchiesta sulla società di procuratori sportivi presieduta da Alessandro Moggi, figlio del direttore generale della Juventus. L'ex capitano del Siena ha attaccato la Gea e Luciano Moggi senza mezzi termini: "Quello che è mostruoso nell'organizzazione di Moggi è il conflitto di interessi che si crea", si legge nelle pagine di Avvenire. "Se all'interno di un club sia il ds che il tecnico sono della Gea, è normale che sul mercato acquistino solo ed esclusivamente giocatori della loro scuderia", continua Argilli che infine aggiunge: "La Gea ha grande potere sui giocatori e le società di medio-basso livello. Chi ne è fuori deve arrangiarsi".
    I Pm Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, titolari dell'inchiesta sulla Gea, sono quindi intenzionati ad ascoltare il giocatore come persona informata sui fatti. Da tempo i magistrati romani, che procedono per "illecita concorrenza con minaccia o violenza" da parte della Gea e del suo legale rappresentante Alessandro Moggi, stanno analizzando le cessioni di alcuni calciatori che militavano nel Perugia dell'ex patron Luciano Gaucci, come Blasi, Baiocco, Tedesco, Gatti e Liverani. Proprio da una denuncia di Gaucci, resosi irreperibile a febbraio, era partita l'inchiesta tuttora in corso.
    Dagli illeciti di calcio mercato ai presunti favori arbitrali. L'inchiesta torinese è cominciata grazie ad alcune imbarazzanti intercettazioni telefoniche riferite alla scorsa stagione calcistica. I protagonisti delle conversazioni sotto accusa sarebbero famosi dirigenti federali e di club, ma anche del mondo arbitrale.
    Gli atti sono stati prontamente coperti dal segreto istruttorio e quindi le indiscrezioni trapelate sono quanto mai vaghe, ma di certo si sa che il pm torinese Raffaele Guariniello ha spedito tre plichi decisamente scottanti: uno è al presidente della Federcalcio, Carraro e l'altro al generale Italo Pappa, capo dell'Ufficio Indagini della federazione nonché ufficiale della Guardia di Finanza (in pratica è il "numero due"). Un terzo plico ha invece come destinatario la sede del quartier generale dell'Uefa in Svizzera.
    Guariniello ha informato i tre organismi di quanto ha appreso mentre stava indagando nel processo per frode sportiva a carico della Juventus, inchiesta per la quale ha appena presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione in appello di Riccardo Agricola e Antonio Giraudo, rispettivamente medico sociale e ad della Juventus.
    Una delle telefonate più scottanti riguarderebbe una partita di Coppa della stagione 2004/2005 nella quale era impegnata una squadra italiana. L'arbitro di questo incontro sarebbe stato al centro della conversazione fra due famosi dirigenti, uno dei quali risiede a Torino, da qui l'intervento della procura del capoluogo piemontese. I termini di questa conversazione sarebbero stati particolarmente compromettenti e la sensazione è che si sia solo all'inizio di una nuova patata bollente per Franco Carraro. Un nuovo scandalo nel mondo calcistico italiano rischia di turbare la marcia di avvicinamento della Nazionale di Lippi ai Mondiali di Germania e anche di allontanare la candidatura dell'Italia per gli Europei 2012, manifestazione che vede in lizza oltre al nostro Paese anche Polonia-Ucraina e Ungheria-Croazia.

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