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    Bellini: "Ho trovato me stesso"
    "Ho vissuto il mondo in orizzontale"
    Ha raggiunto la meta che si era prefissato alla partenza da Genova: arrivare remando in solitaria fino alle coste brasiliane di Fortaleza. Alex Bellini ha realizzato la più lunga traversata atlantica: "Non ancora riesco a realizzare il valore di tale impresa - ha detto a Tgcom - E' stata un'esperienza straordinaria che mi ha permesso di capire me stesso fino in fondo". Infine: "Ho combattuto con il mare ed ho vinto".

    Con 225 giorni e 12.000 chilometri percorsi remando in solitaria, da Genova a Fortaleza, in Brasile, Alex Bellini ha centrato un'impresa senza eguali, non solo perchè la sua è la prima traversata atlantica ad essere effettuata da un italiano, ma anche e soprattutto perchè è la più lunga mai realizzata. Irta di difficoltà, la rotta ha visto Bellini confrontarsi con le difficili condizioni a Malaga, ma soprattutto con il "mostro sacro", lo stretto di Gibilterra angolo del mondo difficile da domare. Poi oltre l'Atlantico il sospirato arrivo a Biera Mar sulla costa brasiliana di Fortaleza. Il rematore di Aprica ha raccontato le proprie emozioni a Tgcom:

    Signor Bellini, dunque, la sua è stata la prima traversata atlantica effettuata da un italiano, nonchè la più lunga mai realizzata. Cosa si prova ad essere il primo a riuscire in una impresa di tale portata?
    "Che dire, io faccio ancora fatica a realizzare il valore reale di questo viaggio. Ho ancora in testa molta conclusione, molti mi chiedono come ho fatto a remare per 225 giorni e 12.000 chilometri. Sono orgoglioso di questa impresa, ho sempre creduto nella possibilità di riuscita, ho avuto tenacia, è stata un'esperienza personale indimenticabile".

    Proprio perchè è un'impresa fuori dal comune e che porta a sfidare i limiti stessi dell'uomo, cosa effettivamente spinge un atleta a misurarsi in situazioni così estreme?
    "Io credo che ciò che mi ha spinto ad affrontare la traversata sia stata la voglia di ricercare una situazione che la normalità non riesce a darti. Io mi sento come un ricercatore che scova gli angoli poco conosciuti del mondo. Inoltre, l'esperienza in solitaria è altamente introspettiva, permette di approcciarsi a se stessi in maniera diversa, rende possibile conoscere il proprio alter ego, con le paure, le ansie, le preoccupazioni che una situazione di questo tipo genera. Si scoprono angoli del proprio carattere fino ad allora sconosciuti".

    Ed allora come si vive per 225 giorni in mare aperto soli? Facendo e pensando cosa?
    "Premettendo che l'impresa in solitaria oltre che a sfiancare fisicamente logora anche mentalmente, dico che per resistere bisogna cimentarsi in qualsiasi tipo di attività. Io addirittura mi sono costruito da solo un arpione per la pesca, le carte da gioco, ho letto e scritto molto. Dal punto di vista psicologico quando sei li non ti rendi conto di quello che ti circonda talmente sei lontano dalla terra, non ti chiedi più il perchè sei partito ma ti adoperi per arrivare alla meta, credi che in quel momento sei solo tu e il mondo, non esiste nessun altro".

    Ma di difficoltà ce ne sono state e tante durante il percorso. Qual'è stato il punto più critico dell'intera traversata, quello in cui ha pensato di non farcela e di dover mollare tutto?
    "Ogni giorno ho incontrato delle difficoltà diverse. Non posso nascondere però che le maggiori traversie le ho incontrate per attraversare lo stretto di Gibilterra: uscirne da li a remi è proibitivo tanto sono forti le correnti in entrata ed in uscita, ho sudato le proverbiali sette camice. Poi una volta uscito pensavo inconsciamente di avercela fatta...Non è proprio così c'era ancora l'Atlantico. Poi la stanchezza inizia a farsi sentire e quindi ti rendi conto che non hai certezza, perchè il mare cambia umore. Solo a due giorni dall'arrivo ho avuto una certa consapevolezza di avercela fatta. Ho vissuto il mare con rispetto, ho cercato di capirlo ma poi ci ho dovuto combattere, ho fatto la parte del pugile ed ho preso parecchie botte, e direi che per questa volta ho vinto io".

    Questa volta ha detto, quindi ce ne sarà una prossima? Magari il Pacifico?
    "E' un'idea, forse la più concreta al momento, ma mi lasci dire una cosa: ho vissuto tanto tempo in mare, ho raggiunto picchi di emozioni incredibili, ma adesso sono stanco e l'unica cosa che sto pensando al momento è ad un po' di riposo e a tornare in Italia, ad Aprica, in montagna, per andare in bicicletta e tornare a fare le cose abituali. Ho vissuto il mondo in orizzontale, ora voglio tornare a viverlo in verticale".

    Augusto De Bartolo (www.tgcom.it)

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    :eek:
    :approved:

  Traversata dell'ataltico : Impresa riuscita

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