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    ..con la politica e lo sport nn ho avuto molto successo...

    Vita extraterrestre? Cercate l'azoto

    È sufficiente la presenza di acqua per evidenziare la possibilità di una vita extraterrestre? No, Secondo i ricercatori della University of Southern California, che hanno pubblicato un articolo sull’ultimo numero della rivista “Science”. Occorrerebbe, si legge nell’articolo, andare alla ricerca di un elemento cruciale, è cioè dell’azoto organico.
    “È difficile immaginare vita senza l’acqua, ma è facile immaginare acqua senza vita”, ha spiegato Kenneth Nealson docente di scienze geologiche della USC.
    L’azoto, invece, è un elemento essenziale per la chimica degli organismi viventi. Se si trovasse azoto in abbondanza su Marte, per esempio, le conclusioni che se ne potrebbero trarre sulla presenza di forme di vita sarebbero molto fondate. Infatti, a differenza del carbonio – l’altro costituente fondamentale della materia vivente – l’azoto non fa parte di rocce e minerali. Ciò significa che qualunque deposito di questo elemento trovato nel suolo di Marte, o di un altro pianeta, sarebbe con tutta probabilità il risultato di un’attività biologica.
    Fonte: Le Scienze (08/05/2006)

    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=4080

    :eek: :eek:

    Io concordo a pieno...:yy:
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    Rene malato puo' autorigenerarsi

    l rene, se opportunamente 'aiutato', e' in grado di rigenerare i propri tessuti malati. La scoperta arriva dagli esperti dell'Istituto Mario Negri ed apre importanti prospettive: l'obiettivo futuro e' infatti, quello di arrivare alla completa autorigenerazione del rene malato, evitando cosi' la necessita' del trapianto o della dialisi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Kidney International (organo ufficiale della Societa' Internazionale di Nefrologia), e' stato coordinato dall'immunologo Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto Mario Negri e direttore del dipartimento Trapianti dell'ospedale di Bergamo. La 'chiave', ha spiegato Remuzzi, sta in una particolare categoria di farmaci, i cosiddetti 'ace inibitori' (normalmente usati per abbassare la pressione arteriosa): "Da anni -ha sottolineato l'esperto- studiamo infatti la possibilita' di rallentare la progressione delle malattie renali attraverso questo tipo di farmaci, che si sono appunto dimostrati in grado di ridurre la velocita' con cui le malattie renali degenerano rendendo cosi' necessario il trapianto". Ma, dopo un trattamento farmacologico prolungato di questo tipo (circa 8-10 anni), i ricercatori hanno osservato inaspettatamente che le funzioni del rene cominciavano a migliorare: "A questo punto abbiamo avviato una sperimentazione su ratti affetti da malattia renale cronica. I ratti sono stati cioe' trattati con i farmaci Ace inibitori per tutta la loro vita. Una volta morti, ne abbiamo analizzato i tessuti renali: abbiamo cosi' osservato che, mentre nei ratti non sottoposti a trattamento farmacologico si evidenziavano gravi lesioni del rene, nel gruppo trattato con farmaci Ace era al contrario visibile una rigenerazione dei capillari nel tessuto renale malato". Proprio questa e' "la dimostrazione che il rene e' in grado di rigenerarsi e riparare i danni del tessuto malato se 'aiutato' da farmaci che bloccano la progressione della malattia". I ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria hanno impiegato una nuova tecnica di ricostruzione tridimensionale di immagini digitali, e proprio queste immagini ultra-perfette hanno permesso loro di scoprire che il trattamento non solo fa regredire le lesioni, ma aumenta in modo cospicuo il tessuto sano. Risultati "che aprono una nuova strada nella terapia delle malattie renali croniche. Mentre fino ad ora si e' infatti solo cercato di rallentare la velocita' di riduzione della funzione renale per allontanare nel tempo la necessita' di ricorrere alla dialisi o al trapianto, oggi sembra possibile riuscire a fare regredire il danno renale al punto da recuperare la stessa funzione renale". L'obiettivo del prossimo futuro e' quindi, quello di arrivare alla autorigenerazione del rene malato, anche se resta da capire il perche' tali farmaci riescano ad innescare questo meccanismo di auto-riparazione: una delle ipotesi, ha sottolineato Remuzzi, e' che cellule staminali del midollo osseo riescano ad arrivare al rene e, stimolate dai farmaci, a formare nuovi capillari che sostituiscono, nel tempo, il tessuto danneggiato dalla malattia. "La sperimentazione sull'uomo e' gia' avviata e si hanno i primi risultati positivi. Ma la scoperta ha una valenza ancora piu' ampia, poiche' sapere che i tessuti possono rigenerarsi e' importante non solo per le malattie renali, ma potra' avere applicazioni per tutta la medicina dell'insufficienza d'organo, dal cuore al fegato, al pancreas".
    Fonte: Aduc (09/05/2006)

    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=4085

    :eek:

    Da grande appassionato posso solo essere felice.:cry:

  Visto che...

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