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    Pm: risposte lacunose e non coerenti

    Dopo procuratori, allenatori e l'ex presidente federale, Emanuele Blasi potrebbe essere il primo calciatore iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. Le risposte agli inquirenti del giocatore, teste chiave della vicenda Gea, sarebbero apparse al pm Palamara lacunose e non "coerenti" con il quadro degli elementi acquisiti dalla procura. L'accusa potrebbe essere di false comunicazioni al pm.

    Il terremoto che sta sconvolgendo il mondo del calcio rischia di coinvolgere anche i protagonisti dello sport più amato dagli italiani: i calciatori. Infatti, i pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara intendono procedere anche nei confronti dei giocatori che si dimostrassero reticenti, che dessero cioè versioni in aperta contraddizione con le risultanze investigative acquisite.
    E proprio in serata potrebbe essere maturata la prima situazione che potrebbe culminare proprio con un'iscrizione nel registro degli indagati per false comunicazioni al pm: si tratta della posizione di Emanuele Blasi, centrocampista della Juventus ascoltato per tre ore in procura.

    Il verbale di interrogatorio del testimone è stato sospeso dal pm alla luce delle discordanze emerse durante la deposizione. La vicenda di Emanuele Blasi, secondo il rapporto dei Carabinieri, risulta una delle principali per quanto riguarda le presunte pressioni esercitate dalla Gea per l'acquisizione di procure sportive. Stefano Antonelli, ex procuratore del calciatore, ha ricostruito in precedenti audizioni con gli inquirenti i presunti "metodi persuasivi adottati dalla Gea".
    Il centrocampista juventino nel mese di luglio del 2004 revocò la sua rappresentanza a Franco Zavaglia, presidente della Gea, stipulandone una con lo stesso Antonelli. Successivamente il calciatore venne convinto a revocare la procura allo stesso Antonelli e a passare alla scuderia di Alessandro Moggi. Blasi avrebbe anche subito pressioni e, secondo il rapporto dei carabinieri, nei suoi confronti sarebbe stata posta in essere "una serie di azioni di chiara consistenza ricattatoria affinchè ritornasse di nuovo alla Gea". Pressioni che "non avrebbero escluso la possibilità di precludere al calciatore di vedersi convocato in nazionale".
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    Blasi: «Non ricordo». E va sotto inchiesta Lo juventino indagato per falsa testimonianza dopo la sua deposizione sulla Gea. Rischiano anche Chiellini e Liverani STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

    Manuele Blasi (La Presse)
    ROMA — Un interrogatorio teso, a tratti drammatico. Con i magistrati che lo incalzano, chiedendogli chiarimenti sui rapporti con la Gea e con Davide Lippi, sulla scelta di affidare la gestione dei suoi contratti al figlio del commissario tecnico della Nazionale perché così avrebbe avuto la possibilità di indossare la maglia azzurra. Manuele Blasi è stato più volte in difficoltà, ha fatto lo slalom tra le domande insidiose. Fino al momento in cui i pm Luca Palamara e Cristina Palaia hanno detto basta: dopo tre ore di tentennamenti, di mezze ammissioni su aspetti marginali e di «non ricordo» e «non so» sui passaggi delicati, la deposizione del giocatore della Juventus è stata interrotta. Per il centrocampista reinventato difensore da Capello si è messa male: è stato invitato a lasciare la Procura e il suo nome è destinato a finire nelle prossime ore sul registro degli indagati per il reato di falsa testimonianza.

    PRESSIONI - E probabilmente sarà solo il primo di una lunga serie: gli inquirenti sono convinti che i calciatori non dicano la verità, che neghino ostinatamente qualsiasi forma di pressione da parte dei manager della società controllata dai figli dei «vip» nella speranza di salvare il salvabile. Da ieri, però, al Palazzo di Giustizia di Roma è arrivata l'inversione di rotta. E rischiano di finire ufficialmente sotto inchiesta pure Chiellini e Liverani. Sono già stati sentiti come «persone informate dei fatti» ma anche loro, almeno secondo i pm, sarebbero stati tutt'altro che convincenti. Anzi, avrebbero dato l'impressione di essersi arroccati. Per difendere se stessi e, chissà, qualcun altro. Chi? Forse il figlio di Luciano Moggi, Alessandro. Oppure, Davide Lippi.

    CONTRATTO - Fatto sta che Blasi sarebbe entrato in crisi quando i pm gli hanno riassunto il contenuto dell'informativa dei carabinieri di via Inselci ai colleghi di Napoli, in cui vengono citati sia l'uno sia l'altro: «Le insistenze operate da Alessandro Moggi e Davide Lippi hanno avuto una consistenza ricattatoria, tenuto contro che in numerose circostanze Blasi, peraltro in uno stato di prostrazione psicologica, riferì a Stefano Antonelli (ex procuratore del giocatore, ndr) che i citati gli avevano chiaramente riferito con tono minatorio che, se non avesse firmato per la Gea, oltre a non firmare un contratto importante sotto il profilo economico, forse quello più importante di tutta la sua carriera, non avrebbe altresì potuto sperare neanche in successive convocazioni in Nazionale, tanto più in vista del Campionato mondiale». Un passaggio che chiama indirettamente in causa Marcello Lippi, anche lui sentito come testimone venerdì scorso. Il c.t. azzurro, al contrario dei giocatori, può stare tranquillo, almeno fino al ritorno dalla Germania.

    ARBITRI - Oggi invece l'inchiesta della Capitale può fare un ulteriore salto di qualità: i magistrati debbono decidere se procedere anche per associazione a delinquere e frode sportiva e se iscrivere sul registro degli indagati quattro arbitri (Marco Gabriele, Stefano Farina, Luca Palanca e Massimo De Santis), Davide Lippi e i protagonisti del filone Gea ereditati da Napoli. Nel capoluogo campano, sempre ieri, sono cominciate le prime deposizioni dei personaggi che hanno ricevuto l'ordine di comparizione. Il generale della Guardia di Finanza Francesco Attardi, ex numero due dell'Ufficio Indagini della Figc, è stato interrogato per quattro ore: sospettato di aver fornito notizie riservate a Luciano Moggi, è indagato per rivelazione di segreto d'ufficio. Prosegue a ritmo serrato l'inchiesta di Torino: ieri, la Guardia di Finanza ha perquisito le sedi di Verona e Lucchese. Nel mirino, i trasferimenti dei giocatori con la Juventus nel periodo 2000-2005: a Lucca sono stati acquisiti i contratti di Riccardo Bonetto, Felice Piccolo e Rudy Nicoletto. E, sempre a Roma, è pronta la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente della Roma Franco Sensi e per l'ex patron della Lazio Sergio Cragnotti nell'indagine sul doping amministrativo: sono accusati di falso in bilancio per svariati milioni di euro sulle compravendite di Nakata e Veron.

  Blasi primo calciatore indagato?

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