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    E' la prima interrogata da Borrelli

    E' durato pochissimo l'interrogatorio di Maria Grazia Fazi, prima ascoltata da Borrelli. L'ex segretaria della Can si è avvalsa della facoltà di non rispondere agli inquirenti perchè prima vuole essere ascoltata dai magistrati di Napoli. Il suo legale Bruno Ricciotti ha confermato: "Si è limitata a dire che è in attesa di essere ascoltata a Napoli e solo dopo, se viene riconvocata, tornerà all'ufficio indagini".

    La Giustizia Sportiva parte con l'obiettivo di terminare l'inchiesta in un paio di settimane e dare le sentenze definitive entro il 27 luglio, il giorno prima dei sorteggi dei preliminari di Champions League. Una data inderogabile per l'Uefa e per permettere ai nostri club, non coinvolti o assolti, di partecipare alle Coppe Europee.
    La prima interrogata è stata Maria Grazia Fazi, unica donna indagata dalla Procura di Napoli, ex segretaria della Can. La Fazi, secondo le intercettazioni, era molto vicina all'arbitro De Santis, al designatore Pairetto e, quindi, alla "cupola" di cui era a capo Luciano Moggi. Un interrogatorio durato pochissimo, visto che la Fazi non ha risposto.

    Ora sarà il turno di Manfredo Martino, successore della Fazi alla Can, e di Gennaro Mazzei, designatore dei guardalinee. Per ultimo dovrebbe essere sentito Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente della Figc e personaggio chiave nelle intercettazioni. L'interrogatorio è però in forse e potrebbe slittare ai prossimi giorni.
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    Borrelli: "Ottenuto qualche risultato"

    E' terminata la prima lunga giornata d'interrogatori per l'Ufficio indagini della Figc. Dopo quasi undici ore Francesco Saverio Borrelli può essere soddisfatto del suo lavoro: "Non abbiamo giocato - ha detto - Qualche risultato lo abbiamo portato a casa". Ed ancora sulle persone ascoltate: "Non do giudizi preventivi se siano state collaborative o meno. Ora abbiamo un'idea e solo alla fine tireremo le conclusioni".

    Un lungo interminabile giorno di lavoro, concluso dopo 11 ore di interrogatori da parte dell'Ufficio indagini della Figc e con moderata soddisfazione di Francesco Saverio Borrelli che ha lasciato trasparire fiducia, ma non troppa, dopo l'inizio stentato con l'audizione della ex segretaria della Can Maria Grazia Fazi che non ha risposto limitandosi a dire di essere in attesa di una convocazione dai magistrati di Napoli e solo dopo di allora di essere intenzionata a tornare all'ufficio indagini. Tuttavia Borrelli può essere contento per il lavoro svolto: "Non abbiamo giocato. Qualche risultato lo abbiamo portato a casa", ha commentato. In seguito non ha voluto sbilanciarsi su commenti circa le persone ascoltate: "Non do giudizi preventivi e non dico se siano state collaborative o no". Sull' indagine ha detto: "Ora abbiamo un'idea, alla fine tireremo le conclusioni per vedere se queste cose sono veritiere o meno".

    Tra gli altri, inoltre è stato sentito Gennaro Mazzei, designatore dei guardalinee, il cui interrogatorio è durato circa tre ore. "Abbiamo chiarito la sua estraneità a qualsiasi addebito - ha spiegato l'avvocato Giuseppe Fonisto - non c'era da parte sua alcun tipo di subordinazione e il dottor Borrelli ha compreso che fosse estraneo alle cose che gli vengono ascritte". Il lavoro riprenderà come da calendario martedì 6 giugno.
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    La confessione di Martino a Borrelli

    Nella prima giornata di interrogatori di Borrelli, è arrivata subito un'importante ammissione da parte di Manfredi Martino, segretario della Can (la Commissione arbitrale): "Sì, i sorteggi erano taroccati". Nell'audizione c'è anche la spiegazione di come avveniva il trucco: "Le palline le preparavano in uno stanzino Bergamo, Grazia (Maria Grazia Fazi, ndr) e, qualche volta, Pairetto. Erano segnate".

    L'inizio della prima giornata di interrogatori di Francesco Saverio Borrelli era stato molto negativo, con la decisone di "avvalersi della facoltà di non rispondere" da parte di Maria Grazia Fazi, ex segretaria della Can e considerata un teste chiave nell'indagine sportiva. Poi l'audizione di Martino ha risollevato la giornata dell'ex pm di Mani Pulite e ha dato una prima svolta importante all'inchiesta della giustizia sportiva.
    "Abbiamo lavorato tanto - è stata l'affermazione di Borrelli dopo 11 ore di interrogatori - e qualche risultato l'abbiamo portato a casa. Un'idea ce la siamo fatta, dobbiamo vedere se è veritiera". Per verificarla ci saranno le altre udienze, a partire dalla giornata di oggi, quando sarà il turno degli arbitri.

    Non ci sarà Massimo De Santis, il fischietto più coinvolto nello scandalo di calciopoli, che dovrebbe presentarsi mercoledì assieme a Paparesta e ai due ex designatori Bergamo e Pairetto. Il primo ad essere ascoltato è stato Paolo Dondarini, il cui interrogatorio è durato circa un paio d'ore. L'arbitro non ha rilasciato dichiarazioni e il suo legale si è limitato a dire "è tutto a posto". Poi è stato il turno di Domenico Messina: "Era estraneo al sistema, del resto per cinque anni non ha arbitrato la Juve e per due non ha diretto grandi partite. Lui non ha fatto nulla, ha risposto a tutto senza trascurare alcun particolare". A sorpresa è stato sentito anche Pasquale Rodomonti.
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    Calciopoli, "Terremo fede a calendario"

    Francesco Saverio Borrelli traccia un primo bilancio della tre giorni di interrogatori. "Confessioni piene non ce ne sono state da parte di nessuno" ha spiegato il capo dell'Ufficio indagini della Figc, che nella giornata di mercoledì ha ascoltato gli arbitri De Santis, Bertini, Racalbuto e Paparesta. "Terremo fede al calendario: entro la settimana prossima contiamo di consegnare la relazione al procuratore federale".

    Chi si attendeva confessioni choc rimarrà sicuramente deluso. In questi primi tre giorni di interrogatori nessuna persona ascoltata ha fatto rivelazioni clamorose e l'indagine della Giustizia Sportiva si prospetta più in salita che mai. L'ex simbolo di Mani Pulite, però, non si scompone più di tanto e va avanti per la propria strada. "Alcuni interrogati sono stati collaborativi, ma non c'è stata nessuna confessione piena. Terremo fede al calendario che ci siamo prefissati - ha detto Borrelli uscendo dalla sede della Federcalcio, dove mercoledì il pool da lui presieduto ha interrogato per oltre 5 ore l'arbitro Massimo De Santis e il presidente dell'Aia autosospesosi Tullio Lanese - entro la settimana prossima contiamo di consegnare la relazione al procuratore federale. Il procedimento ha diverse fasi, quello dell'ufficio indagini è riservato alla raccolta delle prove. Poi il procuratore federale deve decidere se deferire o meno e poi c'è la fase del giudizio. In tre o quattro giorni esauriremo le audizioni". Per Borrelli e i suoi collaboratori si prospetta così un week caldo, ma non solo per le temperature atmosferiche.
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    Bergamo e Pairetto sotto torchio

    Carlo Ancelotti, ascoltato da uno dei vice di Borrelli, Maurizio D'Andrea, ha escluso qualsiasi coinvolgimento del Milan nello scandalo calciopoli. "Siamo al di fuori di tutto, so come lavora questa società e il lavoro che ho fatto io" ha detto il tecnico del Milan. Sono sotto torchio, invece, altri due membri della "cupola", gli ex designatori Bergamo e Pairetto. Borrelli su Galliani: "Non ci siamo incontrati".

    Francesco Saverio Borrelli va avanti per la sua strada e continua la lunga lista degli interrogatori. Giovedì mattina i primi a presentarsi presso l'Ufficio Indagini sono stati gli ex designatori Paolo Bergamo e Gianluigi Pairetto. Il secondo è arrivato negli uffici di via Allegri, dove viene sentito da Borrelli in persona, mentre l'ex collega viene interrogato dal pool dislocato in via Po, guidato dal colonnello Maurizio D'Andrea. Poi è arrivato anche Carlo Ancelotti, già sentito qualche settimana fa dai Carabinieri nell'ambito dell'inchiesta napoletana. "Su Meani - s'è limitato ad aggiungere rispondendo ai giornalisti - ho detto quel che dovevo dire". Due secche risposte, sia quando gli hanno chiesto se è stato ascoltato anche sul suo passato di allenatore alle Juventus ("ho detto tutto"), sia alla domanda se sapeva che era stato ascoltato anche Galliani: "Si". Il tecnico rossonero ha confermato le voci circolata di un presunto incontro nella tarda mattinata tra Borrelli e Galliani in un albergo non distante dall'ufficio indagini, fatto negato da Borrelli col sorriso sulle labbra ("Non ho incontrato Galliani").

    Luciano Moggi eviterà il confronto (e quindi il giudizio) della Giustizia Sportiva. Secondo quanto riporta il quotidiano torinese "Tuttosport" resta da vedere se l'ex dg della Juventus, al centro dello scandalo intercettazioni, sceglierà di avvalersi della facoltà di non rispondere o se invece ufficializzerà le sue dimissioni da tesserato della Federcalcio. In questo ultimo caso uscirebbe completamente (senza più la possibilità di rientrarvi) dal mondo del calcio e non sarebbe più perseguibile dal punto di vista della giustizia sportiva.
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    L'arbitro: "Io estraneo al sistema"

    Cinque ore sotto torchio davanti al colonnello D'Andrea, vice del capo dell'Ufficio Indagini Francesco Saverio Borrelli, per togliersi un peso. Secondo quanto riporta "La Gazzetta dello Sport", Gianluca Paparesta avrebbe confermato nell'interrogatorio l'esistenza di un sistema, di una cupola che faceva referimento a Luciano Moggi. Dichiarazioni rese in quanto testimone e non in qualità di pentito.

    "Alcuni interrogati sono stati collaborativi, ma non c'è stata nessuna confessione piena" aveva dichiarato Borrelli al termine della terza giornata di interrogatori. Tra chi ha raccontato cose utili alle indagini c'è sicuramente Gianluca Paparesta, mentre il collega De Santis ha continuato a negare tutto così come l'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese. Ha vuotato il sacco l'arbitro barese, al centro del "sequestro" da parte di Luciano Moggi e Antonio Giraudo dopo un controverso Reggina-Udinese quando venne chiuso nel suo spogliatoio dai due ex dirigenti bianconeri. "Sono stato, sono e mi piacerebbe rimanere un arbitro autonomo in ogni sua decisione tecnica e sportiva e per fare questo ho deciso di impostare sin dall'inizio la mia carriera su basi di esclusiva professionalità; questo mio atteggiamento mi ha portato a non essere inserito in un contesto dove le logiche dei designatori si sposavano a loro volta con quelle del sistema cui prima accennavo e che vede la sua più diretta espressione nel dirigente Moggi che risulta avere influenza determinante nelle scelte operate negli anni dai designatori Bergamo e Pairetto". Una bordata vera e propria quella di Paparesta, una mazzata sulla cupola come si attendevano all'Ufficio Indagini. Chissà che ora non assisteremo al più classico dell'effetto Domino.

  Calciopoli, la Fazi non risponde

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