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    ROMA — La cravatta color vino era intonata alla faccia e alla solennità del momento. Leonardo Meani è un uomo superstizioso, e ieri mattina prima di partire per Roma ha tirato fuori il feticcio che ha sempre avuto al collo nei momenti importanti. Le finali di Coppa del Milan, le partite più importanti. Nessuna era più importante di quella che gli è toccato di giocare ieri. Avere sulle proprie spalle il destino di una società sportiva non è roba da niente. Le sue telefonate con i guardalinee, considerate dai magistrati di Napoli come il tentativo di costruire una rete alternativa a quella moggian-giraudiana, sono la spada di Damocle che pende sulle sorti sportive del club di via Turati.
    E Meani, ammesso che avesse verità alternative da proporre, si è immolato per il suo Milan. «Non ho mai informato la società dei miei contatti informali con il mondo arbitrale». Lavorava in proprio, convinto di essere nel giusto e di non aver commesso alcun reato. «Io sono un vero malato di calcio» ha spiegato. «Tengo ogni statistica, catalogo ogni partita. E confrontando anni di designazioni, ho rilevato che la Juventus godeva di un trattamento favorevole». Meani, questa è la sua versione, decise che era ora di informarsi, di capire. «Non ho mai pensato e non lo penso tutt’ora, che stessi facendo qualcosa di sbagliato. Volevo comprendere i motivi di una evidente ingiustizia». Ogni tanto mi capita di millantare, ha ammesso per spiegare certe telefonate.
    D’accordo, i malpensanti antimilanisti che amano corsi e ricorsi storici e hanno bazzicato Mani Pulite si sono già incontrati in un personaggio così. Si chiamava Primo Greganti, era il tesoriere dell’allora Pci, si prese la responsabilità di tutto facendo «assolvere» il partito. Qualche analogia c’è. Gli investigatori gli hanno fatto presente che, viste le intercettazioni, difficilmente per lui ci sarà un futuro da tesserato sportivo. Lui lo sapeva. Ha lasciato fuori la sua società. E allora, vale la pena raccontare in breve chi è l’uomo che potrebbe essere tormento od estasi per il Milan. «Leo», così lo chiamano tutti, nasce a Lodi nel 1960, da Maria e Gianfranco. I coniugi Meani gestiscono un ristorante, l’Isola di Caprera, e hanno entrambi la passione per la politica.
    Sono da sempre iscritti per l’allora Partito repubblicano. Il padre diventa anche assessore all’urbanistica del Comune di Lodi negli anni del sindaco Andrea Cancellato, un periodo di grande espansione edilizia per la città. La famiglia è di origini toscane. Leo deve il nome e la sua fortuna al nonno, che dopo aver fatto il marinaio in giro per il mondo, si innamora dell’Adda, e apre il ristorante su quella che una volta era un’isola nel fiume. Meani è uno nato bene, insomma. Frequenta l’esclusivo collegio San Francesco, gestito dai padri barnabiti, ottiene il diploma al liceo scientifico, si iscrive alla Bocconi. Dopo due anni di università, nel 1986 viene a mancare suo padre. La madre lo pone di fronte al dilemma. Da sola non ce la faccio, se non mi aiuti, chiudo il ristorante. Leo sceglie la famiglia. Nel 1984 scopre di essere troppo scarso con il pallone tra i piedi e frequenta un corso da arbitro.
    Arriva fino in C1, tesserato nel biennio 1992-93. L’età, ma anche l’abilità con il fischietto in bocca, giocano contro il suo sogno di essere il nuovo Agnolin. Quando scatta la tagliola federale che vieta serieA eB a chi ha più di 32 anni, lui non riesce ad arrivare in tempo. In quegli anni, siamo verso il 1994, conosce Silvano Ramaccioni. Al team manager rossonero giungono buone referenze su di lui da parte dell’ex arbitro Benedetti di Roma, suo vecchio compagno di corso. Leo da sempre è tifoso del Milan. Nel 1996, quasi controvoglia, entra in politica. Si candida per Forza Italia, conquista un posto in consiglio comunale con un buon risultato personale. Si fa vedere poco, record di assenze. Non è roba per lui. Fa beneficenza, fonda il locale circolo del Rotary, frequenta la Canottieri, ama le belle donne (sposato una volta, divorziato in fretta), i viaggi, lo sci, il golf e gli aperitivi al bar Nazionale di piazza della Vittoria.
    Un bonaccione, che ha la tendenza ad allargarsi un po’. Come si dice in milanese? Bauscia, ecco. Alla fine degli anni Novanta entra nella società rossonera, accompagnatore. Arbitra le sgambate infrasettimanali della squadra con i dilettanti, in giro ha raccontato che il suo giorno più felice è stato quando ha fischiato il calcio d’inizio di Fanfulla- Milan. Arbitrare i grandi a casa sua, portarli a giocare con il team della sua città. Unsogno. Nel 2000 diventa responsabile degli arbitri, figura innovativa, sono poche le squadre a contemplarla. L’anno dopo diventa dirigente accompagnatore, va in panchina, in missione speciale. È l’addetto ufficioso alla «sorveglianza» di Fatih Terim, l’allenatore che ha regnato per soli sei mesi sulla panchina del Milan.
    Un tipo fumantino che già in precampionato si scaglia contro guardalinee, operatori tv a bordo campo. Negli ultimi anni il legame con la squadra si fa ancora più stretto. Appena arrivati in Italia, Kakà e famiglia stazionano all’Isola, il brasiliano impara da lui a conoscere i vini italiani; Shevchenko passa le notti all’Isola guardando il golf alla televisione con l’amico Leo. Qualcuno racconta che giri una sua foto scattata all’Ataturk di Istanbul, dopo la tremenda finale di Champions del maggio 2005 con il Liverpool. Un ragazzone in giacca blu e camicia azzurra che si stringe gli occhi per non far vedere che piange. E al collo, la stessa cravatta di ieri.


    Come sono buoni al Milan. Tutti a sacrificarsi per il prossimo.:cool:
  2.     Mi trovi su: Homepage #4388290
    Originally posted by fralex
    leggendo Meani, mi verrebbe voglia di riabilitare quel porco di Moggi:rolleyes:


    Fralex, io aspetto solo una cosa: che dimostrino con certezza che il sorteggio era truccato. Se era truccato allora la Juve va in C2 o in Israele o dove cacchio deve andare. Del resto poco mi frega.:cool:
  3.     Mi trovi su: Homepage #4388291
    Originally posted by Giovanni1982
    Fralex, io aspetto solo una cosa: che dimostrino con certezza che il sorteggio era truccato. Se era truccato allora la Juve va in C2 o in Israele o dove cacchio deve andare. Del resto poco mi frega.:cool:


    Se invece non era truccato allora bisogna rivalutare diverse accuse.:cool:
  4.     Mi trovi su: Homepage Homepage #4388292
    Originally posted by Giovanni1982
    Fralex, io aspetto solo una cosa: che dimostrino con certezza che il sorteggio era truccato. Se era truccato allora la Juve va in C2 o in Israele o dove cacchio deve andare. Del resto poco mi frega.:cool:
    cmq per assurdo l'unica squadra che ha fatto indubbiamente l'illecito sportivo è la fiorentina per ora:rotfl: :rotfl:

    pure la giuve devon dimostrare che hanno influenzato il risultato
  5. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4388293
    Originally posted by massituo
    cmq per assurdo l'unica squadra che ha fatto indubbiamente l'illecito sportivo è la fiorentina per ora:rotfl: :rotfl:

    pure la giuve devon dimostrare che hanno influenzato il risultato


    Scusatemi se mi intrometto qui ma è troppo bella. Stamattina vado a vedere la mia statistica personale dei punteggi di Gold e vedo 7 punti. Strano, dovrebbero essere al massimo 3-4. Vado poi a vedere: non mi aveva preso la modifica con la X dell'Ecuador... :asd: Tutta la sera a inveire a te ieri sera per nulla. Vabbeh, a buon rendere... :asd:
  6.     Mi trovi su: Homepage Homepage #4388294
    Originally posted by ScudettoWeb
    Scusatemi se mi intrometto qui ma è troppo bella. Stamattina vado a vedere la mia statistica personale dei punteggi di Gold e vedo 7 punti. Strano, dovrebbero essere al massimo 3-4. Vado poi a vedere: non mi aveva preso la modifica con la X dell'Ecuador... :asd: Tutta la sera a inveire a te ieri sera per nulla. Vabbeh, a buon rendere... :asd:
    ladro:cool:

  «Combattevo l’ingiustizia, il Milan non sapeva»

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