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    Per i pm che indagano sul calcio-gate, Massimo De Santis è il "fischietto armato" di Luciano Moggi: l'arbitro di Tivoli sarebbe parte integrante della cupola dell'ex dg juventino, chiamato almeno 12 volte a risolvere situazioni delicate per la Juventus e per i club "amici".

    Per esempio l'ormai nota Lecce-Parma finita 3-3, partita raccontata dal giocatore della società emiliana Vignaroli: "Durante il match De Santis con tono di sfida disse che quell'incontro non l'avremmo vinto comunque".

    Secondo questa ricostruzione, fondamentali gli interventi del direttore di gara in Fiorentina-Bologna, 1-0 per i toscani. I suoi cartellini gialli hanno messo fuori gioco due giocatori del club rossoblu in vista del successivo incontro con la Juventus.

    E ancora Juve-Parma del 2000, con il gol annullato a Fabio Cannavaro raccontato da Carlo Ancelotti, all'epoca allenatore della zebra.

    Decine di episodi che portano gli investigatori a definire Massimo De Santis "creatura generata da Moggi e gestita sempre dallo stesso"
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    IL SUPERTESTE MANFREDI MARTINO: COSI' TRUCCAVANO I SORTEGGI ARBITRALI

    "E' dal 1999, da quando si sono insediati i due designatori, che l'imparzialità degli arbitri è saltata. Ma come fa Bergamo a dire che per lui era normale parlare con tutti, tutto il giorno, ore e ore al telefono? Lo sa che quando alla guida degli arbitri c'era Agnolin, poi Casarin, le lamentele ai club potevano essere fatte solo per iscritto?", attacca il superteste.

    Sui sorteggi spiega: "Pirrone fa confusione quando parla di palline che si aprivano: quello è stato un acquisto sbagliato, un errore di fabbricazione del metallo. E' vero che le succesive sfere di plastica si usuravano, si segnavano, diventavano riconoscibili". Di più: "Pairetto mi diceva 'per quell'anticipo di serie B devi far uscire Cesari'. E io facevo uscire Cesari". L'impiegato della Figc ha chiesto di essere sentito da Borrelli: "Non si può vivere nel terrore a mille euro al mese".

    Palline leccate, scrostate, vecchie e riconoscibili. Così gli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto insieme a Maria Grazia Fazi truccavano i sorteggi degli arbitri

    Il sistema delle sfere ben riconoscibili andò avanti senza problemi dal 1999 al 2003, quando il presidente della Figc Franco Carraro decise che al sorteggio doveva essere presente un notaio e che una delle due palline dovesse essere estratta non più da Bergamo, ma da un giornalista dell'Unione stampa sportiva.

    C'erano due urne. Una conteneva gli incontri della giornata, l'altra il nome dei fischietti. Pairetto infilava la mano nella prima, Bergamo nella seconda. Palline truccate, sorteggi pilotati. Questo fino al 2003. Ma nonostante i cambiamenti dopo le polemiche (le richieste di un sistema più limpido portarono all'inserimento di un giornalista sportivo), il trucco rimase.

  i PM: De Santis Braccio armato di Moggi

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