1.     Mi trovi su: Homepage Homepage #4390806
    La legge Biagi, o meglio la sua applicazione, ha avuto come conseguenza la precarietà e l’abbassamento degli stipendi insieme all’utilizzo di professionalità elevate: ingegneri, tecnici, informatici, per lavori di bassa o infima qualità.
    Questo me lo avete detto voi, con le vostre testimonianze che riporterò nel libro: “Gli Schiavi Moderni” che sarà pubblicato entro l’estate su questo blog. Il libro sarà scaricabile gratuitamente o acquistabile nella sua versione cartacea.
    Due, comunque, mi sembrano le modifiche da operare subito alla legge Biagi:
    - aumentare la remunerazione per i precari rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato con una politica fiscale che sostenga il lavoro precario
    - porre un tetto massimo alle imprese per l’utilizzo di precari, ad esempio il 10%.

    Il premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz mi ha inviato questa analisi sul mercato del lavoro in Italia .
    Belin, un premio Nobel che scrive a un comico!

    “Caro Beppe,
    dall'Italia mi giungono notizie allarmanti: la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione Nessuna opportunità è più importante dell'opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all'aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell'economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell'indebitamento delle famiglie.

    Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risorsa più importante dell'Italia: la sua gente.
    Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci ha detto come gestire meglio l'economia, in modo che le risorse fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all'altezza di tali aspirazioni. L'Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell'istruzione e della conoscenza, ed azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori.
    Condividiamo l'idea per cui le rigidità che ostacolano la crescita di un'economia debbano essere ridotte. Tuttavia riteniamo anche che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.

    Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà.

    Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non può prevede che la flessibilità del lavoro si accompagni a salari più bassi; paradossalmente, maggiore la probabilità di essere licenziati, minori i salari, quando dovrebbe essere l'opposto. Perfino l'economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono pagare interessi molto alti.

    I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei lavoratori precari è laureato.
    Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?
    Grazie per l'ospitalità.”
    Joseph E. Stiglitz
  2. Staff ScudettoWeb  
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    Considerazioni sparse, semmai doveste essere interessati:
    1) Gli schiavi veri, ma anche solo i veri lavoratori sfruttati in maniera criminale, verrebbero probabilmente a prendere a pugni l'autore dell'articolo.
    2) Gli stipendi sono in costante aumento: un paio d'anni fa hanno superato l'inflazione, mentre dal 1995 non si registrava un aumento in Italia pari a quello rilevato nel 2005. Non è vero quindi che calano: sono dati Istat, facilmente verificabili.
    3) La legge francese non ha nulla a che vedere con quella italiana. Quella francese permetteva cioè di licenziare liberamento i nuovi lavoratori assunti. La legge Treu e successive integrazioni non tocca assolutamente la figura del tempo indeterminato.
    4) Senza dubbio servono ammortizzatori ma con cura: l'OCSE ha presentato nei giorni scorsi un documento in cui mette a rapporto gli ammortizzatori e la scarsa propensione a tornare nel mondo del lavoro.
    5) Salari e flessibilità non sono assolutamente legati. Per fare un esempio microscopico, i nostri contratti di lavoro a progetto (veri, mica quelli che licenziano e riassumono) prevedono una retribuzione superiore a quelli a tempo indeterminato.
    6) Numeri e percentuali mi sembrano discutibili. Che sia 5 volte più difficile trovare un lavoro per un ex parasubordinato non mi risulta proprio, sarebbe interessante capire da dove esce la cifra.

    Gli inglesi hanno una splendida definizione per illustrare questo tipo di discorso: wishful thinking. Interpretare cioè i fatti in funzione di ciò che si desidera vorrebbero dire.
  3. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4390809
    Originally posted by beckowen
    beh, è un premio nobel, saprà quello che dice...:rolleyes:


    Anzitutto alcuni rilievi sono fuori dal virgolettato, quindi non del premio Nobel. Poi, non mi permetto di certo di mettermi a discutere a distanza con un premio Nobel che sa più di economia di quanto io non sappia delle mie tasche. Sto appunto fornendo qualche considerazione personalissima: se ragioniamo nell'ottica di "se l'ha detto lui è vero" basta riportare per ogni argomento due tesi opposte di premi Nobel e abbiamo finito di parlare tutti per manifesta incompetenza. :)

    Il rilievo sui numeri rimane: bisogna capire a cosa si riferiscono. Se si riferiscono al mondo USA, terreno di lavoro di Stiglitz, sono credibilissimi. Se vengono dall'Italia mi piacerebbe capire quali sono le fonti.
    Sugli ammortizzatori ho solo fatto una precisazione che riprende la tesi originale.
    Sulla legge francese non ho detto che Stiglitz non sa ma sto precisando che hanno poco a che vedere l'una con l'altra, ed è una cosa che potete controllare senza problemi. La legge francese prevedeva una modifica del tempo indeterminato, cosa che avrebbe provocato nelle aziende una disparità di condizione. La Biagi parla invece del tempo determinato. Non sono esperto di diritto del lavoro comparato ma basti sapere che in Francia il tempo determinato esiste da tempo e ha modalità di tempo determinato, parziale, intermittente e temporaneo. Insomma, l'attuale legislazione francese è analoga, per il tempo determinato, a quella italiana. La legislazione bocciata introduceva altre modifiche al tempo indeterminato. Anche, infine, il discorso su salari e flessibilità è una considerazione e non una correzione.

    Aggiungo che in quasi ogni campo un luminare non è il depositario della verità. Per capirsi, un economista brillante può avere una visione dell'economia più socialista o più liberista ed esperimersi con straordinaria competenza in funzione di quella visione. Tutti dobbiamo riservarci il diritto di fare però considerazioni in merito, altrimenti deleghiamo agli esperti anche il compito di fare scelte sociali.
  4.     Mi trovi su: Homepage #4390810
    L'aumento degli stipendi purtroppo soprattutto con l'entrata dell'euro non è statpo assolutamente proporzionato all'aumento del costo della vita e questo lo garantisco personalmente :D
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te
  5. Staff ScudettoWeb  
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    Originally posted by Zanetti_Capitano
    se costa di meno assumere/licenziare/assumere come si può dire che il ruolo del tempo indeterminato non è stato minimamente toccato?


    Il paragone è fra due leggi che si occupano di aspetti diversi. Ricapitoliamo: allo stato delle cose Italia e Francia sono sostanzialmente uguali. Il tempo determinato è gestito da una serie di contratti in entrambi i Paesi. Ci sono poi alcune differenze ma come dicevo non sono un esperto di diritto comparato e quindi non solo non mi sembrano straordinarie ma soprattutto non saprei illustrarle con precisione. Ora, il nuovo, e bocciato, CPE prevedeva norme per il tempo indeterminato: in particolare prevedeva la possibilità di licenziare senza giustificato motivo i giovani al primo impiego entro i primi due anni. Paragonare la Biagi e quella del CPE francese non significa nulla: la Biagi semmai va paragonata alla normativa francese vigente che è sostanzialmente speculare. È come sommare mele e pere: più corretto sarebbe paragonare, per esempio, la normativa sul CPE a una eventuale modifica dell'articolo 18, ecco.

    Che poi le leggi siano giuste o sbagliate, che producano o meno altri effetti è un discorso che esula dalla considerazione originale: "la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni" non vuole dire nulla. Si mettono cioè a confronto due normative che nulla hanno in comune. Tanto più, lo ribadisco, che l'attuale legislazione francese è paragonabile a quella italiana. Il CPE è un contratto a tempo indeterminato, la legge Biagi, così come la normativa francese in vigore, regolano il tempo determinato.
  6. In questo momento stai...  
        Mi trovi su: Homepage #4390815
    Originally posted by lallo
    L'aumento degli stipendi purtroppo soprattutto con l'entrata dell'euro non è statpo assolutamente proporzionato all'aumento del costo della vita e questo lo garantisco personalmente :D


    Banale ma drammaticamente vero!:rolleyes: L'attuale mercato del lavoro si basta sulla flessibilita e questo purtroppo è un dato di fatto...purtroppo non xche la flessibilita sia una male (di x se) ma xche non è il lavoratore che la sceglie (tranne qualche rara eccezione) ma sono le aziende che ti "usano" x quei brevi periodi. Il che comporta tra l'altro che un lavoratore molto spesso, proprio x la voglia/bisogno di lavorare, inanella esperienze anche molto diverse, il che si traduce in una scarsa specializzazione che dovrebbe essere la chiave di volta x un impiego stabile, almeno in parte.
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:
  7. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4390816
    Originally posted by DYD_1974
    Banale ma drammaticamente vero!:rolleyes: L'attuale mercato del lavoro si basta sulla flessibilita e questo purtroppo è un dato di fatto...purtroppo non xche la flessibilita sia una male (di x se) ma xche non è il lavoratore che la sceglie (tranne qualche rara eccezione) ma sono le aziende che ti "usano" x quei brevi periodi. Il che comporta tra l'altro che un lavoratore molto spesso, proprio x la voglia/bisogno di lavorare, inanella esperienze anche molto diverse, il che si traduce in una scarsa specializzazione che dovrebbe essere la chiave di volta x un impiego stabile, almeno in parte.


    Il discorso della flessibilità non può che essere nei confronti delle aziende, che piaccia o no. Cioè, quando si chiede flessibilità non la si chiede certo per il lavoratore, perché il lavoratore stesso ce l'ha già. Il lavoratore può, nella fattispecie, cambiare lavoro senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione. Una richiesta di maggiore flessibilità quindi è di fatto malposta, perché più di così è impossibile che il lavoratore possa fare: può lasciare il lavoro quando vuole, come vuole e prendendo la buona uscita che gli spetta.

    Più verosimilmente indica invece una richiesta di maggior possibilità di trovare lavoro, e qui subentra appunto il discorso della flessibilità per le aziende. Giusta o meno, condivisibile o meno, è l'unica flessibilità di cui ha senso parlare perché è l'azienda a essere impossibilitata a terminare il rapporto di lavoro senza un giustificato motivo (dove per giustificato motivo si intendono esclusivamente i casi previsti dalla legge). Si può cioè pensare di eliminare il tempo determinato e tornare esclusivamente al tempo indeterminato ma rimane una misura verso l'azienda perché è la parte interessata.
  8. In questo momento stai...  
        Mi trovi su: Homepage #4390817
    Originally posted by ScudettoWeb

    Più verosimilmente indica invece una richiesta di maggior possibilità di trovare lavoro, e qui subentra appunto il discorso della flessibilità per le aziende. Giusta o meno, condivisibile o meno, è l'unica flessibilità di cui ha senso parlare perché è l'azienda a essere impossibilitata a terminare il rapporto di lavoro senza un giustificato motivo (dove per giustificato motivo si intendono esclusivamente i casi previsti dalla legge). Si può cioè pensare di eliminare il tempo determinato e tornare esclusivamente al tempo indeterminato ma rimane una misura verso l'azienda perché è la parte interessata.


    Il problema è: quanto è "vero lavoro" un lavoro interinale? Perche è su questo che sposterei l'attenzione (x le collaborazioni il discorso secondo me è diverso), visto che, non ho dati alla mano ma mi pare palese, la gran parte del lavoro che si trova attualmente è quello delle agenzie. Parlo di lavoro vero xche parto dal presupposto che un lavoro dovrebbe dare stabilita (specie a una certa eta) xche un introito certo consente di poter sostenere il "peso" di una famiglia. Partendo da questo presupposto ci sono persone che attraverso le agenzie riescono a lavorare con buona continuita, e dal punto di vista della retribuzione sono sicuramente soddisfatti (alla fine di ogni contratto c è la miniliquidazione tra l'altro), ultimamente stanno nascendo anche mutui o prestiti appositamente x gli interinali (anche se nn so come funzionano sarei curioso di saperlo). Ma è questo il futuro del mondo del lavoro? Francamente spero di no, anche xche noi culturalmente non siamo pronti a questo radicale cambiamento rispetto al passato, che tra l'altro è causa di molti problemi attuali.
    Spezziamo anche una lancia a favore delle aziende pero: perche molte aziende non assumono a tempo indeterminato o quantomeno con contratti diversi (una collaborazione ben retribuita ad esempio...) pur avendo il palese bisogno di personale? Solo xche sono degli aguzzini sfruttatori? Io non credo (anche se al momento mi verrebbe in mente almeno un azienda :rolleyes: ), il problema è oltre ai costi presenti dell assunzione quelli futuri: spesso girando x varie aziende mi è capitato di sentire "noi vorremmo assumere ma purtroppo gia abbiamo troppe persone a tempo indeterminato" e il troppe non era riferito alla quantita ma alla qualita...gente che magari è stata assunta in tempi di vacche grasse che ora non puoi piu mandere via! Purtroppo x come è regolamentato il tempo indeterminato x un azienda è una gabbia...mentre al contrario altre forme contrattuali non sono affatto tutelate.
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:
  9. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4390818
    Originally posted by DYD_1974
    Purtroppo x come è regolamentato il tempo indeterminato x un azienda è una gabbia...mentre al contrario altre forme contrattuali non sono affatto tutelate.


    Questo credo sia un mito da sfatare. Vero, le aziende non possono di fatto licenziare per semplice esubero o per scarsa produttività (i licenziamenti collettivi sono complessi per subero, quelli individuali possibili praticamente solo in aziende microscopiche). Non è però vero che le forme di contratto a tempo determinato non siano tutelate, a meno non dalla legge. Se la legge dà ai lavoratori dei diritti e poi non vengono fatti valere il problema non è la legge ma il fatto che ci sia poca consapevolezza.
  10. In questo momento stai...  
        Mi trovi su: Homepage #4390819
    Originally posted by ScudettoWeb
    Questo credo sia un mito da sfatare. Vero, le aziende non possono di fatto licenziare per semplice esubero o per scarsa produttività (i licenziamenti collettivi sono complessi per subero, quelli individuali possibili praticamente solo in aziende microscopiche). Non è però vero che le forme di contratto a tempo determinato non siano tutelate, a meno non dalla legge. Se la legge dà ai lavoratori dei diritti e poi non vengono fatti valere il problema non è la legge ma il fatto che ci sia poca consapevolezza.


    Mi sono espresso male, intendevo dire che che se mi fai un contratto di 2/3 mesi e con possibilita magari di proroghe (spesso vere altre volte solo di facciata ma vabbe...), cmq x l'azienda è molto più facile dire "arrivederci e grazie".
    Cmq non si tratta solo di poca consapevolezza, ma anche di mancanza di fiducia nei confronti della legge oppure di dire "ok non dico nulla perche magari cosi c è possibilita che mi confermino". Ne ho avuto un esempio proprio da me l'altro giorno il capo della mia collega (anche lei interinale) gli ha detto "non ti firmo gli straordinari xche i primi giorni non sei stata "utile" alla azienda quindi devi recuperare" ora a prescindere che il suddetto tipo è un grandissimo baxxardo, che lavoro in una multinazionale (gestita come il pizzicagnolo sotto casa con tutto il rispetto x quest ultimo) anche se solo di 60 persone, la mia collega ha giustamente detto "x questa settimana va cosi, la prossima se ci riprova me ne vado e chiamo l interinale", ah faccio anche notare che la suddetta multinazionale non ha uno sputo di ufficio del personale da cui poter andare....
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:
  11. In questo momento stai...  
        Mi trovi su: Homepage #4390820
    Originally posted by DYD_1974
    Mi sono espresso male, intendevo dire che che se mi fai un contratto di 2/3 mesi e con possibilita magari di proroghe (spesso vere altre volte solo di facciata ma vabbe...), cmq x l'azienda è molto più facile dire "arrivederci e grazie".
    Cmq non si tratta solo di poca consapevolezza, ma anche di mancanza di fiducia nei confronti della legge oppure di dire "ok non dico nulla perche magari cosi c è possibilita che mi confermino". Ne ho avuto un esempio proprio da me l'altro giorno il capo della mia collega (anche lei interinale) gli ha detto "non ti firmo gli straordinari xche i primi giorni non sei stata "utile" alla azienda quindi devi recuperare" ora a prescindere che il suddetto tipo è un grandissimo baxxardo, che lavoro in una multinazionale (gestita come il pizzicagnolo sotto casa con tutto il rispetto x quest ultimo) anche se solo di 60 persone, la mia collega ha giustamente detto "x questa settimana va cosi, la prossima se ci riprova me ne vado e chiamo l interinale", e cosa potra fare l'agenzia? assolutamente nulla...in fondo manderanno (forse) un altra persona...ah faccio anche notare che la suddetta multinazionale non ha uno sputo di ufficio del personale da cui poter andare....
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:

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