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    Da "pizzini" di Provenzano,52 ordinanze

    Sono almeno 52 le ordinanze di custodia cautelare (di cui 45 già eseguite) emesse dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Nel mirino del maxiblitz, le famiglie mafiose che da anni sono al vertice del capoluogo siciliano. I clan erano in contatto, attraverso i "pizzini", con Bernardo Provenzano. A far scattare l'operazione "Gotha" è stata la guerra tra clan che stava per scoppiare dopo l'arresto del boss.

    Svelati i segreti dei pizzini
    Le intercettazioni effettuate per due anni nel box in lamiera in cui i capimafia effettuavano i summit hanno contribuito a decrittare i "pizzini" trovati nel covo di Bernardo Provenzano. In molte lettere esaminate dai pm e dalla polizia, sono stati trovati tanti punti che corrispondono alle conversazioni registrate dagli investigatori. In alcuni casi sono stati gli stessi boss, in particolare Nino Rotolo, a svelare inconsapevolmente alle microspie il numero con il quale si identificava nelle lettere che inviava a Provenzano.

    Emerge così che Rotolo era il numero 25, mentre il medico Antonino Cinà il "164" e Pietro Badagliacca, arrestato anche lui stamani, il numero "64". Con il "30" e il "31" venivano contraddistinti i boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Gli inquirenti hanno identificato anche altri numeri che sono inseriti nei "pizzini".

    Lo Piccolo e Rotolo si spartivano Palermo
    Insieme a Bernardo Provenzano il latitante Salvatore Lo Piccolo e il capo-mandamento di Pagliarelli Antonino Rotolo si "spartivano" a Palermo. Grazie alla sostanziale inoperatività della "commissione" di Cosa Nostra, i due mafiosi, con l'avallo del boss dei boss, a cui erano entrambi fortemente legati, e in lotta per stabilire chi dei due dovesse succedergli, erano riusciti a far confluire e a concentrare nelle loro mani il potere di direzione dell'organizzazione mafiosa a Palermo. La contrapposizione tra i due era cominciata ancora prima dell'arresto della primula rossa di Cosa Nostra ed era determinata non solo da motivi strategici ed economici ma anche dalla necessità di accreditarsi come numero uno dell'organizzazione criminale.

    Grasso: "Colpo a Cosa Nostra grazie a intercettazioni"
    "Grazie alle tecnologie più avanzate è stato possibile acquisire un numero impressionante di conversazioni ambientali che per il livello degli interlocutori e per gli argomenti trattati ha ben pochi precedenti per la comprensione ed il contrasto a Cosa nostra". Così Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, commenta l'operazione "Gotha". "L'indagine - rivela il capo della Dna - conferma ancora il ruolo di vertice di Bernardo Provenzano, punto di riferimento e di equilibrio in una situazione magmatica, sempre pronta ad esplodere".


    Sventata guerra tra clan
    L'operazione di polizia si è resa necessaria, fanno sapere gli inquirenti, per evitare una nuova guerra di mafia. Negli ultimi tempi, infatti, sarebbero stati sempre più pressanti i segnali di frizione tra le due fazioni in lotta per il predominio del territorio palermitano e, a parere degli investigatori, interrompere quanto prima le attività criminali delle due famiglie era l'unico modo per evitare che il conflitto degenerasse in uno scontro armato.

    Protagonisti di quella che poteva trasformarsi in una nuova sanguinosa faida, erano i due gruppi facenti capo rispettivamente al latitante Salvatore Lo Piccolo e ai cosiddetti "perdenti" della seconda guerra di mafia degli anni '80, e al capo-mandamento di Pagliarelli, Antonino Rotolo, di stretta osservanza "corleonese", due boss in lotta, già prima dell'arresto di Bernardo Provenzano, per stabilire chi dei due dovesse succedere al capo dei capi di Cosa Nostra.

    Imprese siciliane soffocate dal racket
    Gli arrestati si sarebbero resi responsabili, tra l'altro, di una serie di estorsioni ai danni di un "numero impressionante di imprese commerciali e industriali siciliane". Tra le accuse contestate agli arrestati anche l'associazione per delinquere di tipo mafioso pluriaggravata.

    Tanti gli episodi di intimidazione venuti fuori nel corso delle indagini e documentati anche con intercettazioni ambientali e riprese video dagli investigatori. Nel mirino del racket finivano talvolta intere categorie di esercenti: è il caso ad esempio dei commercianti di origine cinese della zona della stazione centrale di Palermo, che furono destinatari di un "avvertimento" di massa, quando, in una sola notte, le serrature di tutti i loro negozi vennero messe fuori uso con la colla dagli uomini dei clan. I proventi delle estorsioni, a quanto ricostruito dagli investigatori, erano destinati soprattutto a soddisfare le necessità dei mafiosi detenuti e delle loro famiglie.

    (www.tgcom.it)
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    Ottima notizia
    :approved:

  Mafia, maxiblitz a Palermo

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