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    La stampa Usa e i sopravvissuti del Sud-est asiatico contro la produzione Bbc-Hbo che andrà in onda in tv. Tim Roth nel cast «Tsunami, quel film è razzista» Le accuse: occidentali protagonisti, thailandesi sfruttati STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    NEW YORK — Una scena mostra un uomo carbonizzato, scaraventato dall’onda gigante su un traliccio elettrico alto dieci metri. In un’altra sequenza un gruppo di madri urlanti calpesta dei cadaveri insanguinati lungo le acque putride di un’immensa discarica, prima di recarsi all’obitorio in cerca dei loro figlioletti inghiottiti dal «mostro». La miniserie Tsunami (in Inghilterra il titolo sarà Aftermath) apre ufficialmente i battenti solo il prossimo 26 dicembre, ma il clamore che ha scatenato in entrambe le coste dell’Atlantico l’ha già trasformata in uno dei telefilm più controversi degli ultimi anni. Il programma, in due puntate di un’ora e mezza ciascuna, ricostruirà la tragedia che solo 18 mesi fa si è abbattuta sul Sudest asiatico, toccando dodici Paesi e uccidendo oltre 220.000 persone.
    Nonostante il suo cast stellare di premi Oscar (dall'inglese Tim Roth all’australiana Toni Colette, a Sophie Okonedo, Gina McKee e Hugh Bonneville) e la promessa di «un realismo da far accapponare la pelle», la produzione angloamericana Bbc-Hbo è stata attaccata dai sopravvissuti allo tsunami e dalla stampa. Scatenando un putiferio anche tra i politici e i media della Thailandia martoriata.
    Il telefilm è girato, infatti, a Khao Lak e Phuket, due delle località turistiche più colpite dallo tsunami. Lì le troupe dell’inglese Jane Featherstone hanno ammassato montagne di finti cadaveri lungo le strade percorse tutti i giorni dai bimbi, resi orfani dal disastro, nel loro cammino obbligatorio per e dalla scuola. «È un crimine di crudeltà», tuona lo psichiatra Benjaporn Panyayon, direttore di un centro di assistenza psicologica per i sopravvissuti, «da quando la troupe è calata in città, gli attacchi di panico e le crisi sono quadruplicati, soprattutto tra i più piccoli». «Le nostre ferite sono ancora fresche», lo incalza Sawitree Kulmat, guida turistica, «centinaia di corpi non sono ancora stati identificati, e altre centinaia vengono restituiti settimanalmente dall’oceano».
    Nelle interviste ai giornali locali, dozzine di sopravvissuti si scagliano contro la miniserie che «sfrutta spudoratamente la Thailandia e la sua gente». Tra i motivi dello sdegno: l'inserzione pubblicitaria che ha tappezzato per giorni le strade e piazze del Paese. «Cercansi morti, uomini, donne, bambini di ogni età e nazionalità per film sullo tsunami », recita il cartellone che offre 11 dollari al giorno ai locali assunti come comparse-cadaveri, contro i 38 dollari assegnati agli occidentali.
    A fare imbestialire i locali è anche il fatto che la miniserie racconterà la tragedia dal punto di vista di un gruppo di turisti occidentali. I protagonisti sono una giovane e ricca coppia europea in cerca del figlio scomparso, una donna inglese che ha perso il marito e il figlio, un reporter ambizioso, un soccorritore e un diplomatico inglese.
    «Tutti i ruoli parlati sono interpretati da occidentali», si lamenta il Thai Press Reports, secondo cui «i thailandesi, vere vittime dello tsunami, sono assunti solo per riempire lo sfondo e come cadaveri ». Ma i disoccupati e i senzatetto del Paese sono talmente tanti che ogni giorno, nolenti o volenti, migliaia di persone fanno la fila sotto il sole cocente per una parte che, per quanto indegna, li aiuterà ad andare a letto con la pancia piena.
    «La Bbc e l’Hbo non avevano nessun motivo per ambientare la miniserie nel luogo del disastro», scrive il New York Post, «avrebbero potuto andare in Australia, ma hanno scelto la Thailandia solo per risparmiare ». «È vero il contrario», ribatte la produttrice esecutiva del film, Jane Featherstone. «Siamo qui per iniettare fondi in una regione che ne ha tanto bisogno. Il nostro film porta lavoro e speranza a questa gente».
    La stampa inglese, tradizionalmente caustica, non la beve. «È ironico che due campioni del pensiero progressista come Bbc e Hbo si siano macchiati d’imperialismo culturale », punta il dito Melanie Reid su The Herald, «un film analogo sull’attacco alla metropolitana di Londra scatenerebbe il pandemonio in patria. Così i nostri bravi liberal invadono un Paese povero. Dove la gente non ha il potere di ribellarsi».
    Non è la prima volta che la Bbc viene accusata di pratiche «immorali e a scopo di lucro», nella «peggior tradizione hollywoodiana». Alcuni mesi fa i critici si scagliarono contro Shooting Dogs, un film sul genocidio in Rwanda, realizzato sul luogo del massacro, utilizzando i sopravvissuti della carneficina come comparse.
    Alessandra Farkas
    21 giugno 2006



    non ci sono limiti alla decenza:rolleyes:
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    YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
    c'hai più complessi tu ch'er concerto der primo maggio

  Tsunami, quel film e' razzista.

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