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    Il celebre bassista del gruppo musicale Pink Floyd, Roger Waters, ha scatenato una polemica per le sue dichiarazioni sulla barriera di sicurezza, secondo la definizione israeliana, o sul muro della vergogna, secondo quella palestinese, che il governo d’Israele sta costruendo dal 2002 in Cisgiordania.
    “Bisogna tirare giù questo muro, è una costruzione orribile”, ha dichiarato il cantante prima di tenere il concerto a Neve Shalom – Wahat al Salam, un villaggio dove convivono in pace israeliani e palestinesi che hanno fatto una scelta non violenta.

    roger waters scrive sul muro israelianoScritte sul muro. Il contributo ebraico alla cultura mondiale rappresenta un patrimonio comune a tutta l’umanità. Non si può dire lo stesso per quanto riguarda il rapporto tra la cultura e lo stato d’Israele, almeno stando a qualche episodio recente, dei quali quello di Waters avvenuto ieri è solo l’ultimo in ordine di tempo. In un primo momento il concerto doveva tenersi a Tel Aviv, ma un gruppo di sostenitori di Waters lo aveva attaccato, sostenendo che un artista impegnato come lui da sempre contro ogni forma di violazione dei diritti, non potesse esibirsi nella capitale di uno stato che viola i diritti dei palestinesi. Waters, anche per motivi d’immagine, ha deciso allora di spostare il concerto in un villaggio simbolo di una coesistenza possibile, ma ha poi voluto sottolineare la sua posizione recandosi in prima persona, con una bomboletta di spray rosso, a scrivere sul muro la sua condanna, come fanno da tempo molti sostenitori dei palestinesi. La Corte Internazionale di Giustizia, massimo organo giuridico delle Nazioni Unite, ha condannato la costruzione della barriera, ma Israele la ritiene indispensabile per ostacolare gli attentati suicidi sul suo territorio.

    una porzione del muro in palestinaUna polemica sempre viva. Il caso del leader del gruppo che aveva conquistato il mondo con l’album The Wall, riferito a quello di Berlino, ricorda la polemica tra il governo israeliano e il celebre musicista russo-argentino, con cittadinanza israeliana, Daniel Barenboim, il quale a Gerusalemme, nel settembre 2005, alla presentazione di un libro si era rifiutato di rilasciare un'intervista a una soldatessa in divisa della Radio militare israeliana, dicendole che per parlargli doveva indossare degli abiti civili. L’anno scorso poi, un gruppo israeliano in Gran Bretagna aveva chiesto all’Associazione Nazionale Britannica degli insegnanti per l’educazione superiore di boicottare una proposta di collaborazione lanciata dall’Università Ebraica, che voleva stanziare delle borse di studio per un diploma di laurea in studi mediorientali agli studenti del personale di sicurezza dello Shin Bet, il servizio segreto militare israeliano.
    Le polemiche tra il governo di Tel Aviv e il mondo della cultura non riguardano solo ospiti stranieri. Il 15 giugno scorso per esempio, a Gerusalemme, un gruppo di 18 intellettuali israeliani ha presentato una lettera aperta al ministro della Difesa israeliano Amir Peretz. Nel documento si denunciava l’uccisione di civili palestinesi nel corso delle ultime operazioni militari dell’aviazione israeliana che, bombardando Gaza nel tentativo di far cessare il lancio di razzi artigianali contro le città israeliane, hanno causato la morte d’innocenti. Tra i firmatari spiccano i nomi di David Grossman, Amos Oz, Sammy Michael e Meir Shale, ma spicca anche il rifiuto di sottoscrivere l’appello da parte di Abraham Yehoshua, uno degli scrittori israeliani più famosi, a riprova del fatto che anche il mondo della cultura, come quello della politica, fatica a mettersi d’accordo su qualcosa.
    IO il 25 Agosto 1970 C'ERO :cool:

  Musica:The wall, da Berlino a Israele/Roger Waters contesta il muro israeliano

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