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    E' quello che la società proporrà alla Consob e che prevede la vendita del marchio.

    Si decide oggi una fetta importante del mercato della Roma. Nel consiglio d'amministrazione che si terrà a Villa Pacelli, ed al quale l'amministratore delegato Rosella Sensi (impegnata questa mattina a Fiumicino per il Consiglio di Lega) parteciperà in videoconferenza, la Roma dovrà trovare una soluzione all'interrogativo posto dalla Consob il 20 giugno scorso che, con una raccomandata, ha chiesto alla società giallorossa come intendesse compensare gli 80 milioni di euro che graveranno sul prossimo bilancio (1 luglio 2006-30 giugno 2007, non quello che si chiude oggi e relativo alla passata stagione). La situazione è la seguente: nel 2003 il governo ha approvato il famoso "decreto spalmadebiti" che permetteva di diluire in 10 anni e non in 3 le minusvalenze (leggi svalutazione del parco giocatori) in bilancio, e la dilazione del pagamento delle tasse. Nel 2004 la Commissione Europea ha bocciato questo decreto ed ha portato a 5 gli anni entro i quali pagare i debiti.

    La società avrebbe deciso di mettere nel prossimo bilancio gli 80 milioni da pagare e proporrà alla Consob una soluzione molto articolata (con i tecnici che ancora ieri sera la stavano studiando) che potrebbe prevedere la "vendita" del marchio. Un'operazione che la Covisoc (che controlla in conti nel calcio) ha già bocciato per società come Inter e Milan, che si ritroveranno costrette a mettere mano al portafogli per ripianare il debito di oltre 100 milioni da versare entro il 4 luglio e che ne mette a repentaglio anche l'iscrizione al prossimo campionato. Inter e Milan avevano però venduto il proprio marchio a società interamente controllate, che vuol dire praticamente vendere a se stessi (la cosiddetta "finanza creativa"). La Covisoc ha quindi bloccato l'operazione. Il discorso della Roma è diverso perché la società giallorossa venderebbe il proprio marchio ad acquirenti esterni, un'operazione "reale" e non solamente contabile. Nel caso questa linea difensiva non dovesse essere accettata dalla Consob, anche la Roma sarebbe costretta a mettere mano al portafoglio.

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