1. aaa  
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    Il disco del mese: "Pink Floyd - Pulse DVD"

    Come…il cd di questo mese è un doppio DVD?
    Esattamente.
    Pulse DVD, l’ultimo concerto dei Pink Floyd è stato pubblicato dopo numerosi rinvii anche su DVD. All’interno, oltre al concerto, troveremo molte chicche; ma andiamo per ordine.
    Nel 1994 il gruppo pubblicò “The Division Bell” e, nonostante il successo commerciale, i tre decidono di ritirarsi dalle scene e regalano al pubblico londinese un concerto nel 1995 chiamato “Pulse”.
    In questo spettacolo vengono eseguiti pezzi di un gruppo che ha fatto la storia della musica dagli anni ’60 fino ai ’90 e che non tramonterà mai.
    Il concerto è diviso su due DVD.
    La prima parte si apre con “Shine On You Crazy Diamond” in una versione più breve rispetto a quella studio ma che regala le stesse emozioni. Dopo arriva una sequenza di canzoni che rimandano agli ultimi due album della band dove spiccano maggiormente “High Hopes”, “Take It Back” e “Coming Back To Life”.
    Dopo incominciano i classici del gruppo come “Another Brick In The Wall(part 2)”, con un solo in chitarra del buon David Gilmour che è semplicemente fantastico, e “One Of These Days”, pezzo estratto da “Meddle” del 1971 e che in questo doppio DVD assume una forma meno rabbiosa grazie al sound di Guy Pratt, il sostituto del bassista storico Roger Waters.
    Il secondo DVD si apre con l’intera esecuzione di “The Dark Side Of The Moon”.Scelta discutibile in sé, ma quando si ascolta, tutti gli scettici, si possono auto-convincere che questo è un capolavoro della musica perché è eseguito senza una sbavatura e pezzi come “Time”, “Money”, “Brain Damage” ma soprattutto “The Great Gig In The Sky” e “Us And Them” portano l’ascoltatore in una nuova dimensione mai frequentata da nessuno. Alla fine di “Eclipse” il pubblico esplode in una Standing Ovation obbligatoria. Quarantacinque minuti di puro godimento per le orecchie…e per gli occhi.
    Subito dopo iniziano i bis e il gruppo non vuole proprio risparmiarsi mettendo in scena tre veri assi nella manica finali: il primo è la magnifica “Wish You Were Here” che, nonostante siano passati trentun’ anni dalla sua pubblicazione, lascia ancora senza fiato l’ascoltatore. Si va avanti con “Comfortably Numb” estratta dal capolavoro di Waters “The Wall” e in quest’esecuzione live si sente la mancanza dell’autore soprattutto per l’interpretazione del testo e come gran finale il gruppo esegue una versione magnifica di “Run Like Hell”, che si apre con un solo del terzo leader David Gilmour, esecuzione ottima e finale da miglior concerto possibile.
    Questo concerto è rimasto nella storia come il “Live At Pompeii” e il grande “Live In Venice” del 1989 e le riprese dirette David Mullet coronano un lavoro durato anni e anni.
    Questi due DVD inoltre contengono alcuni contenuti speciali tra cui “Wish You Were Here” suonata con Billy Corgan, leader degli Smashing Pumpkins, alla chitarra acustica.
    Un lavoro fatto benissimo che racchiude quasi trent’anni di carriera di un gruppo che è diventata la storia del rock. Da acquistare.
    IO il 25 Agosto 1970 C'ERO :cool:
  2. aaa  
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    Il disco da avere di Luglio '06: "Bruce Springsteen - The wild, the innocent and the E-Street shuffle"(1973)

    Nel 1973 un tale Bruce Springsteen si affacciò al mondo musicale grazie all'album "Greetings From Asbury Park, N.J.", distinguendosi già per il suo stile, anche se il giovane era ancora acerbo. Ma lui non si fermò a scrivere e pochi mesi dopo la pubblicazione del suo debutto, ecco che venne alla luce il suo secondo disco "The Wild, The Innocent And The E-Street Shuffle", dimostrando di aver inquadrato una strada ben precisa da percorrere con le sue composizioni e di voler scrivere almeno una pagina nella storia della musica.
    Il disco si apre con "The E-Street Shuffle". Questa è già una canzone orecchiabile e di qualità nello stesso momento che, grazie al suo ritmo rock-blues festoso, è capace di invogliare l'ascoltatore a proseguire l'ascolto dell'LP. Il ritmo si fa più rilassato nella successiva "4th Of July, Asbury Park(Sandy)". In questa ballata si sentono le radici musicali che possono essere ricondotte tranquillamente a Bob Dylan, sia per la composizione, sia per il modo di cantare del rocker in alcuni tratti di questa canzone.
    La terza traccia si apre con un giro di chitarra elettrica molto sensuale e capace di appassionare immediatamente l'ascoltatore, per poi interrompersi e lasciare spazio alle tastiere e alla voce di Springsteen. Il ritmo cambia immediatamente attraverso le percussioni permettendo a questa "Kitty's Back" di trasformarsi in un'altra canzone festosa e, grazie ai suoi cambi di tempo per tutta la sua durata, permette di candidarsi come uno dei pezzi più belli del disco.
    "Wild Billy's Circus Story" è una composizione acustica che non stona con il resto delle canzoni. Anche "Incident On 57th Street" è una composizione degna di nota nella discografia del Boss e può essere considerata la canzone tipo delle sue pubblicazioni più famose. "Rosalita(Come Out Tonight)" è il pezzo che amalgama al meglio tutti gli strumenti utilizzati dal gruppo di musicisti che suonano con il cantante del New Jersey.
    Il meglio di questo però Bruce Springsteen lo lascia alla fine di questo cd. "New York City Serenade" è un pezzo che brilla di luce propria, un lento impreziosito dal dolce fluire di note provenienti da un pianoforte, con percussioni e basso che disegnano paesaggi suggestivi, fino a sfociare in un'orgia di archi che eleva ulteriormente la qualità di questa composizione lunga quasi dieci minuti.
    "The Wild, The Innocent & The E-Street Shuffle", un disco sottovalutato ma molto importante per chi vuole conoscere meglio la musica del Boss, essendo un passaggio fondamentale della sua formazione artistica che si completerà due anni dopo grazie alla pubblicazione di "Born To Run", con cui troverà il successo e che lo consacrerà come uno dei migliori compositori rock-blues della storia.
    IO il 25 Agosto 1970 C'ERO :cool:
  3. aaa  
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  4. Scudetto-Mod  
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    Il disco da avere di Giugno '06: "Pink Floyd - Meddle"(1971)
    Sembravano remoti ormai gli anni in cui Syd Barrett guidava gli altri tre ragazzi con il suo carisma e le sue composizioni che li fecero diventare famosi come capostipiti della musica psichedelica, pur essendo passati solo 3 anni-1968- dalla sua dipartita...(Torre in giugno parlava di dipartita. . .n.d.r.)
    . . .La psichedelia si mischia alla melodia..
    Rolling Torr, June, 2006, by Guf Rock

    Rolling Stone, December, 1971, by Mick Rock
    London, December 1971:
    . . .If you tend to believe what you hear, rather than what is, Syd Barrett is either dead, behind bars, or a vegetable. He is in fact alive and as confusing as ever, in the town where he was born, Cambridge. . .

    In 1966-67, Barrett was playing lead guitar with Pink Floyd. He'd named the band and was writing most of their music, including the only two hit singles they ever had. His eerie electronic guitar style and gnome-like stage presence made him an authentic cult figure for the nascent London underground, then just beginning to gather at the UFO club and the Roundhouse. The Floyd were a house band and the music went on into the wee hours. Cambridge is an hour's train ride from London. Syd doesn't see many people these days. Visiting him is like intruding into a very private world. 'I'm disappearing', he says, 'avoiding most things.' He seems very tense, ill at
    'I'm sorry I can't speak very coherently,' he says, 'It's rather difficult to think of anybody being really interested in me. But you know, man, I am totally together. I even think I should be.' Occasionally, Syd responds directly to a question. Mostly his answers are fragmented, a stream of consciousness (the words of James Joyce's poem 'Golden Hair' are in one of his songs). 'I'm full of dust and guitars,' he says. 'The only work I've done the last two
    In a cellar where he spends much of his time, he sits surrounded by paintings and records, his amps and guitars. He feels safe there, under the ground. Like a character out of one of his own songs. Syd says his favourite musician is Hendrix. 'I toured with him you know, Lindsay (an old girl-friend) and I used to sit on the back of the bus, with him up front; he would film us. But we never spoke really. It was like this. Very polite. He was better than people really knew. But very self-conscious about his consciousness. He'd lock himself in the dressing room with a TV and wouldn't let anyone in.'
    Syd himself has been known to sit behind locked doors, refusing to see anyone for days at a time. Frequently in his last months with the Floyd, he'd go on stage and play no more than two notes in a whole set. 'Hendrix was a perfect guitarist. And that's all I wanted to do as a kid. Play a guitar properly and jump around. But too many people got in the way. It's always been too slow for me. Playing. The pace of things. I mean, I'm a fast sprinter. The trouble was, after playing in the group for a few months, I couldn't reach that point.'
    'I may seem to get hung-up, that's because I am frustrated work-wise, terribly. The fact is I haven't done anything this year, I've probably been chattering, explaining that away like anything. But the other bit about not working is that you do get to think theoretically.' He'd like to get another
    Syd leaves the cellar and goes up to a sedate little room full of pictures of himself with his family. He was a pretty child. English tea, cake and biscuits, arrives. Like many innovators, Barrett seems to have missed the recognition due to him, while others have cleaned up. 'I'd like to be rich. I'd like a lot of money to put into my physicals and to buy food for all my friends.
    'I'll show you a book of all my songs before you go. I think it's so exciting. I'm glad you're here.' He produces a folder containing all his recorded songs to date, neatly typed, with no music. Most of them stand alone as written pieces. Sometimes simple, lyrical, though never without some touch of irony. Sometimes surreal, images weaving dreamily, echoes of a min
    Mild the reflecting electricity eyes
    The life that was ours grew sharper
    and stronger away and beyond
    short wheeling fresh spring
    gripped with blanched bones moaned
    Magnesium proverbs and sobs.
    Syd thinks people who sing their own songs are boring. He has never recorded anyone else's. He produces a guitar and begins to strum out a new version of 'Love You,' from Madcap. 'I worked this out yesterday. I think it's much better. It's my new 12-string guitar. I'm just getting used to it. I polished it yesterday.' It's a Yamaha. He stops and eases it into a regular tuning, shaking his head. 'I never felt so close to a guitar as that silver one with mirrors that I used on stage all the time. I swapped it for the black
    Syd is 25 now, and worried about getting old. 'I wasn't always this introverted,' he says, 'I think young people should have a lot of fun. But I never seem to have any.' Suddenly he points out the window. 'Have you seen the roses? There's a whole lot of colours.' Syd says he doesn't take acid anymore, but he doesn't want to talk about it... 'There's really nothing to say.' He goes into the garden and stretches out on an old wooden seat. 'Once you're into something...' he says, looking very puzzled. He stops. 'I don't think I'm easy to talk about. I've got a very irregular head. And I'm not anything that you think I am anyway.'
    Rolling Stone, December 1971, by Mike Rock. http://members.aol.com/pgrsel/barrett/index.htm

    Kathmandu, July, 2006:
    . . .If you tend to believe what you hear, rather than what is, Syd Barrett is either dead, behind bars, or a vegetable. He is in fact alive and as confusing as ever, in the world where he was born. . .
    (Ricomincia uguale da sopra. . . E Continua anche sotto, nel post dop. . .Oltre la Musica)
  7.     Mi trovi su: Homepage #4402432
    Ciao Syd, cappellaio matto
    È meglio stare sul palco con una chitarra d'argento che finire stesi sul pavimento da qualche parte a Londra (Syd Barrett)

    Pochi giorni fa nella sua casa alla periferia di Cambridge, in Inghilterra, si è spento a 60 anni Syd Barrett. Nel 1965 aveva fondato i Pink Floyd, storica band che lasciò nel 1968, al vertice del successo, travolto dal consumo di troppe droghe
    Matteo Guarnaccia
    Syd Barrett, il geniale investigatore psicosonico che nel 1965 fondò uno degli ensemble musicali più innovativi del Novecento, i Pink Floyd - pionieri visionari dell'elettronica e dei light show - ha intrapreso un nuovo viaggio interstellare, lasciando serenamente il corpo a sessant'anni nel suo rifugio alla periferia di Cambridge. Anche se le esequie avverranno in forma strettamente privata, c'è da scommettere che milioni di lettori Cd (e giradischi) in tutto il mondo si accenderanno simultaneamente, lanciando nell'etere la sua musica per facilitargli l'ingresso nella nuova orbita.
    Del resto quelle sonorità, quei suoi riff inquietanti, i loop stregati, i testi fiabeschi e onirici alla Lewis Carroll, sono stati la perfetta colonna sonora per un'epocale serie di viaggi interiori intrapresi da un'orda di esploratori chimici, lanciati all'inseguimento del Coniglio Bianco, dagli anni Sessanta in poi.
    La notizia della sua dipartita, riferita ieri da un portavoce della band, risale a un paio di giorni fa e di certo non stupirà più di tanto i suoi «devoti», fedeli animatori di un culto che attraversa ormai tre generazioni, abituati a convivere con la sua leggendaria assenza/presenza che dura ormai dal 1968, anno in cui abbandonò i Pink Floyd, per sovraccarico dei propri circuiti psichici, ennesima vittima di un'implosione provocata dall'abuso di droghe e psicofarmaci - come nella migliore tradizione del libro nero del rock'n'roll. Nella roulette russa lisergica - là dove tanti avevano scovato avventure emozionanti, incontrato Dio, ritrovato la propria innocenza infantile, scoperto i segreti del cosmo - Barrett si era dato appuntamento con la pazzia, accelerando l'incontro con dosaggi massicci (spesso inseriti nelle sue bevande a sua insaputa dagli scriteriati coinquilini londinesi).
    La sua personale deriva spaziale e la conseguente scelta dell'anonimato - da Cappellaio Matto a banale Howard Hughes della suburbia inglese non ha scalfito per nulla la leggenda di uno dei più amati protomartiri psichedelici, uno dei tanti talenti che si è schiantato contro la dura realtà dello show business - vedi Jimi Hendrix o Brian Jones. Barrett è stato un assiduo spettatore «pagante» al Teatro Magico preconizzato da Hermann Hesse nel suo Steppenwolf («Ingresso libero non a tutti! Soltanto per pazzi! Prezzo d'ingresso il cervello»).
    Dopo un'esaltante carriera nei circuiti hippie britannici lontano da qualsiasi tentazione commerciale (Ufo Club, Roundhouse, i concerti per il giornale underground It, il seminale 14 hours Technicolor Dream), un meraviglioso album con i Pink Floyd, (The Piper at the Gates of Dawn, ispirato a un capitolo del libro The Wind in the Willows) aveva concluso la sua breve folgorante carriera con un paio di lavori solisti realizzati tra il 1969 e il 1971 (Barrett e The Madcap Laughs), nel momento esatto in cui, già in fase ectoplasmica, l'uomo vegetale a cavallo di elefanti effervescenti, chiacchierando con una tribù di omini di pan di zenzero, stava inesorabilmente sprofondando nella via lattea.
    La sua sparizione dalle scene, avvenuta proprio quando il suo gruppo si stava trasformando da orchestra d¹accompagnamento della scena hippie londinese a macchina domina hit parade mondiale, (e oggi in uno dei brand più potenti dell'industria musicale), è stata oggetto di indagini ossessive da parte dei media. I libri e i documentari sulla sua autoreclusione non si contano, come non si contano le offerte che gli sono state fatte per rientrare nel circuito pop (cosa alquanto difficoltosa per uno che era uscito stabilmente dalla realtà). Negli anni del punk ci furono persino dei tentativi di cooptarlo per inserirlo nella scena spillata e crestata, acerrima nemica della psichedelia.
    Barrett ha rilasciato l'ultima intervista nel 1971 e ha sempre rifiutato di parlare del passato, era fisicamente malandato, si dedicava alla pittura e usciva raramente di casa, dove veniva accudito dai suoi familiari, spesso assediato da fans inconsolabili e privi di tatto, pronti a rubargli le poche cose scampate ai suoi deliri autodistruttivi.
    La mediocrità più assoluta si era sostituita a un'esistenza considerata folle e sopra le righe persino in quegli anni così accomodanti nei confronti dell'eccentricità. Una impietosa metamorfosi fisica aveva trasformato il dandy aristocratico in un irriconoscibile signore pelato e sovrappeso.
    L'ultimo suo intervento documentato risale a quattro anni fa, e sono le 320 copie autografate di Psychedelic Renegades, un libro fotografico, a tiratura limitata realizzato da un suo vecchio amico, Mick Rock, con le foto che gli aveva scattato tra il 1969 e il 1971, quando erano coinquilini nella famosa casa del delirio lisergico.
    Resta un mistero come il fotografo sia riuscito a convincerlo a prendere in mano la penna. Lo spettro di Syd ha sempre ossessionato i suoi vecchi compagni, gravati dal senso di colpa per non essergli stati vicini durante il crollo.
    Nel 1975 gli dedicarono lo splendido Wish You Were Here, un tributo al suo genio, luminoso come un Diamante Pazzo. Durante la registrazioni del disco se lo videro improvvisamente sbucare in studio dal nulla, irriconoscibile e apparentemente inconsapevole degli anni trascorsi. Nell'eccezionale riunione del gruppo per il Live 8 del 2005, il suo nome è stato evocato amorevolmente da Roger Waters, che gli ha dedicato l'esibizione.
    Antonello Catacchio www.ilmanifesto.it
  8.     Mi trovi su: Homepage #4402433
    L'ultima intervista
    Il mondo secondo lui
    Gli inizi
    Roger Waters è più vecchio di me. Studiava alla scuola di architettura a Londra. Io studiavo a Cambridge, prima di entrare alla scuola d'arte di Camberwell, ma facevo avanti e indietro con Londra. Vivevo a Highgate con lui, dividevamo una casa, avevamo un furgone e passavamo la maggior parte del nostro tempo nei pub. Credo che ci piacesse suonare la chitarra, facevamo dei pezzi degli Stones. Poi ho cominciato a lavorare come professionista e a scrivere, ma non credo di aver avuto tanta consapevolezza a quel tempo dell'essere diventato parte della scena underground di Londra. Io e Roger scrivevamo cose differenti, ognuno scriveva le proprie canzoni e la propria musica. Non c'erano molti conflitti, tranne forse per il fatto che il modo in cui suonavamo non era affatto così emozionante come ci sembrava.
    La band
    La musica che facevamo era un microcosmo che metteva insieme tutti i tipi di filosofia, e tendeva a essere un po' «a buon mercato». Forse sarà stato il fatto che dovevamo tenere insieme uno show, o forse il fatto che non vivevamo in posti lussuosi. Io sono sempre stato un fervido sostenitore di un vita all'insegna del lusso. Probabilmente perchè non mi è mai piaciuto molto lavorare.
    La pittura
    Sono un pittore, ho studiato pittura alla scuola d'arte. Credo di aver passato a dipingere meno tempo tempo di quello che avrei dovuto: lasciarsi assorbire completamente dalla pittura deve essere una cosa tremendamente rilassante. Credo che avrò un futuro da pittore, più che da musicista.
    Gli acidi
    Non credo che gli acidi avessero tanto a che fare con il mio lavoro. Io so solo che il fatto di suonare, di essere un musicista, era molto eccitante. È chiaro che è meglio stare sul palco con una chitarra d'argento con gli specchietti che ritrovarsi buttati sul pavimento da qualche parte a Londra.
    Il palco
    Più che una storia nelle canzoni mi è sempre piaciuto creare un'atmosfera. Per questo i rumori elettronici erano necessari, erano molto eccitanti. Ma la cosa più bella era suonare sul palco. Non dimeticherò mai la sensazione di suonare all'Ufo o in posti del genere, di stare sotto i riflettori, di vedere che la band diventava sempre più famosa.
    L'addio
    È stata come una guerra. Non c'è stata una singola cosa che ci ha fatto prendere la decisione di dividerci. Poi, subito dopo, io mi sono inflitto un'esperienza orribile. Ho preso una Mini e me ne sono andato in giro per tutta l'Inghilterra. Forse è successo tutto a causa della mia impazienza, a volte penso che avrei dovuto continuare con loro, erano dei bravi musicisti, è difficile trovarne di così bravi.

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  9.     Mi trovi su: Homepage #4402434
    Psichedelie per lo schermo
    Da «More» di Barbet Schroeder a «Zabriskie Point» di Antonioni fino al musical «The Wall». Passando per le ripicche con Stanley Kubrick. Note di sogno tradotte in immagini
    Antonello Catacchio
    Il rapporto tra i Pink Floyd e il cinema nasce, ufficialmente, nel 1969, quando il gruppo compone la colonna sonora di More, il film di Barbet Schroeder. Cui segue, con lo stesso regista, l'esperienza di Obscured by Clouds, accompagnamento musicale dello sfortunatissimo La vallée. Anche Michelangelo Antonioni si rivolge alle loro sonorità per commentare ilmomento clou di Zabriskie Point (non Us and Them, che era stato scritto apposta, e che invece uscirà in The Dark Side of theMoon), così come Roy Battersby per Music for the Body. Forse però l'aneddoto più divertente tra grande schermo e musica della band riguarda i dispetti reciproci tra i Pink Floyd e Stanley Kubrick. Sembra infatti che il grande regista avesse chiesto alla band di poter utilizzare le musiche di Atom HeartMother per Arancia Meccanica. Ottenendo in cambio un rifiuto per il timore di una pubblicità negativa. Roba d'altri tempi, con successivo pentimento. Anche perché Stanley ha modo di rifarsi.Per l'occasione è RogerWaters a chiedere. In particolare vorrebbe utilizzare la voce del calcolatore Hal per il brano Amused to Death nel 1992. Inevitabile la vendetta di Kubrick che risponde picche. Fatto che non impedisce a Waters di utilizzare un frammento, all'inizio di Perfect Sense, seppure registrato al contrario. Si dice anche che Echoes, dell'album Meddle, sarebbe da ascoltare guardando l'ultima parte di 2001 perché risulterebbe essere in perfetta sincronia con le immagini. E, a proposito di visione sincronizzata, una leggenda metropolitana afferma che anche The Dark Side of the Moon sarebbe da accompagnare con la visione delmago di Oz. La band ha sempre smentito ma sono in molti a sostenere che le coincidenze sarebbero davvero troppe per giustificare una pura casualità. Tra tanti dubbi, una certezza, è del 1972 uno dei migliori film concerto di tutti i tempi: Pink Floyd Live at Pompei di AdrianMaben. Quando nel 75 registrano Wish You Were Here non sanno ancora che qualche anno dopo (87) il brano che dà il titolo all'album diventerà anche titolo del film di David Leland. Il 79 è l'anno di The Walll, che tre anni dopo diventa apoteosi delmusical al cinema per la regia di Alan Parker con Bob Geldof protagonista. Sono poi infiniti i brani del gruppo saccheggiati dal cinema per enfatizzare le immagini. Forse però l'uso più suggestivo e singolare viene da Tom Stoppard che ripesca i brani Seamus e Echoes per piazzarli fuori tempo in Rosencrantz e Guildenstern sono morti. E che dire dell'utilizzo di Terrapin, brano scritto da Syd Barrett, per X files? Forse a quel mattocchio di Syd è anche piaciuta l'idea di un pezzo finito stritolato in una serie tv che faceva l'occhiolino ai confini della realtà.

    www.ilmanifesto.it (Orsu`, un obolo per Il Manifesto, o Compagni !)


    Ecco, Torre, il Recalo annunciato di la`.
    Supercomplimenti all'informatico.:approved:


    Della serie...Un Perito tira l'altro:asd:

  I dischi del mese di Luglio '06

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