1.     Mi trovi su: Homepage #4405309
    «La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

    Paolo Borsellino
    (19 gennaio 1940-19 luglio 1992)

    -----

    Un ricordo doverso per chi ha dato la propria vita per dei valori veri e puri, come la giustizia e l'onestà......

    :rolleyes:
  2.     Mi trovi su: Homepage #4405310
    ripropongo, perchè è anche in nome suo.....

    Migliaia di ragazzi in piazza a Palermo
    un saluto alla bara del giudice Falcone
    hanno bisogno di una risposta
    hanno bisogno di protezione
    i ragazzi son stanchi dei boss al potere
    i ragazzi non possono stare a vedere
    la terra sulla quale crescera' il loro frutto
    bruciata e ogni loro ideale distrutto
    i ragazzi denunciano chiunque acconsenta
    col proprio silenzio a una azione violenta
    i ragazzi son stanchi e sono nervosi
    in nome di Dio vaffanculo ai mafiosi!
    i ragazzi denunciano chi guida lo stato
    per non essersi mai abbastanza impegnato
    a creare una via per chi vuole operare
    senza esser costretto per forza a rubare
    a creare una via per gli uomini onesti
    a dare ai bambini valori robusti
    che non crollino appena si arriva ai diciotto
    accorgendosi che questo mondo e' corrotto
    i ragazzi non credono ad una parola
    di quello che oggi ci insegnano a scuola
    i ragazzi diffidano di ogni proposta
    non stanno cercando nessuna risposta
    ma fatti, giustizia, rigore morale
    da parte di chi calza questo stivale
    i ragazzi hanno il tempo che li tiene in ostaggio
    ma da oggi han deciso di farsi coraggio
    perche' non ci sia un'altra strage di maggio
    per riuscire ci vuole cultura e coraggio
    cultura di pace, coraggio di guerra
    il coraggio di vivere su questa terra
    e di vincere qui questa nostra battaglia
    perche' quando nel mondo si parli d'Italia
    non si dica soltanto: la mafia, i mafiosi
    perche' oggi e' per questo che siamo famosi
    ma l'Italia e' anche un altra e la gente lo grida
    i ragazzi son pronti per vincer la sfida
  3.     Mi trovi su: Homepage #4405311
    Quattordici anni fa l'omicidio di Borsellino
    Palermo e Napolitano ricordano il magistrato

    Un'immagine d'archivio della strage
    PALERMO - Hanno cominciato a deporli dalle prime ore del mattino, lì a via Mariano D'Amelio, dove quattordici anni fa Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta furono uccisi dalla mafia. Sono i bambini del quartiere a portare fiori, i cittadini, esponenti della politica, qualche assessore. A metà mattinata arriverà il ministro della Giustizia Clemente Mastella con una corona floreale. Gli scout hanno improvvisato un gioco dell'oca con cinquanta caselle dedicate a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, carabinieri e polizia.

    Manfredi, il figlio del magistrato, non c'è, e non verrà. Ha deciso che il modo migliore di ricordare il padre è lavorare, e oggi è particolarmente soddisfatto: grazie a un'indagine della polizia postale da lui coordinata, sono state arrestate cinque persone colpevoli di aver clonato carte di credito per una truffa dall'ammontare complessivo di 60mila euro.

    Rita Borsellino, sorella del magistrato e leader dell'opposizione di centrosinistra all'Assemblea regionale siciliana, uscita sconfitta dal plurindagato Totò Cuffaro alle ultime elezioni regionali, ricorda che la "speranza sono i giovani, ed è con le giovani generazioni che dobbiamo costruire un futuro diverso non soltanto per i siciliani ma per l'Italia intera che ancora oggi subisce prepotenze e prevaricazioni da parte della criminalità organizzata".

    Per Agnese, la vedova, arriva un messaggio accorato dal capo dello stato Giorgio Napolitano. "Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso", scrive il presidente. Quattordici anni fa "l'arroganza spietata della criminalità mafiosa stroncava la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina. Resta indelebile nella memoria l'angoscia e il dolore dei giorni in cui il delirio di onnipotenza della cupola mafiosa, già abbattutosi contro Giovanni Falcone, sua moglie e altri coscienziosi agenti di polizia, culminò nel tentativo di scardinare, colpendo le sue più ferme e intransigenti espressioni, l'ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni".

    Napolitano prosegue sottolineando come il sacrificio dei due magistrati e degli uomini delle loro scorte non sia stato "vano. La concezione della giustizia e lo spirito di servizio, che avevano animato le battaglie di Paolo Borsellino e di tante altre vittime della mafia, hanno segnato una netta linea di contrapposizione al terrore dell'anti-stato e costituito un esempio costante e positivo per l'azione della Magistratura e delle Forze dell'Ordine. Questi valori hanno consentito, di recente, di assicurare finalmente alla giustizia anche i maggiori responsabili di molti efferati delitti e di infliggere duri colpi alla stessa organizzazione mafiose".

    Il lavoro di chi era in prima linea a combattere la mafia è stato di "sprone per una mobilitazione collettiva", aggiunge il presidente, e "resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso. La consapevole missione di uomini coraggiosi come suo marito aiuta a comprendere i percorsi da seguire e contribuisce a non disperdere il clima di nuova fiducia e speranza nelle istituzioni e nella loro rinnovata responsabilità nell'azione per migliori condizioni di sicurezza, di convivenza e di crescita sociale ed economica".

    (19 luglio 2006)

    (www.repubblica.it)
  4.     Mi trovi su: Homepage #4405316
    chissa se lo stalliere di Silvio Berlusconi e fido di Marcello Dell Utri che ha pagato undici ergastoli per quella streage si ricorda quel giorno!

    TALE MANGANO!!


    CMQ RISPETTO E ONORE PER CHI HA VOLUTO TOGLIERE DI MEZZO LA FECCIA IN ITALIA!

    MA AHIME ---STIAMO ANCORA COSI
  5.     Mi trovi su: Homepage #4405317
    Un cavallo per Marcello (Il testo dell'ultima intervista a Borsellino)
    di Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo

    Così, sull'Espresso dell'8 aprile 1994, viene pubblicato il lungo testo integrale dell'intervista rilasciata dal giudice Paolo Borsellino ai due giornalisti.

    Anni Settanta. La mafia porta al nord capitali. E uomini-ponte. Come Mangano. Che trova un posto grazie a Dell'Utri. Ecco l'analisi-racconto del magistrato di Palermo.

    "Gli imputati del maxiprocesso erano circa 800: furono rinviati a giudizio 475"

    Scelta l'inquadratura - Paolo Borsellino è seduto dietro la sua scrivania - Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi cominciano l'intervista domandando al giudice i dati sul maxiprocesso di Palermo del febbraio '86. Il giudice ricorda con orgoglio di aver redatto, nell'estate dell'85, la monumentale sentenza del rinvio a giudizio. Subito dopo, i due giornalisti chiedono notizie su uno di quei 475, Vittorio Mangano. È solo la prima delle tante domande sul mafioso che lavorava ad Arcore: passo dopo passo, Borsellino - che con Giovanni Falcone rappresentava un monumentale archivio di dati sulle cosche mafiose - ricostruisce il profilo del mafioso. Racconta dei suoi legami, delle connessioni, e delle sue telefonate intercettate dagli inquirenti in cui si parla di "cavalli". Come la telefonata di Mangano all'attuale presidente di Publitalia, Marcello Dell'Utri (dal rapporto Criminalpol n. 0500/C.A.S. del 13 aprile 1981 che portò al blitz di San Valentino contro Cosa Nostra, ndr). E ancora: domande sui finanzieri Filippo Alberto Rapisarda e Francesco Paolo Alamia, uomini a Milano di Vito Ciancimino. Infine sullo strano triangolo Mangano, Berlusconi, Dell'Utri. Mentre di Mangano il giudice parla per conoscenza diretta, in questi casi prima di rispondere avverte sempre: "Come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo... qualsiasi cosa che dicessi sarebbe azzardata o non corrispondente a verità". Ma poi aggiunge particolari sconosciuti: "... Ci sono addirittura delle indagini ancora in corso... Non sono io il magistrato che se ne occupa...". A quali indagini si riferisce Borsellino? E se dopo quasi due anni non se n'è saputo nulla è perché i magistrati non hanno trovato prove sufficienti?

    Quel pomeriggio di maggio di due anni fa, Paolo Borsellino non nasconde la sua amarezza per come certi giudici e certe sentenze della Corte di Cassazione hanno trattato le dichiarazioni di pentiti come Antonio Calderone ("... a Catania poi li hanno prosciolti tutti... quella della Cassazione è una sentenza dirompente che ha disconosciuto l'unitarietà dell'organizzazione criminale di Cosa Nostra..."); ma soprattutto, grazie alle sue esperienze di magistrato e come profondo conoscitore delle strategie di Cosa Nostra, l'unico al quale Falcone confidava tutto, Borsellino offre una chiave di lettura preziosa della Mangano connection che sembra coincidere con le più recenti dichiarazioni dei pentiti. Quella che segue è la trascrizione letterale (comprese tutte le ripetizioni e le eventuali incertezze lessicali tipiche del discorso diretto) di alcuni capitoli della lunga intervista filmata, quasi cinquanta minuti di registrazione.


    Tra queste centinaia di imputati ce n'è uno che ci interessa: tale Vittorio Mangano, lei l'ha conosciuto?

    Sì, Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxiprocesso, e precisamente negli anni fra il '75 e l'80. Ricordo di avere istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane e che presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una testa di cane mozzata. L'indagine fu particolarmente fortunata perché - attraverso dei numeri che sui cartoni usava mettere la casa produttrice - si riuscì rapidamente a individuare chi li aveva acquistati. Attraverso un'ispezione fatta in un giardino di una salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni, in giardino ci scoprimmo sepolti i cani con la testa mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel periodo come ospite o qualcosa del genere - ora i miei ricordi si sono un po' affievoliti - di questa famiglia, che era stata autrice dell'estorsione. Fu processato, non mi ricordo quale sia stato l'esito del procedimento, però fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con Vittorio Mangano. Poi l'ho ritrovato nel maxiprocesso perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra

    Uomo d'onore di che famiglia?

    L'uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo delle famiglie palermitane.

    E questo Vittorio Mangano faceva traffico di droga a Milano?

    Il Mangano, di droga... (Borsellino comincia a rispondere, poi si corregge, ndr), Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita d'eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come "magliette" o "cavallo". Il Mangano è stato poi sottomesso al processo dibattimentale ed è stato condannato per questo traffico di droga. Credo che non venne condannato per associazione mafiosa - beh, sì per associazione semplice - riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione più ;700 milioni di multa... La sentenza di Corte d'Appello confermò questa decisione di primo grado...

    Quando ha visto per la prima volta Mangano?

    La prima volta che l'ho visto anche fisicamente? Fra il '70 e il '75.
    Per interrogarlo?

    Sì, per interrogarlo

    E dopo è stato arrestato?

    Fu arrestato fra il '70 e il '75. Fisicamente non ricordo il momento in cui l'ho visto nel corso del maxiprocesso, non ricordo neanche di averlo interrogato personalmente. Si tratta di ricordi che cominciano a essere un po' sbiaditi in considerazione del fatto che sono passati quasi 10 anni

    Dove è stato arrestato, a Milano o a Palermo?

    A Palermo la prima volta (è la risposta di Borsellino; ai giornalisti interessa capire in quale periodo il mafioso vivesse ad Arcore, ndr).

    Quando, in che epoca?

    Fra il '75 e l'80, probabilmente fra il '75 e l'80.
    Ma lui viveva già a Milano?

    Sicuramente era dimorante a Milano anche se risulta che lui stesso afferma di spostarsi frequentemente tra Milano e Palermo.

    E si sa cosa faceva a Milano?

    A Milano credo che lui dichiarò di gestire un'agenzia ippica o qualcosa del genere. Comunque che avesse questa passione dei cavalli risulta effettivamente la verità, perché anche nel processo, quello delle estorsioni di cui ho parlato, non ricordo a che proposito venivano fuori i cavalli. Effettivamente dei cavalli, non "cavalli" per mascherare il traffico di stupefacenti.

    Ho capito. E a Milano non ha altre indicazioni sulla sua vita, su cosa faceva?

    Guardi: se avessi la possibilità di consultare gli atti del procedimento molti ricordi mi riaffiorerebbero....

    Ma lui comunque era già uomo d'onore e negli anni Settanta?

    ...Buscetta lo conobbe già come uomo d'onore in un periodo in cui furono detenuti assieme a Palermo antecedente gli anni Ottanta, ritengo che Buscetta si riferisca proprio al periodo in cui Mangano fu detenuto a Palermo a causa di quell'estorsione nel processo dei cani con la testa mozzata... Mangano negò in un primo momento che ci fosse stata questa possibilità d'incontro... ma tutti e due erano detenuti all'Ucciardone qualche anno prima o dopo il '77.
    Volete dire che era prima o dopo che Mangano aveva cominciato a lavorare da Berlusconi? Non abbiamo la prova...
    Posso dire che sia Buscetta che Contorno non forniscono altri particolari circa il momento in cui Mangano sarebbe stato fatto uomo d'onore. Contorno tuttavia - dopo aver affermato, in un primo tempo, di non conoscerlo - precisò successivamente di essersi ricordato, avendo visto una fotografia di questa persona, una presentazione avvenuta in un fondo di proprietà di Stefano Bontade (uno dei capi dei corleonesi, ndr).
    Mangano conosceva Bontade?
    Questo ritengo che risulti anche nella dichiarazione di Antonino Calderone (Borsellino poi indica un altro pentito ora morto, Stefano Calzetta, che avrebbe parlato a lungo dei rapporti tra Mangano e una delle famiglie di corso dei Mille, gli Zanca, ndr)...
    Un inquirente ci ha detto che al momento in cui Mangano lavorava a casa di Berlusconi c'è stato un sequestro, non a casa di Berlusconi però di un invitato (Luigi D'Angerio, ndr) che usciva dalla casa di Berlusconi.
    Non sono a conoscenza di questo episodio.
    Mangano è più o meno un pesce pilota, non so come si dice, un'avanguardia?
    Sì, le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le "teste di ponte" dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Ce n'erano parecchi ma non moltissimi, almeno tra quelli individuati. Un altro personaggio che risiedeva a Milano, era uno dei Bono (altri mafiosi coinvolti nell'inchiesta di San Valentino, ndr) credo Alfredo Bono che nonostante fosse capo della famiglia della Bolognetta, un paese vicino a Palermo, risiedeva abitualmente a Milano. Nel maxiprocesso in realtà Mangano non appare come uno degli imputati principali, non c'è dubbio comunque che... è un personaggio che suscitò parecchio interesse anche per questo suo ruolo un po' diverso da quello attinente alla mafia militare, anche se le dichiarazioni di Calderone (nel '76 Calderone è ospite di Michele Greco quando arrivano Mangano e Rosario Riccobono per informare Greco di aver eliminato i responsabili di un sequestro di persona avvenuto, contro le regole della mafia, in Sicilia, ndr) lo indicano anche come uno che non disdegnava neanche questo ruolo militare all'interno dell'organizzazione mafiosa...
    Dunque Mangano era uno che poi torturava anche?
    Sì, secondo le dichiarazioni di Calderone.
    Dunque quando Mangano parla di "cavalli" intendeva droga?
    Diceva "cavalli" e diceva "magliette", talvolta.
    Perché se ricordo bene c'è nella San Valentino un'intercettazione tra lui e Marcello Dell'Utri, in cui si parla di cavalli (dal rapporto Criminalpol: "Mangano parla con tale dott. Dell'Utri e dopo averlo salutato cordialmente gli chiede di Tony Tarantino. L'interlocutore risponde affermativamente... il Mangano riferisce allora a Dell'Utri che ha un affare da proporgli e che ha anche "il cavallo" che fa per lui. Dell'Utri risponde che per il cavallo occorrono "piccioli" e lui non ne ha. Mangano gli dice di farseli dare dal suo amico "Silvio". Dell'Utri risponde che quello lì non "surra").
    Sì, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta della stessa intercettazione. Se mi consente di consultare (Borsellino guarda le sue carte, ndr). No, questa intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli Inzerillo... Tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant'è che Mangano fu condannato.
    E Dell'Utri non c'entra in questa storia?
    Dell'Utri non è stato imputato nel maxiprocesso, per quanto io ricordi. So che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.
    A Palermo?
    Sì. Credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.
    Dell'Utri. Marcello Dell'Utri o Alberto Dell'Utri? (Marcello e Alberto sono fratelli gemelli, Alberto è stato in carcere per il fallimento della Venchi Unica, oggi tutti e due sono dirigenti Fininvest, ndr).
    Non ne conosco i particolari. Potrei consultare avendo preso qualche appunto (Borsellino guarda le carte, ndr), cioè si parla di Dell'Utri Marcello e Alberto, entrambi.
    I fratelli?
    Sì.
    Quelli della Publitalia, insomma?
    Sì.
    E tornando a Mangano, le connessioni tra Mangano e Dell'Utri?
    Si tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi sui quali non potrei rivelare nulla.
    Sì, ma nella conversazione con Dell'Utri poteva trattarsi di cavalli?
    La conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo (Borsellino sorride, ndr). Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all'ippodromo, o comunque al maneggio. Non certamente dentro l'albergo.
    In un albergo. Dove?
    Oddio i ricordi! Probabilmente si tratta del Plaza (l'albergo di Antonio Virgilio, ndr) di Milano.
    Ah, oltretutto.
    Sì.
    C'è una cosa che vorrei sapere. Secondo lei come si sono conosciuti Mangano e Dell'Utri?
    Non mi dovete fare queste domande su Dell'Utri perché siccome non mi sono interessato io personalmente, so appena... dal punto di vista, diciamo, della mia professione, ne so pochissimo, conseguentemente quello che so io è quello che può risultare dai giornali, non è comunque una conoscenza professionale e sul punto non ho altri ricordi.
    Sono di Palermo tutti e due...
    Non è una considerazione che induce alcuna conclusione... a Palermo gli uomini d'onore sfioravano le 2000 persone, secondo quanto ci racconta Calderone, quindi il fatto che fossero di Palermo tutti e due, non è detto che si conoscessero.
    C'è un socio di Dell'Utri tale Filippo Rapisarda (i due hanno lavorato insieme; la telefonata intercettata di Dell'Utri e Mangano partiva da un'utenza di via Chiaravalle 7, a Milano, palazzo di Rapisarda, ndr) che dice che questo Dell'Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade (i giornalisti si riferiscono a Gaetano Cinà che lo stesso Rapisarda ha ammesso di aver conosciuto con il boss dei corleonesi, Bontade, ndr).
    Beh, considerando che Mangano apparteneva alla famiglia di Pippo Calò... Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano le più numerose - almeno 2000 uomini d'onore con famiglie numerosissime - la famiglia di Stefano Bontade sembra che in certi periodi ne contasse almeno 200. E si trattava comunque di famiglie appartenenti a un'unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera... So dell'esistenza di Rapisarda ma non me ne sono poi occupato personalmente.
    A Palermo c'è un giudice che se n'è occupato?
    Credo che attualmente se ne occupi..., ci sarebbe un'inchiesta aperta anche nei suoi confronti...
    A quanto pare Rapisarda e Dell'Utri erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia (Francesco Paolo Alamia, presidente dell'immobiliare Inim e della Sofim, sede di Milano, ancora in via Chiaravalle 7, ndr).
    Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Dell'Utri e Rapisarda non so fornirle particolari indicazioni trattandosi, ripeto sempre, di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.
    Si è detto che Mangano ha lavorato per Berlusconi.
    Non le saprei dire in proposito. Anche se, dico, debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci sono addirittura... so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda - che la ricordi o non la ricordi -, comunque è una vicenda che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.
    Ma c'è un'inchiesta ancora aperta?
    So che c'è un'inchiesta ancora aperta.
    Su Mangano e Berlusconi? A Palermo?
    Su Mangano credo proprio di sì, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che riguardano rapporti di polizia concernenti anche Mangano.
    Concernenti cosa?
    Questa parte dovrebbe essere richiesta... quindi non so se sono cose che si possono dire in questo momento.
    Come uomo, non più come giudice, come giudica la fusione che abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconi e Dell'Utri e uomini d'onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra s'interessa all'industria, o com'è?
    A prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali: allorché l'organizzazione mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento di aree edificabili. All'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventa e un'impresa anch'essa. Un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all'industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso.
    Dunque lei dice che è normale che Cosa Nostra s'interessi a Berlusconi?
    E' normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità per la quale l'organizzazione criminale a un certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti industriali.
    E uno come Mangano può essere l'elemento di connessione tra questi mondi?
    Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti.
    Però lui si occupava anche di traffico di droga, l'abbiamo visto anche in sequestri di persona...
    Ma tutti questi mafiosi che in quegli anni - siamo probabilmente alla fine degli anni '60 e agli inizi degli anni '70 - appaiono a Milano, e fra questi non dimentichiamo c'è pure Luciano Liggio, cercarono di procurarsi quei capitali, che poi investirono negli stupefacenti, anche con il sequestro di persona
    A questo punto Paolo Borsellino consegna dopo qualche esitazione ai giornalisti 12 fogli, le carte che ha consultato durante l'intervista:
    Alcuni sono sicuramente ostensibili perché fanno parte del maxiprocesso, ormai è conosciuto, è pubblico, alcuni non lo so...
    Non sono documenti processuali segreti ma la stampa dei rapporti contenuti dalla memoria del computer del pool antimafia di Palermo, in cui compaiono i nomi delle persone citate nell'intervista: Mangano, Dell'Utri, Rapisarda, Berlusconi, Alamia.

    E questa inchiesta quando finirà?
    Entro ottobre di quest'anno...
    Quando è chiusa, questi atti diventano pubblici?
    Certamente...
    Perché ci servono per un'inchiesta che stiamo cominciando sui rapporti tra la grossa industria...
    Passerà del tempo prima che...

    sono le ultime parole di Paolo Borsellino. Palermo, 21 maggio, 1992.

    Repetita GIOVAnt.
  6.     Mi trovi su: Homepage #4405319
    Originally posted by briebbe
    chissa se lo stalliere di Silvio Berlusconi e fido di Marcello Dell Utri che ha pagato undici ergastoli per quella streage si ricorda quel giorno!

    TALE MANGANO!!


    CMQ RISPETTO E ONORE PER CHI HA VOLUTO TOGLIERE DI MEZZO LA FECCIA IN ITALIA!

    MA AHIME ---STIAMO ANCORA COSI


    proprio così .. :approved:
    l'importante è non dimenticare questa gente: Gente per Bene; non dimenticare contro chi combattevano e per chi sono morti

  14 anni fa...

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