1.     Mi trovi su: Homepage #4409790
    Nella tragica situazione di guerra tra Israele e Libano, mi permetto di fare qualche piccola considerazione. Da tante parti si vuol far passare l’immagine di un Libano indifeso indebitamente aggredito dai “cattivi” israeliani.

    Ma non è così: Israele di errori ne fa e ne ha fatti tanti, ma in questo caso non ha tutti i torti.

    * Ha chiesto, molte volte e invano, l’applicazione di una risoluzione dell’ONU, la 1559, accettata da entrambe le parti:

    LA RISOLUZIONE 1559 DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA

    Il 2 settembre 2004, con 9 voti a favore (Angola, Benin, Cile, Francia, Germania, Regno Unito, Romania, Spagna, Stati Uniti), nessuno contrario e 6 astensioni (Algeria, Brasile, Cina, Filippine, Pakistan, Russia), veniva approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite le risoluzione 1559. Questo il testo integrale:

    Il Consiglio di Sicurezza,
    richiamando le sue precedenti risoluzioni sul libano, e in particolare le risoluzioni 425 (1978) e 426 (1978) del 19 marzo 1978, la risoluzione 520 (1982) del 17 settembre 1982, e la risoluzione 1553 (2004) of 29 luglio 2004 nonché le dichiarazioni del suo Presidente sulla situazione in Libano, e in particolare la dichiarazione del 18 giugno 2000 (S/PRST/2000/21);
    ribadendo il suo forte sostegno per l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendneza politica del Libano entro i suoi confini territoriali internazionalmente riconosciuti;
    sottolineando la determinazione del Libano a garantire il ritiro dal Libano di tutte le forze non libanesi;
    profondamente preoccupato per la continua presenza in Libano di milizie armate, che impediscono al governo libanese di esercitare la sia piena sovranità su tutto il territorio libanese;
    ribadendo l’importanza di estendere il controllo del governo libanese su tutto il territorio libanese;
    consapevole delle imminenti elezioni presidenziali libanesi e dell’importanza che si tengano elezioni libere e corrette conformemente alle leggi costituzionali libanesi elaborate senza influenze né interferenze straniere;
    1. ribadisce il suo appello per il rigoroso rispetto della sovranità, integrità territoriale, unità e indipendenza politica del Libano sotto la sola ed esclusiva autorità del governo del Libano su tutto il Libano;
    2. chiede il ritiro dal Libano di tutte le forze straniere ancora presenti;
    3. chiede lo scioglimento e il disarmo di tutte le milizie libanesi e non libanesi;
    4. sostiene l’estensione del controllo del governo del Libano su tutto il territorio libanese;
    5. dichiara il proprio sostegno a un processo elettorale libero e corretto per le imminenti elezioni presidenziali condotte secondo le leggi costituzionali libanesi senza influenze né interferenze straniere;
    6. chiede a tutte le parti interessate di cooperare pienamente e urgentemente con il Consiglio di Sicurezza per la piena attuazione di questa e di tutte le risoluzioni relative al ristabilimento dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’indipendenza politica del Libano;
    7. incarica il segretario generale di riferire al Consiglio di Sicurezza entro trenta giorni sull’applicazione ad opera delle parti di questa risoluzione e decide di rimanere attivamente impegnato su questa materia.

    Si può dire che Isreale non ha rispettato diverse risoluzioni nella sua storia: vero, ma a quanto pare non è il solo, i pericoli e i razzi provenienti dal confine libanese verso territorio israeliano da parte hezbollah non solo illusione o “propaganda sionista”, ma una delle tristi realtà di questo conflitto che sta degenerando.

    * Il Libano non è estraneo e tantomeno contrario alle azioni degli hezbollah stessi: tra i vari appelli e reazioni alla recentissima, inutile e tragica strage di civili (circa 60, di cui 37 bambini), si nota la reazione del premier libanese: Il premier libanese ringrazia gli Hezbollah: “Si sacrificano per l’indipendenza del nostro Paese” (da repubblica.it): questo è rendersi complice di milizie irregolari, terroristiche, che hanno recentemente chiesto anche l’aiuto di Al Qaida.

    Israele non è “santo”, ma ha qualche diritto: diritto ad esistere, diritto a difendersi (talvolta forse lo fa in modo sproporzionato, ma non è in una situazione semplice), diritto a garantire libertà e sicurezza ai propri cittadini, diritto a non essere vittima continua di kamikaze, tra terroristi di Hamas, hezbollah, Al Qaida e organizzazioni varie. Tanti parlano troppo, Onu e politici inclusi, ma fanno ancora meno: dopo l’inutile conferenza a Roma, dove ciascuna delle parti in causa (e non presenti) ne ha tratto un “avallo” alla propria posizione (sia Isreale che il Libano), quello che ne risulta è l’inutilità o l’impotenza della comunità internazionale, estramamente divisa dietro un flebile e finto vello comune di pacifismo e di ricerca del cessate il fuoco, mentre in realtà ciascuno persegue interessi politici od economici particolari. E il problema non dovrebbe essere dibattere su chi ha ragione per condannare l’altro, ma perseguire obiettivi ed interessi comuni, componendoli in modo fermo e se possibile pacifico.
    Una riforma dell’Onu dovrebbe pensare più al suo funzionamento che a un posto in più o in meno nel Consiglio di sicurezza: talvolta sembra che la società delle Nazioni , creata dal presidente americano Wilson, fosse molto più seria nel fermare e sanzionare questi fenomeni, soprattutto rispetto alla labilità dell’Onu. O meglio, almeno ci provava: ha avuto diversi e numerosi fallimenti, ma almeno interveniva. Condannava. Non veniva rigirata sempre e comunque, non rimaneva sterile o quasi di fronte agli eventi.
    Aveva molti difetti e infatti è scoppiata poco prima del conflitto mondiale, ma alcuni principi sarebbero da riproporre, cercando di superarne i difetti, di garantire una sufficiente comunanza di intenti e una forza internazionale militare reale, indipendente dai singoli stati e realmente efficace, senza regole d’ingaggio troppo prudenti che ne impediscano un impiego effettivo e concreto.

    Con procedure schematiche, fisse ma non immobili, per accertare e dirimere le controversie tra stati, con un multilateralismo vero. Utopia?

    http://www.spuntiliberali.com/web/2006/07/30/il-libano-non-e-vittima-lonu-sembra-ancora-una-volta-inutile/
  2.     Mi trovi su: Homepage #4409792
    Originally posted by Canemacchina
    giova nel 2005 però ufficialmente la siria se ne è andata, dunque quella risoluzione è in teoria stata rispettata. no?


    Si, ma parla anche di disarmo di tutte le truppe e dell'estensione del controllo del libano su tutto il territorio che evidentemente non sono avvenuti.
  3.     Mi trovi su: Homepage #4409793
    Originally posted by Canemacchina
    giova nel 2005 però ufficialmente la siria se ne è andata, dunque quella risoluzione è in teoria stata rispettata. no?


    Il punto è che l'ONU non conta una mazza. Se c'è qualcuno che sbaglia lo si decida e si faccia qualcosa. Poi non ci lamentiamo se devono sempre intervenire gli Usa. Penso che queste situazioni nascano soprattutto dalla mancanza di leggi valide e di persone che le facciano rispettare.
  4.     Mi trovi su: Homepage #4409795
    Originally posted by ScudettoWeb
    Comunque si nota un'inversione di tendenza.
    di scelte economiche ?
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te
  5. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #4409796
    Originally posted by lallo
    di scelte economiche ?


    Non sono così convinto sia esclusivamente una questione economica. Credo che la comunità internazionale stia rendendosi conto che alcuni problemi sono reali e vanno affrontati in modo compatto. Non c'è dubbio che la politica israeliana sia da criticare per modi e tempi ma mi sembra che l'idea attuale sia quella di dare priorità o comunque rilevanza alla lotta a chi gioca un po' più sporco.
  6.     Mi trovi su: Homepage #4409797
    Originally posted by Giovanni1982
    Ma non è così: Israele di errori ne fa e ne ha fatti tanti, ma in questo caso non ha tutti i torti.


    chi sgancia le bombe, chi ammazza civili, chi non si ferma neppure di fronte a richieste di tregua, chi se ne foxxe di ammazzare 60 bambini perchè tanto sono libanesi, chi lo fa solo perchè sa di avere alle spalle una potenza come gli USA i torti ce li ha pieni. Sarò anche un estremista in questi casi, ma giustificare MAI quando si parla di guerra.
  7.     Mi trovi su: Homepage #4409798
    Un "Errore", anzi no.


    Sabra e Shatila
    Una sanguinosa pietra miliare nella memoria collettiva palestinese

    I PRELIMINARI

    Il 6 giugno 1982, l'esercito israeliano invadeva il Libano come rappresaglia per il tentato assassinio dell'ambasciatore israeliano a Londra, Argov, episodio avvenuto due giorni prima. I servizi segreti israeliani avevano attribuito, quello stesso giorno, il tentativo di assassinio "ad un'organizzazione palestinese dissidente sostenuta dal governo irakeno". L'invasione, che chiaramente era stata gia' progettata in anticipo, fu chiamata "Operazione Pace in Galilea".
    Inizialmente, il governo israeliano aveva annunciato che era sua intenzione penetrare solo per 40 km all'interno del territorio libanese. Il comando militare, invece, agli ordini del ministro della difesa Ariel Sharon, nutriva mire ben piu' ambiziose, che lo stesso Sharon aveva progettato mesi prima. Dopo aver occupato il sud del paese, distrutto la resistenza palestinese e libanese nell'area e commesso una serie di violazioni contro la popolazione civile, le truppe israeliane iniziarono la penetrazione fino ad arrivare alle porte di Beirut. Il 18 giugno 1982 circondarono il Quartier Generale dell'OLP nella parte occidentale della capitale libanese. Secondo le statistiche libanesi, l'offensiva israeliana, in particolare il bombardamento intenso su Beirut, causo' oltre 18.000 vittime e 30.000 feriti, quasi tutti civili.
    Dopo due mesi di bombardamenti, fu negoziato un cessate il fuoco con la mediazione dell'inviato statunitense Philip Habib. Secondo i termini di questo negoziato, l'OLP doveva evacuare dal Libano sotto la supervisione di una forza multinazionale dispiegata nelle parti strategiche di Beirut. Gli accordi Habib prevedevano che Beirut ovest sarebbe passata sotto l'immediato controllo dell'esercito libanese, mentre la leadership dell'OLP ottenne la garanzia che sarebbe stata protetta la sicurezza dei civili nei campi profughi dopo la partenza dei combattenti palestinesi.
    L'evacuazione dell'OLP termino' il 1 settembre 1982.
    Il 10 settembre, la forza multinazionale lascio' Beirut. Il giorno dopo, Ariel Sharon annuncio' che "2000 terroristi" erano rimasti all'interno dei campi profughi palestinesi attorno Beirut. Mercoledi 15 settembre, il giorno dopo il misterioso assassinio del presidente libanese Bashir Gemayel, l'esercito israeliano occupo' Beirut, contravvenendo agli accordi Habib ed alle promesse fatte in sede internazionale, ed accerchio' i campi di Sabra e Shatila, abitati da soli civili palestinesi e libanesi, dopo l'evacuazione dei 14.000 guerriglieri che li difendevano.
    Gli storici concordano nel ritenere che probabilmente durante un incontro tra Ariel Sharon e Bashir Gemayel a Bikfaya, il 12 settembre, vi fu un accordo che autorizzava le "forze libanesi" a "ripulire" i campi palestinesi. Del resto Sharon aveva gia' annunciato, il 9 luglio 1982, che era sua intenzione inviare le forze falangiste a Beirut ovest e, nella sua autobiografia, conferma di aver negoziato l'operazione con lo stesso Gemayel, durante l'incontro di Bikfaya.
    Secondo le dichiarazioni fatte da Sharon alla Knesset il 22 settembre 1982, la decisione di far entrare i falangisti nei campi profughi fu presa mercoledi 15 settembre, intorno alle 15,30. Sempre secondo Sharon, il comando israeliano aveva ricevuto i seguenti ordini: "Le forze di Tsahal non devono entrare nei campi. La "pulizia" verra' fatta dalla Falange dell'esercito libanese".

    IL MASSACRO

    All'alba del 15 settembre 1982, i bombardieri israeliani sorvolavano bassi Beirut ovest e le truppe israeliane erano gia' posizionate attorno i campi. Dalle 9 del mattino, il generale Sharon era presente a dirigere personalmente la penetrazione israeliana. Sharon si trovava nell'area del comando generale, all'incrocio dell'ambasciata del Kuwait, appena fuori Shatila. Dal tetto di quella costruzione a sei piani era possibile vedere chiaramente la citta' ed entrambi i campi profughi.
    A mezzogiorno fu completato l'accerchiamento dei campi di Sabra e Shatila da parte dei carriarmati israeliani e furono installati numerosi checkpoint tutt'attorno per monitorare chiunque entrasse o uscisse dai campi. Nel tardo pomeriggio, sino a sera, i campi furono bombardati. Giovedi 16 settembre, in una conferenza stampa, il portavoce militare israeliano dichiaro': "Il nostro esercito controlla tutti i punti strategici di Beirut. I campi profughi, in cui vi e' un'alta concentrazione di terroristi, sono circondati". Quella stessa mattina, gli alti comandi militari israeliani diedero ordine all'esercito "di farvi entrare i falangisti, che provvederanno alla pulizia".
    Approssimativamente a mezzogiorno, i falangisti ottennero da Israele la luce verde per entrare nei campi profughi. Alle 5 del pomeriggio circa, 150 falangisti penetrarono a Shatila dall'entrata sud e sud-ovest.
    Per le successive 40 ore i falangisti violentarono, uccisero e fecero a pezzi migliaia di civili disarmati, in grande maggioranza vecchi, donne e bambini, sostenuti dall'esercito israeliano, che impediva la fuga ai pochi che riuscivano a scappare dalla carneficina. Residui di razzi israeliani trovati nelle rovine dei campi dimostrarono che gli elicotteri israeliani avevano illuminato a giorno le due notti di orrore per facilitare il compito dei falangisti.
    Il numero delle vittime varia da 700 (dichiarazione ufficiale di Israele) a 3.500 (secondo un'indagine condotta dal giornalista israeliano Kapeliouk). Il numero esatto non sara' mai conosciuto perche', oltre ai 1.000 corpi sepolti in fosse comuni dalla Commissione Internazionale della Croce Rossa, un gran numero di cadaveri furono sepolti sotto le macerie delle case rase al suolo dai bulldozers. Inoltre, centinaia di corpi vennero trasportati via da camion militari verso una destinazione ignota, per non essere piu' ritrovati. Altri orrori vennero fuori alcuni mesi dopo, quando, ingrossate dalle pioggie torrenziali di quei giorni, le fogne di Sabra e Shatila restituirono altri cadaveri.

    DOPO GLI ECCIDI

    I sopravvissuti al massacro non furono mai chiamati a testimoniare in un'inchiesta formale sulla tragedia, ne' in Israele ne' in Libano ne' altrove. Solo dopo che le notizie del massacro furono date dalla stampa e dalle televisioni, una folla di 400.000 israeliani scese in piazza per protestare e per chiedere che fosse nominata una commissione d'inchiesta sull'eccidio. La Knesset, nello stesso settembre, nomino' una commissione presieduta da Yitzak Kahane. Nonostante le limitazioni del mandato della commissione (la commissione aveva un mandato politico e non giudiziario ed inoltre furono completamente ignorate le testimonianze delle vittime), la commissione concluse che il ministro della difesa israeliano, il generale Ariel Sharon era personalmente responsabile dei massacri.
    A causa di cio', Sharon fu costretto a dimettersi, ma rimase nel governo come ministro senza portafoglio. E' importante sottolineare che, durante le manifestazioni organizzate da "Peace Now" per chiedere le dimissioni di Sharon, i dimostranti furono attaccati con granate, che causarono la morte di un giovane manifestante.
    Nonostante il fatto che le N.U. abbiano definito questa tragedia "un massacro criminale", e nonostante il fatto che Sabra e Shatila resti nella memoria collettiva dell'umanita' come uno dei crimini piu' efferati del 20esimo secolo, l'uomo dichiarato "personalmente responsabile" di questo crimine, come pure i suoi colleghi e coloro che condussero materialmente i massacri, non sono mai stati puniti ne' perseguiti legalmente. Nel 1984, i giornalisti Schiff e Ya'ari conclusero il loro capitolo sul massacro con una riflessione amara: "Se c'e' una morale in questo spaventoso episodio, deve essere ancora resa nota". La realta' di questa impunita' resta vera fino ad oggi.


    A Proposito di ONU...
    Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condanno' il massacro con la risoluzione 521 del 19 settembre 1982. Questa condanna fu seguita dalla risoluzione dell'Assemblea Generale che, il 16 dicembre 1982, qualifico' il massacro come "atto di genocidio".

  Onu (un'altra volta) inutile?

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