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    "Questa è una sentenza buonista"

    "Non abbiamo mai pensato a un'associazione a delinquere
    Ma ai tempi di Mani Pulite l'avrei definita corruzione ambientale"

    di MARCO MENSURATI

    ROMA - Non aveva mai parlato, sino ad oggi. Dal giorno della prima sentenza sullo scandalo del calcio italiano, quella, per capirsi, con cui Cesare Ruperto aveva condannato Juventus, Fiorentina, Lazio alla serie B con penalizzazione (la Juventus addirittura a meno trenta) e il Milan ai bassifondi della serie A, Francesco Saverio Borrelli, il capo dell'ufficio indagini della Figc, ha scelto la linea del silenzio. "Il capo dell'ufficio indagini - andava ripetendo è come un poliziotto. E non si è mai visto un poliziotto criticare o anche solo commentare una sentenza di corte d'assise".

    Ma adesso che viene chiamato in causa in prima persona, allora le cose cambiano. E molto.
    E così, Borrelli dalla montagna dove sta trascorrendo le vacanze - ha da poco consegnato al procuratore federale Stefano Palazzi, la seconda parte della sua inchiesta, quella che riguarda la posizione della Reggina - ha deciso di intervenire.

    Dottor Borrelli, secondo Sandulli avete creato "aspettative immotivate" perché non vi siete accorti che la giustizia sportiva non prevede il reato associativo. Cosa ne pensa?
    "Penso che quella di Sandulli è una lezione quanto meno fuori luogo, una cosa che poteva certamente risparmiarsi. Nessuno ha mai detto che il regolamento sportivo prevede il reato associativo. E non doveva certo essere Sandulli a spiegarcelo. La sua è un'ovvietà assoluta. Noi dell'ufficio indagini avevamo notato un clima, un sistema di taciti accordi che indulgeva ai compromessi. Lo abbiamo isolato e descritto in questi termini, specificando per giunta in maniera molto chiara, così come in seguito ha fatto il procuratore federale Palazzi, che era sbagliato parlare di Cupola nella comune accezione mafiosa, ma piuttosto era opportuno riferirsi a una diffusa sensibilità negativa, su cui chiunque all'interno del mondo del calcio poteva contare per raggiungere propri fini illeciti. Abbiamo detto che vigeva nel campionato italiano una reciproca disponibilità a favorire i condizionamenti".

    Detta così sembra proprio un'associazione a delinquere.
    "Se poi questa disponibilità, questo clima può configurare il reato che nel codice penale è previsto all'articolo 416 (l'associazione a delinquere, appunto, ndr) sarà la procura di Napoli a dirlo. Noi ci siamo limitati a descrivere una situazione che ai tempi di Di Pietro e Davigo, di Mani Pulite, insomma, si era soliti definire corruzione ambientale".

    Una corruzione ambientale che però, pare di capire, non è sanzionabile a livello di giustizia sportiva.
    "Il punto, semmai, è infatti proprio questo. Perché certamente non era sanzionabile come articolo 6, ma era altrettanto certamente sanzionabile, e anche in maniera significativa, come articolo 1".

    A proposito di sanzioni significative, più di un addetto ai lavori ha qualificato questa sentenza come un "gigantesco colpo di spugna", altri hanno sostenuto che è finito tutto a tarallucci e vino, lei cosa ne pensa?
    "Sinceramente non saprei dire se si è trattato di un autentico colpo di spugna. Di certo credo si possa parlare di una sentenza buonista. E credo che una decisione di questo tipo, presa in un momento come questo non faccia certo bene al calcio in generale, e non so quanto giovi all'immagine a livello internazionale".

    Pensa che la controversa sentenza con cui l'Uefa ha ammesso il Milan in Champions con riserva possa essere stata influenzata da questa decisione buonista?
    "Non saprei dirlo. Certo non è da escludere".

    Che impressione le fa il sistema calcio visto dal suo interno? In quali direzioni riformerebbe la giustizia sportiva?
    "È un discorso molto lungo e complesso che andrà affrontato in altra sede. Per linee generali penso che andrebbero riscritte e riordinate tutte quante le fonti normative del regolamento sportivo. Si tratta di fonti che tutti gli anni vengono innovate, integrate e modificate, per cui la confusione è ormai arrivata a livelli di guardia. E comunque, sempre in linea generale, bisogna muoversi nella direzione opposta a quella di un ammorbidimento degli illeciti e delle sanzioni".

    Perché c'è aria di andare in questa direzione?
    "Non lo so, però è un dato di fatto che la situazione, come si è purtroppo abbondantemente dimostrato, ha oggi bisogno di un sistema efficace di prevenzione e di un sistema altrettanto efficace di repressione degli illeciti, che poi altro non è che una forma indiretta di prevenzione".

    (6 agosto 2006)
  2. Staff ScudettoWeb  
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    Ha perfettamente ragione Sandulli. Lo dicevamo pure noi qui che non esiste quel tipo di illecito nel diritto sportivo. Però da una parte c'è Borrelli, dispiaciuto che il diritto non abbia strumenti sufficienti a punire fatti eticamente riprovevoli, dall'altra Sandulli, entusiasta all'idea di non dover applicare sanzioni giuste. Esattamente come aveva fatto la procura di Torino, la CAF e il Consiglio Federale avrebbe dovuto dirsi rammaricati di non poter punire, non preoccuparsi di specificare che non c'era nessuna cupola.

  B...B BoBe Borrelli

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