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    Sacchi: «All'Inter non avrei dato lo scudetto Ora ha fatto un mercato da grande Champions ma sei punte sono una mina nello spogliatoio»

    Arrigo Sacchi, quale calcio dobbiamo aspettarci dopo l'estate del titolo mondiale e di Moggiopoli?

    «Partiamo dalla seconda sentenza, che a mio avviso ha sostanzialmente smentito la prima, confondendo le idee. Se un club è colpevole dei reati ascrittigli, storie e patrimoni non contano: va punito in base all'elementare concetto che la legge è uguale per tutti. Se viceversa è innocente, va assolto e basta. Il combinato delle due sentenze, invece, mi pare la classica soluzione all'italiana. E' vero che stavolta lo scandalo è stato affrontato con diversa determinazione rispetto ad altre occasioni. Ma si poteva fare di più».

    Il principale spunto polemico della seconda sentenza riguarda un club a lei molto caro, il Milan, che continua a proclamarsi innocente mentre in tanti reputano esagerata e perdonista la sua riammissione alla Champions. Come ha interpretato il coinvolgimento rossonero?

    «E' una domanda che mi permette di tentare un salto di qualità del discorso. Il Milan che ho conosciuto io era una società che non cercava scorciatoie: si doveva vincere soltanto se si giocava meglio dell'avversaria. In un ambiente nel quale le regole, come abbiamo visto, erano ormai saltate, credo che qualcuno abbia cercato una tutela personale che lo mettesse al riparo dalle fregature. Sì, penso sia successo questo, e quindi a maggior ragione auguro a tutto il nostro calcio di ritrovare lo spirito del vecchio Milan. Perché la strada per uscirne è quella».

    Dal big bang dello scandalo sta riemergendo soprattutto un club: l'Inter. Ha ottenuto uno scudetto a tavolino e sul mercato sta facendo la parte del leone. Giusto così?

    «Io non avrei assegnato quello scudetto, perché se un campionato è irregolare, lo è in toto: quando affronti la prima in classifica ci metti un impegno diverso da quello che riservi alla terza, e dunque non considero regolare, sia pure per motivi puliti, nemmeno il campionato dell'Inter. Detto questo, è vero che sul mercato si sta muovendo con mezzi, ma anche con criterio. Adesso però deve vendere, perché di stelle comincia ad averne troppe: sei attaccanti di quel livello, oltre a essere uno schiaffo alla miseria, sono una mina nello spogliatoio».

    Sorpreso anche lei dal ritardo del Milan?

    «Io credoche il Milan sconti da qualche tempo un certo distacco del suo presidente. Berlusconi ha costituito una formidabile spinta innovativa; da quando non è più presente come una volta, la tentazione di risolvere i problemi con la capacità di spesa anziché col lavoro ha prevalso. Galliani è un grande dirigente, ma di Berlusconi c'è sempre bisogno. Spero che torni in plancia, ma intanto il Milan si è lasciato sfuggire diverse buone occasioni».

    Come sarà il ritorno di Capello al Real Madrid?

    «Vincente, penso. Capello è capace ed esperto, ha già protetto la difesa con Emerson e credo che arriverà anche Diarra. Florentino Perez ha lasciato un club ricchissimo, la faccia positiva di scelte di mercato che privilegiavano il marketing; in futuro il Real vincerà di più, ma sarà meno ricco. Come all'Inter, anche a Madrid ora devono vendere».

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