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    AIDS: DA ITALIA PRIMA TERAPIA INTERMITTENTE SU MISURA
    »AIDS: IN EUROPA LA PRIMA RETE PER LA RICERCA CLINICA
    TORONTO - Si chiama "Basta" ed è tutto italiano il primo studio al mondo che ha dimostrato la possibilità che sospendere la terapia anti-Aids per alcuni periodi è possibile, e con buoni risultati, ma solo rispettando certe condizioni. E nei pazienti che possono affrontare la sospensione, periodi terapia e sospensione vanno calibrati su misura, caso per caso, considerando un ampio insieme di fattori. Lo studio, presentato nel congresso mondiale sull'Aids di Toronto, è stato condotto da Franco Maggiolo, degli Ospedali Riuniti di Bergamo. "Per la prima in assoluto che si dimostra che interrompere la terapia è meno pericoloso in termini di eventi clinici", ha detto Maggiolo. C'é stata cioé una riduzione statisticamente significativa di morti, tumori, casi di infarto del miocardio, epilessia e polmoniti. Dei 76 pazienti che per cinque anni hanno sperimentato la sospensione della terapia, un piccolo gruppo è senza farmaci da quattro anni e gli altri, in media, da più di tre anni. Oltre alle ricadute positive sulla salute e la qualità di vita dei pazienti, la sospensione (sia per brevi che per lunghi periodi) si è tradotta in un risparmio del 50% sui costi della terapia: da 20 euro al giorno (tra farmaci, esami, eventi avversi, visite e ricoveri) a 10 euro al giorno. Soltanto sui 76 pazienti trattati, si è calcolato in quattro anni un risparmio di 2 milioni di euro.

    IN ARRIVO I NUOVI FARMACI, FUNZIONANO COSI'
    Buone notizie sul fronte delle terapie anti-Aids dal congresso mondiale di Toronto. Dopo tanti anni di attesa, arrivano dati positivi su due nuove classi di farmaci in fase avanzata di sperimentazione e c'e' ottimismo anche per risultati ottenuti utilizzando in modo nuovo, piu' semplice ed efficace, farmaci disponibili da tempo.

    In un momento in cui nel mondo occidentale i farmaci anti-Aids hanno permesso ai pazienti di raggiungere una buona sopravvivenza, le molecole di nuova generazione promettono di rappresentare in alcuni casi una terza linea di cura, per i pazienti diventati resistenti alle terapie finora disponibili.

    Le sperimentazioni di farmaci presentate nel congresso di Toronto mostrano ''grandi progressi su quello che gia' abbiamo'', ha osservato il direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanita' (ISS), Stefano Vella. Hanno gia' suscitato grande interesse anche i buoni risultati sui nuovi farmaci, che entro i prossimi due anni potrebbero essere registrati sia negli Stati Uniti, dalla Food and Drug Administration (FDA), e dall'Agenzia europea per il controllo sui farmaci (EMEA).

    VECCHI FARMACI USATI IN MODO NUOVO
    ''Anni fa - ha spiegato Vella - si diceva che l'obiettivo era la stabilizzazione, adesso diventa ridurre la carica virale anche in chi ha fallito, e quindi come terapia di terza linea''. E' il caso di un inibitore delle proteasi, il darumivir (Tmc114), che si sta dimostrando efficace su ceppi resistenti del virus Hiv e che puo' essere utilizzato in associazione con un farmaco come il T20, usato sui pazienti con virus resistente, per potenziarne l'azione. Un'altra tendenza e' fare in modo che la terapia diventi sempre piu' semplice e che garantisca una migliore qualita' della vita. E' il caso della pillola, gia' disponibile negli Stati Uniti, che unisce tre molecole (efavirenz, Ftc e tenofovir) in una compressa da prendere una volta al giorno.

    INIBITORI DELL'INTEGRASI
    agiscono dentro la cellula, impedendo che il patrimonio genetico del virus dell'Aids si fonda con quello della cellula dando inizio all'infezione. Per questo bloccano l'attivita' dell'enzima del virus Hiv chiamato ''integrasi''. Senza di esso l'infezione diventa impossibile perche' il virus non riesce piu' a sfruttare la cellula per fabbricare copie di se stesso pronte a invadere altre cellule. Sono due le molecole di questo tipo in fase test ed entrambe mostrano di avere attivita' antiretrovirale e di essere ben tollerate.

    INIBITORI DELL'ATTACCAMENTO
    agiscono fuori dalla cellula, impedendo al virus di agganciarsi ad una delle due serrature molecolari che gli permettono di entrare all'interno, il corecettore CCR5. Sono quindi farmaci interessanti soprattutto per i pazienti che hanno un virus che funziona con questo corecettore, non funzionano invece nei pazienti il cui virus si aggancia sia ai corecettori CCR5 che ai corecettori R4. Sono in corso sperimentazioni sia degli inibitori del CCR5 sia del corecettore R4. ''La cosa interessante - ha affermato Vella - e' che si tratta dei primi farmaci che possono essere utilizzati con test preventivi''. Prima di prescriverli e' cioe' necessario conoscere come si comporta il virus e va eseguito un test che, al momento, viene fatto solo negli Stati Uniti.

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