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    L'obiettivo ora è la parità del bilancio: «Quest'anno mi sembra che ci stiamo riuscendo».

    Silvio Berlusconi detta il nuovo piano industriale del Milan. Lo espone a Rimini, ai margini del suo intervento pirotecnico al meeting di Cl, inseguito dai cronisti sportivi che lo aspettano al varco. Per la prima volta lo fa in pubblico e in modo trasparente: fine dei sogni di gloria e anche degli equivoci di mezza estate. «Il Milan deve camminare con le proprie gambe» è la linea guida che vuol dire una cosa molto semplice per gli amministratori incaricati di realizzarla e molto dolorosa per i tifosi ingolositi da un grande colpo di mercato mai promesso e che non arriva: stop alle grandi spese e agli assegni da 60-70 milioni all'anno staccati puntualmente per ripianare i debiti di gestione.

    «Si tratta di una giusta aspirazione che tutte le squadre dovrebbero avere per non dipendere sempre dal mecenate» è l'invito più generale rivolto dal presidente milanista al resto della concorrenza che invece, a eccezione di chi non ha più patrimoni da impegnare (la Roma di Sensi), continua a investire cifre da mille e una notte (Inter di Moratti). «Già da diverso tempo, con Galliani, punto alla parità del bilancio e quest'anno mi sembra che ci stiamo riuscendo» è la didascalica spiegazione del presidente e azionista di riferimento che mette in chiaro il budget a disposizione del club e di Galliani. Solo su Ronaldinho, la linea del rigore inaugurata da Berlusconi ha qualche cedimento. Ultima battuta riservata all'Inter e a Moratti che stasera festeggiano lo scudetto a tavolino. Gli riferiscono delle battute acide che circolano a Milanello ma Berlusconi tira dritto con stile. «Auguri sinceri a Moratti e ai suoi tifosi» chiude.

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