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    L'attaccante: «Ero arrabbiato con me stesso per non essere riuscito a dare ciò che volevo».

    «Una vittoria unica, un successo così unisce ancora di più il gruppo»: Massimo Moratti è tra gli ultimi a lasciare San Siro. Prima ha voluto festeggiare con i suoi ragazzi, vecchi e nuovi. «Bravi tutti, davvero, ma in particolare credo che per noi sia importantissimo Ibrahimovic, uno che con i suoi atteggiamenti in campo dà sicurezza alla squadra». Un grazie anche ai tifosi, «che nel momento più difficile hanno convinto i nostri giocatori a provarci, a crederci. Ma questa è l'Inter, capace di tutto, una squadra che non molla mai, oggi lo hanno capito anche i nuovi arrivati. Adriano? A me è piaciuto molto, ha lottato, ha dimostrato una gran voglia di fare e per ora va bene così». Il patron regala anche la classica frecciatina ai cugini rossoneri: «Il sorteggio di Champions? Beh, è meglio giocare contro Lilla e Anderlecht... In ogni modo, affrontare le grandi aiuta a non sottovalutare mai l'impegno, cosa che forse a noi è successa in passato».

    Se l'è comunque vista brutta ieri sera Roberto Mancini: sotto di 3 gol, un primo tempo impresentabile, poi Adriano che esce furioso (calcione alle bottigliette d'acqua) e lo spettro di una partenza che più falsa non si può. «Ma a volte un giocatore si arrabbia anche con se stesso — dice Mancini —. È normale quando si viene sostituiti in una gara tanto importante. Ora non cominciamo con il tormentone fin dal primo giorno.Adriano ha lottato per 70', mi è piaciuto, poi è entrato un giocatore più fresco». È lo stesso brasiliano a confermare la tesi del Mancio: «È vero, ero arrabbiato con me stesso per non essere riuscito a dare ciò che volevo. O meglio, avrei voluto segnare, comunque non mi è dispiaciuta la mia prova. Alla fine il mister mi ha fatto i complimenti».

  «Caso Adriano? No, ha lottato»

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