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    «La squalifica è stata una violenza a me e un'offesa agli italiani. Ma io sono pronto alla pace: Zizou, la porta di casa mia è aperta».

    Dal 20 luglio, il giorno della sua squalifica per due giornate contro le tre di Zidane, non ha più detto nulla sull'argomento. Sputiamo questo rospo? «Quella decisione così sproporzionata non è stata solo un'offesa nei miei confronti, ma anche nei confronti del nostro mondo: da che calcio è calcio, certe cose vengono risolte sulla base di quello che è successo sul campo, e in campo capita di non sussurrarsi all'orecchio parole dolci. Dico di più: credo fosse quello che volevamo anche io e Zidane. Però a qualcuno conveniva che questa cosa diventasse molto più grande. Io non ho provocato: io ho risposto, verbalmente, a una provocazione. A parlare siamo stati in due, e non sono stato io il primo. Io l'ho trattenuto per la maglia, ma secondo voi dire in modo sprezzante "se vuoi, dopo la maglia tela do", non è una provocazione?».

    Magari ha esagerato nella risposta? «A Zidane ho risposto che preferivo sua sorella, è vero. Ho "toccato" sua sorella e non è stata una cosa gentile, è vero. Ma per fortuna ci sono state decine di calciatori a confermare che in campo ci si dice ben di peggio. Diciamo che lui è stato più francese e io più italiano, lui più ironico e io più ruspante».

    Il solito Materazzi, come ha detto Thuram? «Thuram ha anche detto che senza i rigori l'Italia non avrebbe mai vinto. Lui vuole sempre fare un po' il fenomeno, dovrebbe imparare da Henry e dal suo "quella di domani sera non potrà mai essere una rivincita, perché in campo non ci sarà la coppa del mondo". Altra classe. E' stata lesa la mia dignità e in fondo credo sia stata un'offesa anche a tutti gli italiani. Io so solo che mi sono preso una testata e due giornate di squalifica. E giuro che avrei fatto non tre giornate, ma tre mesi, o anche tre anni, di lavori socialmente utili pur di essere in campo a Saint Denis, domani sera. Ma io conto sicuramente meno di Zidane».

    Zidane ha appena detto a dei bambini che non si deve fare quello che ha fatto lui. «E' stato bravo, gli fa onore. Però a me non ha ancora chiesto scusa. Di sicuro non devo chiedergliela io: semmai devo delle scuse a sua sorella. Ma giuro che prima che scoppiasse tutto questo casino, non sapevo neanche che Zidane avesse una sorella».

    Ma sarà mai possibile una pace fra voi due? «Si firma una pace dopo guerre terribili e non possiamo fare pace io e Zidane? Una pace fra uomini, senza tanta pubblicità, sicuramente sì. Per questo la porta di casa mia sarà sempre aperta. E Zidane, se vuole, sa come trovare il mio indirizzo».

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