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    «Guido Rossi? Era un picconatore, dava fastidio. Adesso noto un ritorno di facce e pensieri ambigui».

    Dottor Moratti, è un’altra Inter: è già un altro calcio? «Beh, un segnale l’ho colto. Vieira. La scorsa stagione, zero espulsioni in tutto il campionato. Oggi, già una dopo tre partite. E tre giornate di squalifica: le sembra normale? Dimenticavo: ha cambiato maglia».

    Avrà preso atto anche dello scandalo Telecom. Dossier illegali, spiati eccellenti. Telecom, cioè Marco Tronchetti Provera... «È un amico, un amico vero. Gli sono molto vicino. L’Inter non è l’unica passione che ci accomuna. Piena fiducia in lui e nei suoi metodi. Sull’onestà e la buona fede di Marco garantisco io. Di più: ci metto la mano sul fuoco».

    Preoccupato dagli sviluppi delle indagini? «In che senso, scusi?».

    Nel senso che possa essere tirata in ballo l’Inter? «No, nella maniera più categorica».

    Eppure faceste pedinare l’arbitro De Santis. «È ormai un episodio di dominio pubblico. Le rispondo come risposi a Claudio Sabelli Fioretti: un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavorato De Santis. Potevano offrirci delle informazioni. Risultato: zero su tutta la linea. E comunque, c’è un’inchiesta in corso. Meglio attendere gli esiti».

    La giustizia sportiva l’ha bastonato. «Deduco che proprio visionari non fossimo».

    A proposito di istituzioni: tira aria di restaurazione, non trova? «Eccome. Rossi era un picconatore. Dava fastidio. Da quello che leggo sui giornali e vedo in tv, premesso che la libertà di opinione è sacra, noto un ritorno di facce e pensieri obliqui e ambigui».

    Gli juventini non le perdonano lo sgarro dello scudetto a tavolino. «Lei lo chiama sgarro? Vero, non lo abbiamo vinto sul campo. Ma non lo abbiamo vinto sul campo anche per tutto quello che ci facevano, o ci avevano fatto, fuori campo. Ripeto: sono altri che devono vergognarsi, non il sottoscritto».

    Mancini condannato a vincere: parole sue. «Non ho notizia di condannati ad arrivare secondi».

    C’è un giocatore che vale il famoso prezzo del biglietto? «Ibrahimovic. Detesta l’ovvio: e cosa c’è di più ovvio che trasformare un banalissimo rigore? Che numeri, però. Una pertica con il cuore e la fantasia dei vecchi campioni. Nello stesso tempo, ci sarà pure una ragione se Capello non lo sostituiva mai, e Mancini si è subito adeguato. Tiene su la squadra, le dà respiro. Pazzo da legare, come l’Inter».

    Vieira? «Mi ha colpito la sua educazione. Sembra un guerriero, è un signore».

    Ibrahimovic, Vieira: ma allora Moggi se ne intende. «Mai detto il contrario».

  Moratti: «L’Inter non c’entra con lo scandalo Telecom. Vieira espulso perché ha cambi

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