1.     Mi trovi su: Homepage #4453864
    Era agli arresti domiciliari dopo essere stata estradata dagli Usa
    "Sono felice. Stasera andrò fuori a cena come gli adulti"
    Indulto, libera Silvia Baraldini
    Gioia a sinistra, critiche dalla Cdl

    Russo Spena (Prc): "Gioia enorme". La Russa (An): "In libertà il peggio della criminalità"
    Il Dipartimento di Giustizia statunitense: "Ne discuteremo con le autorità italiane"

    ROMA - Condannata a 43 anni di carcere negli Usa nel 1983, estradata in Italia nel 1999, oggi libera grazie all'indulto. Silvia Baraldini, attivista comunista attualmente agli arresti domiciliari per reati di terrorismo, è tornata in libertà. "Sono finalmente una donna libera - ha detto agli amici - Sono felice. Stasera andrò a cena fuori come gli adulti". Alla gioia della Baraldini fa da contraltare la polemica politica: la notizia ha infatti riacceso lo scontro sull'indulto. Il Dipartimento di Giustizia statunitense, per ora non fa commenti, ma si ripromette comunque di discutere la questione con le autorità italiane.

    A rendere noto il ritorno in libertà della Baraldini è stato Giovanni Russo Spena, il capogruppo del Prc al Senato. "Provo una gioia enorme per la liberazione - ha commentato - Ho appreso la notizia da lei stessa, ancora incredula, grata al Parlamento per aver votato un provvedimento che finalmente, dopo anni di detenzione prima nelle carceri americane e poi, dopo che gli Usa hanno concesso l'estradizione, in quelle italiane, le restituisce la libertà".

    Felice anche Vladimir Luxuria, parlamentare di Rifondazione e una delle prime persone ad apprendere la notizia. "Ho ricevuto la telefonata di Silvia intorno alle 17.30 - racconta - Mi sono sentita liberata da un fardello, da un'ingiustizia, un accanimento nei confronti di una donna che non ha mai ammazzato nessuno e aveva gravi problemi di salute. Non mi vergogno di dire che ho pianto. Stasera ci vedremo e brinderemo insieme".

    La liberazione della Baraldini ha subito scatenato reazioni polemiche nel centrodestra. Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, ha accolto negativamente la notizia. "Quando arrivò in Italia - ricorda - Silvia Baraldini trovò un ministro della Giustizia della Repubblica italiana che la passò a prendere all'aeroporto con i fiori in mano. Oggi uscendo dal carcere, probabilmente non ha trovato nessun ministro ad attenderla e la notizia della sua scarcerazione è stata diffusa solo a cose fatte. Vogliono far dimenticare che con gli effetti dell'indulto si stanno rimettendo in libertà il peggio della criminalità, del terrorismo e del paraterrorismo".

    "Non è la prima terrorista ad essere uscita - gli fa eco il leghista Roberto Calderoli - Sono cose che si sono già verificate. Da noi i terroristi escono e quelli che li hanno arrestati vengono arrestati".

    Più serena la reazione di Carlo Giovanardi, deputato dell'Udc: "Stiamo parlando di una questione che riguarda il passato remoto. E poi, in ogni caso, cambia poco perché alla libertà sostanziale di cui godeva già si è aggiunta la libertà formale".

    Gaetano Pecorella, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia alla Camera, fa un'obiezione di merito: "E' assolutamente incomprensibile il provvedimento con cui Silvia Baraldini è stata scarcerata. E' evidente che l'indulto non poteva essere concesso in relazione a condanne inflitte da uno Stato straniero, anche se l'esecuzione avviene in Italia, e che comunque tra i reati esclusi dal beneficio vi sono quelli di terrorismo per i quali la Baraldini è stata condannata".

    Dagli Stati Uniti, per ora, non sono giunti commenti sulla vicenda. Il Dipartimento di Giustizia americano ha comunque annunciato che chiederà maggiori informazioni e discuterà la scarcerazione con le autorità del nostro Paese.

    Attivista comunista, Silvia Baraldini ha operato negli anni '60, '70 e '80 negli Stati Uniti come membro di un partito eversivo (Black Panther Party), che combatteva per i diritti civili dei neri. Fu condannata nel 1983 a una pena cumulativa di 43 anni di carcere negli Usa per concorso in evasione, associazione sovversiva, due tentate rapine e ingiuria al tribunale. Nel 1999, grazie alle pressioni del governo italiano, fu estradata e rientrò in patria. Gravemente malata, nel 2000 ottenne il differimento della pena per potersi curare. Nell'aprile 2001 arrivarano gli arresti domiciliari per motivi di salute. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2008. Per effetto dell'indulto, la libertà è arrivata con un paio di anni di anticipo.
  2.     Mi trovi su: Homepage #4453865
    CANZONE PER SILVIA
    Francesco Guccini

    Il cielo dell'America son mille cieli sopra a un continente;
    il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
    ma il cielo là in prigione non è cielo: è un qualche cosa che riveste
    il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.
    E fuori c'è una strada all'infinito, lunga come la speranza,
    e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
    paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
    ma attorno alla prigione c'è un deserto dove spesso il vento danza.
    Son tanti gli anni fatti, e tanti in più che sono ancora da passare,
    in giorni e giorni e giorni che fan mesi, che fan anni ed anni amari;
    a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
    l'America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari.
    Già, l'America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
    città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
    tecnologia avanzata e all'orizzonte l'orizzonte dei pionieri,
    ma a volte l'orizzonte ha solamente una prigione federale.
    L'America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
    la libertà, e dall'alto fiera abbraccia tutta quanta la Nazione,
    per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
    perché di questa piccola italiana ora l'America ha paura.
    Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
    paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera.
    Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare,
    perché non è possibile rinchiudere le idee in una galera.

    Il cielo dell'America son mille cieli sopra a un continente
    ma il cielo là rinchiusi è solo un dubbio o un'intuizione;
    mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione,
    e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.
    Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto,
    o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia,
    o quando un acquazzone all'improvviso spezza la monotonia,
    mi chiedo cosa faccia adesso Silvia mentre io qui piano la canto.
    Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
    che ancora lotta e spera perché sa che adesso non sarà più sola.
    La vedo con la sua maglietta addosso, con su scritte le parole,
    che sempre l'ignoranza fa paura, ed il silenzio è uguale a morte.


    EVVIVA!!! :approved:
  3. Bandito  
        Mi trovi su: Homepage #4453866
    Che vergogna :
    la solita DELINQUENTE aiutata dai politicanti senza RITEGNO ...

    Doveva fare 40 anni di GALERA, e' in mezzo a NOI ...

    INCREDIBILE !

    Che poi nessuno si lamenti che gli USA non vorranno piu' estradare nessuno...

    VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA !
    Firma troppo lunga e con offese.
  4.     Mi trovi su: Homepage #4453868
    "Fu una mia amica a portarmi molto materiale su Silvia Baraldini, la cui storia, indipendentemente dalle idee politiche e dal giudizio di colpa, deve far riflettere chiunque abbia a cuore i diritti umani. Qualche anno fa mi arrivò una sua lettera nella quale mi ringraziava per il brano, che pure non aveva avuto la possibilità di sentire perchè in prigione le era proibito ascoltare musica. Provarono a fargliela ascoltare per telefono ma si capiva poco o nulla. Così dovette accontentarsi di leggere il testo"

    Francesco Guccini
  5.     Mi trovi su: Homepage #4453871
    La Russa (An): "In libertà il peggio della criminalità"

    e buona parte parte siede in Parlamento:

    ecco quelli colpiti da condanne definitive, quindi non sono inclusi i tantissimi in attesa di giudizio e soprattutto quelli che sono stati scagionati dalla PROVVIDENZIALE PRESCRIZIONE

    * CdL (Tot. 16)
    o FI (Tot. 12)
    + Berruti, Massimo Maria (?, favoreggiamento)
    + Biondi, Alfredo (?, evasione fiscale)
    + Cantoni, Giampiero (?, vari, patteggiamento)
    + Dell'Utri, Marcello (?, frode fiscale e false fatturazioni)
    + Frigerio, Gianstefano (?, ?)
    + Galvagno, Giorgio (?, vari reati: inquinamento falde acquifere, abuso d'ufficio...)
    + Jannuzzi, Lino (?, diffamazione)
    + La Malfa, Giorgio (?, ?)
    + Salini, Rocco (?, falso ideologico)
    + Sgarbi, Vittorio (?, truffa aggravata e continuata)
    + Tomassini, Antonio
    + Vito, Alfredo (?, corruzione)
    o Lega Nord (Tot. 2)
    + Bossi, Umberto (?, ?)
    + Maroni, Roberto (?, resistenza a pubblico ufficiale)
    o PRI (Tot. 1)
    + Del Pennino, Antonio (?, finanziamento illecito, pattegiato)
    o Udc (Tot. 1)
    + Sodano, Calogero (?, abuso d'ufficio finalizzato al favoreggiamento dell'abuso edilizio)
    * Unione (Tot. 3)
    o DS (Tot. 2)
    + Rollandin, Augusto (?, abuso d'ufficio)
    + Visco, Vincenzo (2001, abusivismo edilizio)
    o Margherita (Tot. 1)
    + Parl

    ---------------------

    come dubitare che FI la facesse da padrone in questa particolare classifica ?

    ma c'è anche da notare la presenza di Visco, condannato per aver illegalmente ampliato una sua villa

    ------------------------------------------------------------------

    Silvia Baraldini è l'esempio lampante di qual'è il tipo di giustizia e libertà gli USA vorrebbero esportare in tutto il mondo
    Solo quella che permettono loro, e loro, ad esempio, NON permettono l'opposizione Ideologica
    altro che libertà di pensiero
  6.     Mi trovi su: Homepage #4453872
    Per chi vuole saperne di più

    Elementi giovanili
    Nata in Italia, Silvia si trasferì nel 1961 (a quattordici anni) negli Stati Uniti per seguire il padre, inizialmente dipendente della Olivetti a New York e successivamente funzionario della ambasciata italiana a Washington.

    Negli Stati Uniti frequentò una scuola superiore, dove, all'ultimo anno, iniziò a occuparsi di politica, entrando a far parte di un gruppo studentesco a favore dei diritti politici dei neri. Si iscrisse alla fine degli anni '60 all'Università statale del Wisconsin, una delle più impegnate degli Stati Uniti dal punto di vista politico.

    Attività politica
    Silvia Baraldini iniziò la sua attività politica sull'onda del movimento sessantottino, protestando e manifestando per tutti gli obiettivi che si prefiggeva quella generazione, quindi per i diritti civili dei neri statunitensi, contro la guerra del Vietnam e per i diritti delle donne. In seguito la sua attività si focalizzò contro l'apartheid e il nuovo colonialismo in Africa.

    Con il progredire degli anni la sua attività si era rivolta a favore dei movimenti politici radicali statunitensi. Prima di tutto mise in luce il programma illegale COINTELPRO dell'FBI che spiava e infastidiva gli oppositori politici interni. In seguito diventò un'assidua sostenitrice del Black Liberation Army (BLA). La Baraldini, infatti, dal 1975 apparteneva all'organizzazione comunista "19 maggio", un'organizzazione legalmente riconosciuta dal governo statunitense, che fiancheggiava appunto il movimento BLA. L'attività della Baraldini nel BLA era molto forte; divenne membro del Committee to Free the Panther 21 e sostenne assiduamente le ragioni di Mumia Abu-Jamal, un giornalista afroamericano condannato a morte in Pennsylvania.

    L'arresto
    La Baraldini venne per la prima volta arrestata il 9 novembre 1982 per associazione sovversiva, legata al suo attivismo politico comunista e di appoggio ai movimenti afro-americani di liberazione. Scarcerata sotto cauzione, venne arrestata nuovamente cinque mesi dopo, il 25 maggio 1983. L'arresto era legato ad una rapina avvenuta il 20 ottobre 1981 a un furgone blindato della Brink's Bank di Nyack, Long Islands, conosciuta come la "Brink's Robbery", messa a segno dalla formazione comunista cui era organica.

    I rapinatori uccisero una guardia giurata, autista del furgone blindato attaccato, e altre due guardie furono ferite, inoltre uccisero due poliziotti della polizia di Nyack, Police Officer Waverly Brown and Sergeant Edward O’Grady. Nove bambini rimasero orfani in seguito allo scontro. La rapina rese 900.000 dollari. Una delle partecipanti allo scontro, Kathy Boudin, fu rilasciata sulla parola nel 2003, furono altresì condannati per la rapina David Gilbert and Susan Clark.

    I partecipanti alle azioni si denominavano “May 19th Communist Organization”, Weatherpersons,Weather Underground, Black Liberation Army (BLA).

    Il processo

    I capi d'accusa
    Essa fu processata con i seguenti capi di accusa:

    Il 2 novembre 1979 aveva concorso con altri all'evasione di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard, "l'anima" del Black Liberation Army (BLA), che stava scontando una condanna all'ergastolo per omicidio di un agente di polizia stradale;
    Fu accusata di essere un'ideologa sia del movimento "19 maggio" e di altri movimenti afro-americani di liberazione tra cui "La famiglia" che forniva appoggio logistico;
    Fu accusata di aver preso parte ai preparativi di rapina, mai portata a termine, di un furgone blindato a Danbury nel Connecticut;
    Fu accusata di aver preso parte 19 maggio 1981 ai preparativi di rapina, mai portata a termine, di un furgone blindato alla Chemical Bank di Nanuet, a New York;
    "ingiuria al tribunale" ("Contempt of Court"), per aver rifiutato di fornire testimonianza sui nomi di altri militanti del movimento "19 giugno".

    La condanna
    Il processo si concluse con una sentenza del luglio 1983 che può essere riassunta in questi punti:

    20 anni per concorso in evasione, appunto di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard;
    20 anni per associazione sovversiva, con applicazione della legge Rico, originariamente usata per casi di criminalità mafiosa e organizzata, per la quale venivano pagati dalla persona le accuse contestate al gruppo di appartenenza, (cosiddetta associazione a delinquere), e per i due preparativi di rapina;
    3 anni per "ingiuria al tribunale" ("Contempt of Court"), per aver rifiutato di fornire testimonianza sui nomi di altri militanti del movimento "19 giugno".
    Al primo arresto del 9 novembre 1982 l'FBI aveva offerto una forte somma di denaro alla Baraldini per denunciare i compagni e l'offerta le fu rinnovata in carcere con una contropartita che corrispondeva alla sua liberazione. Il rifiuto di collaborare non fece altro che inasprire la pena qualificando la Baraldini come detenuta pericolosa. Venne quindi trasferita nel durissimo carcere di Lexington e le condizioni detentive divennero più aspre.

    Il principale testimone a carico fu il pentito Tyrone Rison. Il principale coimputato fu Sekou Odinga.

    Il carcere

    Le tappe
    La Baraldini venne prima rinchiusa nel carcere di New York, poi in quello di Pleasanton in California e poi, a Lexington, dove fu sottoposta al carcere duro con isolamento, censure nella posta e limitazioni nelle visite, sorveglianza continua anche nei momenti più intimi.

    Il regime carcerario venne ridotto e l'unità di sicurezza di Lexington chiusa dopo la lotta della Baraldini e di altre carcerate sostenuta anche da Amnesty International.


    La malattia
    La Baraldini ha visto peggiorare le sue condizioni carcerarie anche a causa di un peggioramento del suo stato di salute. Nel 1988, dopo aver avvertito forti dolori addominali, le era stato diagnosticato un tumore maligno. L'amministrazione penitenziaria non si dimostrò molto attenta alle esigenze della carcerata e tendeva ad ostacolare e limitare le cure di cui la Baraldini aveva bisogno.

    Dopo alcuni interventi chirurgici nel 1990, la Baraldini venne trasferita nel carcere di massima sicurezza di Marianna in Florida. Si è voluto vedere in questo gesto un tentativo dell'amministrazione statunitense di isolare ancora di più la Baraldini dal movimento d'opinione a favore che si stava formando in quegli anni, infatti il carcere si trova in una località isolata.

    L'ultimo trasferimento è stato a Danbury, nel Connecticut.


    Il movimento di sostegno
    In Italia il movimento di sostegno si intensificò soprattutto dopo la malattia della Baraldini. I vari episodi locali confluirono nel "Coordinamento Nazionale Silvia Baraldini" e vi aderirono diverse personalità di spicco come Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Umberto Eco mentre Francesco Guccini le dedicò nel 1993 la "Canzone per Silvia" nell'album "Parnassius Guccinii".

    Il movimento si batteva per far rimpatriare la Baraldini ritenendo l'accusa statunitense fittizia e comunque esagerata rispetto alle reali colpe. Uno dei punti focali della lotta era la richiesta dell'applicazione della Convenzione di Strasburgo per il trasferimento dei condannati. Il problema era che tale accordo non obbliga i paesi interessati né fissa dei tempi da rispettare.

    Nel 1992 l'accordo e l'estradizione sembravano vicini ma la Baraldini ricevette dalla magistratura americana lo status di pericolosità altissima e tutto sfumò.


    Ritorno in Italia
    I tentativi di rimpatrio ebbero infine successo nel 1999, quando, il 24 agosto Silvia Baraldini è stata rimpatriata per scontare in Italia in resto della sua pena.

    Il rimpatrio ha avuto diverse polemiche per l'accordo diplomatico tra l'Italia e gli USA. Si è parlato degli eccessivi costi legati al viaggio di rimpatrio, richiesti dalle autorità statunitensi per ragioni di sicurezza, e si sono fatte congetture su un possibile scambio tra il reimpatrio e la strage del Cermis. Comunque un caposaldo è che il Ministro della Giustizia americano aveva chiesto garanzie affinché non si procedesse alla liberazione o ad uno sconto della pena come la libertà condizionale. Infatti l'Italia ha dovuto associare al rimpatrio una sentenza della Corte d'Appello per recepire quella americana. In pratica la Baraldini non è stata giudicata in Italia per i reati commessi negli Stati Uniti, ma è stata estradata con il vincolo di dover scontare in Italia la pena inflitta negli Stati Uniti. Proprio su questo punto la polemica ha trovato basi forti di discussione, volendo vedere in questo vincolo una riduzione della sovranità nazionale. Tuttavia è raro che un paese abbia giurisdizione per i reati commessi da suoi cittadini in un altro paese in cui siano residenti. E' un principio giurisprudenziale assai discusso e importante tenuto conto dell'elevato numero di emigranti italiani all'estero e stranieri in Italia.

    La Baraldini è agli arresti domiciliari dall'aprile 2001 a causa delle sue condizioni di salute. Dopo il suo reimpatrio ha scelto il silenzio e non ha più rilasciato interviste ai media.

    Per effetto della legge sull'indulto promossa dall'ultimo governo Prodi, Silvia Baraldini è stata infine scarcerata il 26 settembre 2006.

    il tutto è preso da Wikipedia
  7. _________V_________  
        Mi trovi su: Homepage #4453875
    Originally posted by maxubs
    Ci si e' dimenticati delle RAPINE ecc, ecc...


    le rapine ??:asd: :asd:



    guarda che gli hanno solo tolto due anni di carcere!!!

    è stata condannata solo perche difendeva i diritti dei neri in uno STATO in cui e in un'epoca in cui i neri sono ancora considerati cittadini di seconda classe...e tu essendo razzista e simil padano alla Calderoli ti allinei perfettamete.


    Per un supermercato glki hanno dato 43 anni ma ti rendi conto??? :muhehe:
  8. _________V_________  
        Mi trovi su: Homepage #4453876
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    Per chi vuole saperne di più

    [B]Elementi giovanili

    Nata in Italia, Silvia si trasferì nel 1961 (a quattordici anni) negli Stati Uniti per seguire il padre, inizialmente dipendente della Olivetti a New York e successivamente funzionario della ambasciata italiana a Washington.

    Negli Stati Uniti frequentò una scuola superiore, dove, all'ultimo anno, iniziò a occuparsi di politica, entrando a far parte di un gruppo studentesco a favore dei diritti politici dei neri. Si iscrisse alla fine degli anni '60 all'Università statale del Wisconsin, una delle più impegnate degli Stati Uniti dal punto di vista politico.

    Attività politica
    Silvia Baraldini iniziò la sua attività politica sull'onda del movimento sessantottino, protestando e manifestando per tutti gli obiettivi che si prefiggeva quella generazione, quindi per i diritti civili dei neri statunitensi, contro la guerra del Vietnam e per i diritti delle donne. In seguito la sua attività si focalizzò contro l'apartheid e il nuovo colonialismo in Africa.

    Con il progredire degli anni la sua attività si era rivolta a favore dei movimenti politici radicali statunitensi. Prima di tutto mise in luce il programma illegale COINTELPRO dell'FBI che spiava e infastidiva gli oppositori politici interni. In seguito diventò un'assidua sostenitrice del Black Liberation Army (BLA). La Baraldini, infatti, dal 1975 apparteneva all'organizzazione comunista "19 maggio", un'organizzazione legalmente riconosciuta dal governo statunitense, che fiancheggiava appunto il movimento BLA. L'attività della Baraldini nel BLA era molto forte; divenne membro del Committee to Free the Panther 21 e sostenne assiduamente le ragioni di Mumia Abu-Jamal, un giornalista afroamericano condannato a morte in Pennsylvania.

    L'arresto
    La Baraldini venne per la prima volta arrestata il 9 novembre 1982 per associazione sovversiva, legata al suo attivismo politico comunista e di appoggio ai movimenti afro-americani di liberazione. Scarcerata sotto cauzione, venne arrestata nuovamente cinque mesi dopo, il 25 maggio 1983. L'arresto era legato ad una rapina avvenuta il 20 ottobre 1981 a un furgone blindato della Brink's Bank di Nyack, Long Islands, conosciuta come la "Brink's Robbery", messa a segno dalla formazione comunista cui era organica.

    I rapinatori uccisero una guardia giurata, autista del furgone blindato attaccato, e altre due guardie furono ferite, inoltre uccisero due poliziotti della polizia di Nyack, Police Officer Waverly Brown and Sergeant Edward O’Grady. Nove bambini rimasero orfani in seguito allo scontro. La rapina rese 900.000 dollari. Una delle partecipanti allo scontro, Kathy Boudin, fu rilasciata sulla parola nel 2003, furono altresì condannati per la rapina David Gilbert and Susan Clark.

    I partecipanti alle azioni si denominavano “May 19th Communist Organization”, Weatherpersons,Weather Underground, Black Liberation Army (BLA).

    Il processo

    I capi d'accusa
    Essa fu processata con i seguenti capi di accusa:

    Il 2 novembre 1979 aveva concorso con altri all'evasione di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard, "l'anima" del Black Liberation Army (BLA), che stava scontando una condanna all'ergastolo per omicidio di un agente di polizia stradale;
    Fu accusata di essere un'ideologa sia del movimento "19 maggio" e di altri movimenti afro-americani di liberazione tra cui "La famiglia" che forniva appoggio logistico;
    Fu accusata di aver preso parte ai preparativi di rapina, mai portata a termine, di un furgone blindato a Danbury nel Connecticut;
    Fu accusata di aver preso parte 19 maggio 1981 ai preparativi di rapina, mai portata a termine, di un furgone blindato alla Chemical Bank di Nanuet, a New York;
    "ingiuria al tribunale" ("Contempt of Court"), per aver rifiutato di fornire testimonianza sui nomi di altri militanti del movimento "19 giugno".

    La condanna
    Il processo si concluse con una sentenza del luglio 1983 che può essere riassunta in questi punti:

    20 anni per concorso in evasione, appunto di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard;
    20 anni per associazione sovversiva, con applicazione della legge Rico, originariamente usata per casi di criminalità mafiosa e organizzata, per la quale venivano pagati dalla persona le accuse contestate al gruppo di appartenenza, (cosiddetta associazione a delinquere), e per i due preparativi di rapina;
    3 anni per "ingiuria al tribunale" ("Contempt of Court"), per aver rifiutato di fornire testimonianza sui nomi di altri militanti del movimento "19 giugno".
    Al primo arresto del 9 novembre 1982 l'FBI aveva offerto una forte somma di denaro alla Baraldini per denunciare i compagni e l'offerta le fu rinnovata in carcere con una contropartita che corrispondeva alla sua liberazione. Il rifiuto di collaborare non fece altro che inasprire la pena qualificando la Baraldini come detenuta pericolosa. Venne quindi trasferita nel durissimo carcere di Lexington e le condizioni detentive divennero più aspre.

    Il principale testimone a carico fu il pentito Tyrone Rison. Il principale coimputato fu Sekou Odinga.

    Il carcere

    Le tappe
    La Baraldini venne prima rinchiusa nel carcere di New York, poi in quello di Pleasanton in California e poi, a Lexington, dove fu sottoposta al carcere duro con isolamento, censure nella posta e limitazioni nelle visite, sorveglianza continua anche nei momenti più intimi.

    Il regime carcerario venne ridotto e l'unità di sicurezza di Lexington chiusa dopo la lotta della Baraldini e di altre carcerate sostenuta anche da Amnesty International.


    La malattia
    La Baraldini ha visto peggiorare le sue condizioni carcerarie anche a causa di un peggioramento del suo stato di salute. Nel 1988, dopo aver avvertito forti dolori addominali, le era stato diagnosticato un tumore maligno. L'amministrazione penitenziaria non si dimostrò molto attenta alle esigenze della carcerata e tendeva ad ostacolare e limitare le cure di cui la Baraldini aveva bisogno.

    Dopo alcuni interventi chirurgici nel 1990, la Baraldini venne trasferita nel carcere di massima sicurezza di Marianna in Florida. Si è voluto vedere in questo gesto un tentativo dell'amministrazione statunitense di isolare ancora di più la Baraldini dal movimento d'opinione a favore che si stava formando in quegli anni, infatti il carcere si trova in una località isolata.

    L'ultimo trasferimento è stato a Danbury, nel Connecticut.


    Il movimento di sostegno
    In Italia il movimento di sostegno si intensificò soprattutto dopo la malattia della Baraldini. I vari episodi locali confluirono nel "Coordinamento Nazionale Silvia Baraldini" e vi aderirono diverse personalità di spicco come Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Umberto Eco mentre Francesco Guccini le dedicò nel 1993 la "Canzone per Silvia" nell'album "Parnassius Guccinii".

    Il movimento si batteva per far rimpatriare la Baraldini ritenendo l'accusa statunitense fittizia e comunque esagerata rispetto alle reali colpe. Uno dei punti focali della lotta era la richiesta dell'applicazione della Convenzione di Strasburgo per il trasferimento dei condannati. Il problema era che tale accordo non obbliga i paesi interessati né fissa dei tempi da rispettare.

    Nel 1992 l'accordo e l'estradizione sembravano vicini ma la Baraldini ricevette dalla magistratura americana lo status di pericolosità altissima e tutto sfumò.


    Ritorno in Italia
    I tentativi di rimpatrio ebbero infine successo nel 1999, quando, il 24 agosto Silvia Baraldini è stata rimpatriata per scontare in Italia in resto della sua pena.

    Il rimpatrio ha avuto diverse polemiche per l'accordo diplomatico tra l'Italia e gli USA. Si è parlato degli eccessivi costi legati al viaggio di rimpatrio, richiesti dalle autorità statunitensi per ragioni di sicurezza, e si sono fatte congetture su un possibile scambio tra il reimpatrio e la strage del Cermis. Comunque un caposaldo è che il Ministro della Giustizia americano aveva chiesto garanzie affinché non si procedesse alla liberazione o ad uno sconto della pena come la libertà condizionale. Infatti l'Italia ha dovuto associare al rimpatrio una sentenza della Corte d'Appello per recepire quella americana. In pratica la Baraldini non è stata giudicata in Italia per i reati commessi negli Stati Uniti, ma è stata estradata con il vincolo di dover scontare in Italia la pena inflitta negli Stati Uniti. Proprio su questo punto la polemica ha trovato basi forti di discussione, volendo vedere in questo vincolo una riduzione della sovranità nazionale. Tuttavia è raro che un paese abbia giurisdizione per i reati commessi da suoi cittadini in un altro paese in cui siano residenti. E' un principio giurisprudenziale assai discusso e importante tenuto conto dell'elevato numero di emigranti italiani all'estero e stranieri in Italia.

    La Baraldini è agli arresti domiciliari dall'aprile 2001 a causa delle sue condizioni di salute. Dopo il suo reimpatrio ha scelto il silenzio e non ha più rilasciato interviste ai media.

    Per effetto della legge sull'indulto promossa dall'ultimo governo Prodi, Silvia Baraldini è stata infine scarcerata il 26 settembre 2006.

    il tutto è preso da Wikipedia [/B]



    zan dimentichi di scrivere una cosa: è stata condannata in uno STATO in cui essere COMUNISTI è condiderato già REATO...



    Il governo USA deve rispondere ancora delle vicende SACCO e Vanzetti...





    ma vi rendete conto 43 anni di carcere.... e pure malata!!:muhehe:
  9.     Mi trovi su: Homepage #4453877
    Originally posted by wfw
    le rapine di tua sorella!!



    guarda che gli anno solo tolti due anni di carcere!!! PEzzo di fango e ignorante..... è stata condannata xolo perche difendeva i diritti dei neri in uno STATO in cui e in un'epoca in cui i neri sono ancora considerati di seconda classe...e tu essedno razzista e simil padano alla Calderoli ti allinei perfettamete.


    Ogni tanto taci!! PEr un supermercato glki hanno dato 43 anni ma ti rendi conto??? :muhehe:


    questi post non servono a nulla! Potevi benissimo dire le stesse cose senza offendere ne lui ne sua sorella. Si stava parlando della liberazione della Baraldini non servono scontri di civilità fra utenti del forum!
  10.     Mi trovi su: Homepage #4453878
    Originally posted by wfw
    zan dimentichi di scrivere una cosa: è stata condannata in uno STATO in cui essere COMUNISTI è condiderato già REATO...

    Il governo USA deve rispondere ancora delle vicende SACCO e Vanzetti...

    ma vi rendete conto 43 anni di carcere.... e pure malata!!:muhehe:


    sì lo so è che ho preso in velocità da Wikipedia perchè metà di noi non sa nemmeno chi sia la Baraldini :P

  Liberata Silvia Baraldini!!!!

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