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    Alla ripresa degli allenamenti il brasiliano e il tecnico si sono ignorati.


    Nessun faccia a faccia, nessun chiarimento. E questo peggiora la situazione tra Adriano e Mancini. Ieri alla ripresa degli allenamenti i due non si sono parlati dopo la reazione scomposta del brasiliano per la sostituzione di domenica scorsa a Cagliari. Si sono ignorati ed anche la società, presente attraverso il dt Branca, ha preferito non intervenire, evidentemente non ritenendo il caso necessario di un’intromissione da parte dei dirigenti.

    AVANTI COSI’ - I nerazzurri si sono ritrovati ad Appiano Gentile poco prima delle 15 per l’allenamento che è iniziato mezz’ora più tardi. Rispetto al solito Mancini non ha analizzato in mezzo al campo con tutti i giocatori seduti intorno a lui la prova offerta a Cagliari. Stavolta il gruppo è andato direttamente a correre sui campi da golf attigui alla Pinetina e non c’è stato nessun confronto. Forse Mancini ha preferito rimandarlo ai prossimi giorni quando saranno presenti anche i nazionali, gli infortunati Crespo e Grosso e l’acciaccato Dacourt. Fatto sta che il brasiliano ed il tecnico non hanno chiarito e che certo il rapporto tra i due si è ulteriormente raffreddato dopo l’episodio di domenica quando l’Imperatore, non gradendo la sostituzione a pochi minuti dal termine con il punteggio ancora sull’1-1, è uscito dal campo rivolgendo qualche parola non proprio amichevole all’allenatore e scagliando per terra una bottiglietta d’acqua.
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper
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    Ibrahimovic: «Da noi tutti si aspettano sempre qualcosa in più. Vi faremo vedere chi siamo»

    «È il momento di fare di più. Io per primo. Non sono ancora contento di me, ma non perché ho segnato poco: il gol è un bonus, sento di più la responsabilità del gioco».


    Ibra, adesso l'ha capito: essere all'Inter non è uno scherzo, vero? «Essere all'Inter significa dover fare sempre qualcosa in più, perché è quello che ci si aspetta dall'Inter. Devo farlo io, dobbiamo farlo tutti. Vuol dire giocare meglio, divertire di più, fare vedere chi siamo».

    Vuol dire che lei non lo ha ancora fatto vedere? «Non sono ancora contento di me, questo è sicuro. Ma l'importante è ricordarselo tutti i giorni, sul campo. Però è importante ricordare anche altre cose. Tipo che siamo solo ad inizio stagione. Che in campionato siamo secondi, a -1 e non a -10 da chi sta in testa. Che in Champions abbiamo perso due partite ma siamo ancora padroni del nostro destino. E che abbiamo avuto anche un po' di sfortuna: gli infortuni, qualche gol evitabile preso, qualche gol facile sbagliato».

    Finora ha segnato solo un gol in sette partite: preoccupato? «No, perché per me il gol è un bonus, un completamento della mia partita: se non segno non ci sto male come capita ad altri attaccanti, e poi più pensi a segnare e meno fai gol. La fiducia me la dà il gioco, è quella la responsabilità che sento di più: contribuire al buon gioco della squadra. Se gioco bene, è facile che faccia anche gol. O comunque è più facile».

    A proposito di responsabilità: l'Inter sta sentendo il peso di dover vincere questo scudetto? «Ditemi qual è la squadra che viene inserita fra le favorite per la vittoria del campionato e non ha pressione addosso: capita anche al Milan, alla Roma; capitava anche alla Juve, ve lo garantisco».

    Quest'anno all'Inter capita ancora di più, non trova? «Se è così, meglio così. Senza pressione non c'è gusto, non c'è divertimento: se non ci fosse pressione, cosa giocheremmo a fare? No, non può essere questo un problema».

    Può esserlo il fatto che l'Inter non sia ancora un gruppo solido? «Non è esatto: l'Inter è un gruppo solido, ma non è ancora riuscita a dimostrarlo con continuità. Se poi per gruppo imperfetto si intende che in squadra ci sono personalità anche molto differenti tra loro, ben venga il fatto di essere un gruppo imperfetto: per come la penso io, non va bene quando si è tutti uguali. Quando si pensa e ci si comporta tutti allo stesso modo».

    Più di venti ammoniti e quattro espulsi in otto partite: può essere un problema che l'Inter si stia dimostrando così nervosa? «Parlo per me, ma questo è un discorso che si può fare anche più in generale: il calcio non è uno sport per signorine, il calcio è uno sport che è fatto anche di aggressività. Il problema è che se io, che sono alto più di 1.90 e peso più di 90 chili, faccio un intervento, è più facile che mi prenda un'ammonizione rispetto a chi fa lo stesso intervento, ma è alto 1.75 e non arriva a 80 chili. Come altro si può essere ammoniti: perché si parla troppo? Ma in campo, senza esagerare, è giusto spiegarsi: il problema è che se dici all'arbitro come la pensi, qualcuno ti ammonisce e qualcuno no».

    Ha detto che con Mancini si sente più libero che con Capello: lo ridirebbe? «Sono stato frainteso, quel giorno. Anche Capello mi diceva di muovermi come meglio credevo, secondo il mio istinto, e in più mi chiedeva di fare due o tre cose: bene, è esattamente quello che Mancini vuole e si aspetta da me. La differenza fra Capello e Mancini è un'altra: il primo ci faceva giocare praticamente sempre conil 4-4-2, Mancini no, ma questo non significa cheuno sia meglio dell'altro. Capello rispetto a Mancini ha in più solo l'esperienza: normale, visto che allena da molto più tempo e ha vinto praticamente tutto».
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper
  3.     Mi trovi su: Homepage #4463329
    Originally posted by Bardok
    Alla ripresa degli allenamenti il brasiliano e il tecnico si sono ignorati.


    Nessun faccia a faccia, nessun chiarimento. E questo peggiora la situazione tra Adriano e Mancini. Ieri alla ripresa degli allenamenti i due non si sono parlati dopo la reazione scomposta del brasiliano per la sostituzione di domenica scorsa a Cagliari. Si sono ignorati ed anche la società, presente attraverso il dt Branca, ha preferito non intervenire, evidentemente non ritenendo il caso necessario di un’intromissione da parte dei dirigenti.

    AVANTI COSI’ - I nerazzurri si sono ritrovati ad Appiano Gentile poco prima delle 15 per l’allenamento che è iniziato mezz’ora più tardi. Rispetto al solito Mancini non ha analizzato in mezzo al campo con tutti i giocatori seduti intorno a lui la prova offerta a Cagliari. Stavolta il gruppo è andato direttamente a correre sui campi da golf attigui alla Pinetina e non c’è stato nessun confronto. Forse Mancini ha preferito rimandarlo ai prossimi giorni quando saranno presenti anche i nazionali, gli infortunati Crespo e Grosso e l’acciaccato Dacourt. Fatto sta che il brasiliano ed il tecnico non hanno chiarito e che certo il rapporto tra i due si è ulteriormente raffreddato dopo l’episodio di domenica quando l’Imperatore, non gradendo la sostituzione a pochi minuti dal termine con il punteggio ancora sull’1-1, è uscito dal campo rivolgendo qualche parola non proprio amichevole all’allenatore e scagliando per terra una bottiglietta d’acqua.


    cmq è questa la "pressione mediatica" che intendevo io ci sia contro l'inter. non è successo NIENTE oggi, eppure si sono inventati un articolo di 20 righe sull'inter, x dire qualcosa, comprese le conclusioni mentali senza logica dei giornalisti tipo "peggiora la situazione" o "la dirigenza non interviene" :asd:
    "Xchè? Xchèèè? 3-1, 3-2, 3-3 !!!"
  4.     Mi trovi su: Homepage #4463330
    Originally posted by digital_boy84
    cmq è questa la "pressione mediatica" che intendevo io ci sia contro l'inter. non è successo NIENTE oggi, eppure si sono inventati un articolo di 20 righe sull'inter, x dire qualcosa, comprese le conclusioni mentali senza logica dei giornalisti tipo "peggiora la situazione" o "la dirigenza non interviene" :asd:
    :yy:
  5. Deus In Macchina  
        Mi trovi su: Homepage #4463332
    una squadra con i :ciaociao: :banana: :ciaociao: se ne sbatte dellla pressione mediatica;)
    ------------------------------------------------
    YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
    c'hai più complessi tu ch'er concerto der primo maggio

  E’ gelo tra Adriano e Mancini

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