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    Ed ancora Ortega, Raì...e Cassano?


    Il mondo del calcio è pieno di talenti inespressi o capaci di fare vedere la propria bravura a sprazzi per poi finire nel dimenticatoio di tecnici ed addetti ai lavori. Ce ne sono tanti esplosi giovanissimi e mai consacratisi: da Anelka, talento precoce nel calcio inglese con la maglia dell'Arsenal, a Ivan De La Pena consacrato dal Barça ma persosi alla Lazio. Per arrivare ad Ortega, Raì e Owen. E Antonio Cassano?

    Un dono, un talento, una fortuna talvolta utilizzata nel modo più consono, altre volte sprecata. E' vero che nel mondo del calcio esistono tanti campioni, molti dei quali vengono amati e seguiti dalle folle per la loro genialità con la palla tra i piedi perché suscitano emozioni forti all'interno di uno stadio, perché sono esempi per i bambini che coltivano un sogno. Ma per ogni campione affermato, famoso e conclamato esiste un omologo, che ha fatto apparizione sulla scena e poi è sparito senza lasciare il segno. Le meteore nel mondo del calcio esistono e ce ne sono a bizzeffe: giocatori dal talento innato incapaci di sfruttare a pieno le proprie qualità.

    La dura presa di posizione di Roberto Mancini su Alvaro Recoba ("Ha buttato via dieci anni") induce a far riflettere su quanti hanno preso a calci una carriera, travolti dalle tentazioni o sopraffatti dalla pressione insostenibile, oppure falcidiati da infortuni che ne hanno messo a rischio la carriera. La lista è lunga e lasciando per un attimo il "Chino" dell'Inter viene in mente Nicolas Anelka, esploso a 20 anni nell'Arsenal con 17 gol in 35 partite, passato quasi inosservato dal Real Madrid per poi girovagare tra Psg, Liverpool, Fenerbahce, Manchester City e Boilton, talento imborghesito dai vizi e dalla bella vita che non ha reso per quante erano le sue possibilità. E Ivan De la Pena, consacrato nel Barça dei grandi, destinato a ripercorrere le orme del formidabile Pep Guardiola si è perso in Italia, nella Lazio, schiacciato dall'incapacità di entrare nell'ottica di un calcio diverso, più fisico e meno palleggiato. Da non dimenticare "el burrito" Ariel Ortega, dipinto come erede di Diego Maradona, per tecnica, dribbling, calci piazzati e fantasia ma con un carattere fragile che lo porterà a mancare ogni promessa fatta, anche nelle fila di Samp e Parma.

    Come non ricordare Gerard e Farinos del Valencia, futuri simili nell'era del dopo Cuper in terra iberica, ma anche i talenti del passato come Raì, idolo di Kakà, ma con un paio di marce in meno o Gigi Lentini, vittima di un brutto incidente che lo limitò molto. Per concludere con due "big" recuperabili, forse, Michael Owen, già pallone d'oro, e perseguitato dalla sfortuna che ha minato i suoi muscoli di seta e le sue ginocchia troppo delicate e il nostro Antonio Cassano Assolutamente da redimere sulla retta via per non sprecare ancora, per cercare, lui, di mantenere una promessa e noi di goire per un talento finalmente maturato.

  Da Anelka a Owen, talenti sprecati

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