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    "Amauri è come Aristoteles"
    Il procuratore del brasiliano lo paragona al protagonista di un celebre film di Banfi: "Vincere un campionato con i suoi gol per il Palermo sarebbe un sogno"

    MILANO, 30 ottobre 2006 - "Amauri è come Aristoteles, l'attaccante del film L'allenatore del pallone". Tifoso? Giornalista? Critico cinematografico? No, l'originale parallelo viene da Mariano Grimaldi, procuratore di Amauri fin dai tempi del suo arrivo in Italia. L'immagine è tratta dal cinema italiano nazionalpopolare degli Anni 80: Amauri come "Ari", brasiliani entrambi, la realtà e la finzione che si sovrappongono. I gol (veri) del primo stanno facendo sognare il Palermo di Guidolin, quelli (finti) del secondo scatenavano l'esultanza di un Lino Banfi nei panni dell'improbabile tecnico della Longobarda, Oronzo Canà.

    Due storie così lontane, ma che presentano incredibili punti di contatto. Basta prendere l'ultimo gol di Amauri, quello che ha sancito la vittoria del Palermo sulla Fiorentina: il brasiliano recupera un pallone destinato al fallo laterale e dal niente si inventa una rete incredibile. Da solo. Una cosa da film, da Aristoteles, che prendeva palla a centrocampo, dribblava tutti i difensori avversari e risolveva i problemi della sua squadra.

    Come Amauri, uno che a gol del genere non è nuovo e il suo agente, Mariano Grimaldi, se lo ricorda bene: "Lo vidi per la prima volta - racconta - al torneo di Viareggio del 2000. Giocava con i brasiliani del Santa Caterina e nella prima gara, contro l'Empoli, la sua squadra perse 3-2, ma lui segnò una doppietta. Per 70' il Santa Caterina non toccò palla, lui si stufò, prese il pallone, scartò tre giocatori e segnò. Come contro la Fiorentina. Il secondo lo fece con una sforbiciata di potenza che ho ancora nella mente".

    In Italia, a 20 anni, comincia, tra soddisfazioni e delusioni, la favola di Carvalho de Oliveira Amauri: "Dal Santa Caterina fu mandato al Bellinzona in prestito, ebbe un infortunio a un ginocchio e non venne riscattato. Allora io lo portai al Napoli in prova". E qui la storia si sovrappone di nuovo con quella di Aristoteles, "adottato" dal suo allenatore e dalla sua famiglia. In questo caso si è trattato del procuratore: "Amauri ha trovato la famiglia Grimaldi - spiega l'agente-. La prima volta che sono andato in Brasile con lui io ho trovato moglie. In casa mia praticamente si parla solo portoghese, lui è uno di noi, gioca con mia figlia di tre anni e dopo la partita con la Fiorentina mi ha detto 'Ti sei montato la testa eh?'".

    Perché i successi di Amauri, da allora, sono anche quelli di Grimaldi: "Tanta gente voleva prendersi la sua procura facendogli tante promesse, ma lui ha sempre risposto 'I Grimaldi sono la mia famiglia'. Ancora oggi mi dice 'Meno male che quel giorno a Viareggio c'eri tu a guardarmi e non uno di quei pezzi da novanta'". E a distanza di sei anni da quel fatidico incontro in Toscana, Grimaldi dice: "Amauri mi deve ancora stupire". Magari lo farà a breve: "Il 30 agosto gli ho detto 'Scegliamo il Palermo e vinceremo lo scudetto'". Per ora Amauri sta tenendo in vita la scommessa del suo agente, così come Aristoteles fece con Canà. I gol del secondo salvarono la Longobarda e quelli del primo... "Vincere un campionato coi gol di Amauri per il Palermo sarebbe un sogno. Io sono napoletano - conclude - e so cosa è successo a Napoli nella stagione 1987-88...".

  "Amauri è come Aristoteles"

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